Disabilità

La vita vale la pena anche in caso di grave disabilità?

vicinanza

di Gianni Mussini

Parte da oggi la nuova rubrica di Gianni Mussini, “Lente d’ingrandimento”. Uno spazio dove far risuonare parole, pensieri e idee di uomini illustri (e non solo) sui grandi temi della vita, dell’amore e della famiglia. Cominciamo dunque con la dignità dell’essere umano attraverso una frase del filosofo Luigi Lombardi Vallauri.

«La vita non merita di essere vissuta soltanto se si è Beethoven o San Francesco. Partecipare al discorso umano è una cosa già talmente grande che l’eccellenza umana si innalza non moltissimo rispetto a questo livello: la differenza tra un uomo medio e una scimmia è molto maggiore che quella tra quest’uomo e Beethoven».

Queste parole del filosofo Luigi Lombardi Vallauri dicono la grandezza ontologica dell’uomo, quella che cioè riguarda la sua essenza, la sua verità più profonda e inattingibile. Oggi qualcuno, alludo in particolare al bioeticista australiano Peter Singer, sostiene che un disabile grave, per esempio chi si trova in stato vegetativo, valga meno di un primate, come una scimmia appunto, in buona salute. Del resto, a livello di DNA un primate ha un corredo genetico identico a quello umano per il 98,5 per cento: una differenza quasi da nulla. Ma quel “quasi” crea un abisso, una vertigine da cui zampilla la parola decisiva: dignità.

Infatti, la dignità del più incapace e insignificante degli esseri umani è superiore a quella di qualunque altra creatura animata. Ci sarebbe poi quel piccolo dettaglio biblico secondo cui l’uomo è fatto a immagine e somiglianza di Dio: pur stravolta dalla malattia e dall’oblio, quella “somiglianza” non andrà mai via. Dura per l’eternità.

E gli animali, come il “fratello lupo” di San Francesco? Fanno parte anche loro del progetto di Dio, e di certo le consolazioni che recano, quelli domestici con la loro compagnia e quelli selvatici con la loro bellezza, non rimarranno senza senso alla fine dei tempi. Chissà che poi, come sostiene qualcuno, non ci sia un paradiso anche per loro.

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Sono grato a Luigi Lombardi Vallauri anche per il sano orgoglio che mi ha trasmesso con le sue parole: sarò un asino in tante cose, ma ciononostante io assomiglio più a Beethoven che non a quell’asinello che pure contemplo amorosamente nel presepe. Spero naturalmente che ci si ritrovi – io, lui e Beethoven – nel Regno dei Cieli. Ma ognuno al suo posto. 

Una postilla. Lombardi Vallauri ha sostenuto con intelligenza e vigore le battaglie del Movimento per la vita (è stato si può dire l’inventore dei CAV, i Centri di Aiuto alla Vita), prima di compiere – sul piano della fede – percorsi che determinarono il suo allontanamento dall’Università Cattolica. Ma da lui ho imparato moltissimo: raccomando sempre il suo fondamentale saggio su Abortismo libertario e sadismo ora disponibile nel volume Terre per Vita e Pensiero (1999).




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