13 gennaio 2021

13 Gennaio 2021

Il migliore investimento ecclesiale che possiamo fare | 13 gennaio 2021

di Giovanna Abbagnara

Non mi ha certamente sorpreso leggere in un articolo di Caudio Risè, noto psicoterapeuta che la prima generazione che ha conosciuto il divorzio dei propri genitori poi in età adulta o ha replicato la tendenza all’instabilità familiare conosciuta fina da bambino o ha evitato ogni forma di unione riconosciuta, favorendo la convivenza, per non ripetere quell’esperienza traumatica.

Oggi i nipoti della legge sul divorzio, i nostri giovani rifuggono completamente ogni desiderio di stabilità affettiva e relazionale. Se vogliamo giudicare un albero dai suoi buoni frutti, come ci insegna Gesù, dovremmo per onestà intellettuale dire che la società divorzista ha prodotto cattivi frutti: crollo della natalità, instabilità economica, caduta della tenuta relazionale coniugale, rifiuto di ogni relazione stabile e duratura nel tempo, conseguenze psicologiche devastanti sui bambini, una nuova categoria di poveri: i papà separati costretti spesso a vivere in un centro di accoglienza perché con il loro stipendio a stento riescono a coprire l’assegno di mantenimento dei figli…

 

A questo punto sento già le obiezioni scendere a valanga: meglio che i figli crescano con due genitori felici con altri compagni piuttosto che con due genitori che litigano dalla mattina alla sera, meglio liberarsi di un uomo con la mentalità retrograda e maschilista, meglio non averlo un padre – padrone che averlo, meglio non avere una mamma piuttosto che una donna avvezza a cambiare amante ogni anno etc…Se poi tutto questo è permesso dalla società, è facile, è accessibile perché non devo ricorrere? Questa è la favola, la realtà purtroppo è assai diversa, è complicata e non sempre c’è qualcuno disposto a farsi carico di queste persone. La società civile è assente. La Chiesa?

Spesso mi chiamano sacerdoti o parroci preoccupati perché alcune coppie della loro comunità sono in crisi, stanno vivendo un momento di rottura e lui non sa come aiutarli a fare un percorso per ritrovare la freschezza dell’amore e la bellezza della vocazione al matrimonio. Dico loro per prima cosa che sono contenta che ci sia questo interesse, è il segno di un cuore paterno che non si rassegna facilmente alla disfatta e al naufragio di un matrimonio. Poi nel rimandarle a qualcuno competente in materia, penso alla mancanza di prevenzione e di cura del matrimonio. Quante energie pastorali si investono per la famiglia e in modo particolare per accompagnare gli sposi come coppia? La famiglia ruota intorno ad un cardine importante la relazione coniugale. Se il rapporto tra gli sposi non viene nutrito, se la fede non entra nella coppia, si rischia di far naufragare tutta la famiglia.

La fede illumina l’amore nuziale e invita gli sposi ad amarsi con la stessa tenerezza di Cristo. È Lui il modello dell’amore. Con Lui il viaggio lungo non è meno faticoso e doloroso, ma certamente ci fa giungere insieme alla meta desiderata. Se avessimo questa coscienza! Se avessimo la capacità di trasmettere ai fidanzati questa semplice regola di vita! Profondere energie per occuparsi di famiglia nella Chiesa è il migliore investimento che possiamo fare. 


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