Scuola

di Piero del Bene, insegnate

È più importante far crescere uomini e donne o limitarsi a produrre P.I.L?

21 Gennaio 2021

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Questo che stiamo vivendo è un tempo di costruttori. Ma chi sono i costruttori di oggi? Se lo è chiesto un importante Tg nazionale, dopo il discorso di fine anno del Presidente della Repubblica. C’erano proprio tutti, costruttori di saperi, di verità scientifiche, di pace, di politica… ma dove sono finiti i costruttori di coscienze del mondo della Scuola?

C’era molta curiosità per l’istituzionale discorso di fine anno del Presidente della Repubblica, andato in onda a reti unificate la sera di San Silvestro. Il boom di ascolti si giustifica anche con questa attesa oltre che col fatto che per quest’anno eravamo tutti a casa e non in sale affollate per veglioni di massa che mal si conciliano con discorsi istituzionali. Da parte sua il Presidente ha mostrato di sentire il peso di tale attesa e ha iniziato col confessare le difficoltà vissute nel cercare e trovare parole da rivolgere agli italiani, alla fine di un anno tanto complicato quale è stato l’ultimo. 

Ha quindi ripercorso i principali eventi accompagnando tale percorso con la considerazione che si sarebbe potuto fare meglio, come sempre, ma che molto si è fatto. “Si poteva fare di più e meglio? Probabilmente sì, come sempre. Ma non va ignorato neppure quanto di positivo è stato realizzato e ha consentito la tenuta del Paese grazie all’impegno dispiegato da tante parti. Tra queste, le Forze Armate e le Forze dell’Ordine che ringrazio”. Ha ringraziato poi tutti gli italiani per gli sforzi compiuti. Ha quindi pronunciato alcune frasi che hanno colpito molto l’opinione pubblica ma anche gli addetti ai lavori: “Ora dobbiamo preparare il futuro. Non viviamo in una parentesi della storia. Questo è tempo di costruttori”. Due considerazioni ed una missione. 

Il tempo della pandemia è stato ed è comunque un tempo da vivere appieno, non una parentesi della storia, non un timeout. Il fatto è che molti, per salvare la propria vita futura, hanno corso il rischio di non vivere più quella presente, vagheggiando tempi nuovi e passati e dimenticando che soprattutto questo è il tempo della nostra vita. L’ultimo anno, per il nostro corpo biologico, è passato comunque: ne abbiamo uno di meno da vivere. Cosa ne abbiamo fatto? Come l’abbiamo investito? Ne usciamo migliori? Abbiamo imparato qualcosa? Abbiamo amato? Abbiamo costruito il Regno? Tutto questo e molto di più si nasconde nella frase del Presidente. Quando ha detto che ora dobbiamo preparare il futuro, probabilmente non si riferiva solo a quel tempo che va da ora in poi, ma anche a quello che abbiamo alle spalle nel recente passato. 

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Questo che stiamo vivendo, infatti, è un tempo di costruttori. Ma chi sono i costruttori di oggi? Se lo è chiesto un importante Tg nazionale, il giorno dopo, quando ha posto il quesito a 4 personalità del nostro tempo. Ha iniziato Andrea Riccardi, storico e fondatore della Comunità di sant’Egidio che l’ha declinato nel senso di costruttori di pace. A modo suo ha ragione: c’è ancora tanta guerra nel nostro mondo. Guerre a cui ci siamo troppo abituati. Massimo Giannini, direttore de “La Stampa”, ne ha parlato in termini di costruttori di politica come di coloro che sanno ridare una missione e una visione ad un paese che l’ha smarrita. Ha citato De Gasperi e Togliatti nel secondo dopoguerra. Fabrizio Pregliasco, virologo dell’Università degli Studi di Milano, ha parlato dell’uomo della scienza come costruttore di verità scientifiche, di rassicuratore, di facilitatore. Infine Monica Guerritore, attrice, ha menzionato i costruttori di saperi parlandone come di coloro che sanno mettere assieme dei pezzi prodotti da altri e creare così la conoscenza. 

Tutto bello e vero. Però mi sembra che ci siano delle vistose lacune nella lettura che si è data del messaggio del Presidente della Repubblica, nel senso che in Italia abbiamo già chi costruisce il futuro con passione e abnegazione. Il problema è che non viene riconosciuto, nemmeno in questa situazione ed in questa stagione. Dalla cattedra, devo notare che nelle riflessioni su questo tempo storico manchi il protagonista vero, manchi l’intero mondo che gira intorno alla cattedra: i ragazzi, i giovani, i docenti, la scuola e le famiglie. Chi più di costoro, in questi mesi, infatti, ha tenuto botta agli eventi, cercando comunque di costruire il futuro e contribuendo a far crescere gli italiani di domani? Quando Mattarella chiosava dicendo: “Vorrei infine dare atto a tutti voi – con un ringraziamento particolarmente intenso – dei sacrifici fatti in questi mesi con senso di responsabilità”, non si rivolgeva forse anche a queste categorie di persone? E quando ha avuto un passaggio, per così dire, metodologico, affermando: “Cambiamo ciò che va cambiato, rimettendoci coraggiosamente in gioco. Lo dobbiamo a noi stessi, lo dobbiamo alle giovani generazioni. Ognuno faccia la propria parte”, nessuno si è sentito nel numero di coloro che già lo stanno facendo? In altre parole, più chiare, quando tutto intorno si parlava solo di numeri di “positivi al Covid”, di morti, di società bloccata, di vita paralizzata, in realtà nelle case questa vita procedeva e procede con grande sforzo di genitori e docenti. 

Tutti si sono dovuti reinventare: i genitori si sono reinventati precettori, mentre i docenti hanno dovuto inventare praticamente dal nulla una nuova scuola che necessariamente si è dovuta sforzare di trasmettere conoscenze e che è stata meno formativa ma non del tutto non formativa. L’intero mondo che gira intorno alla formazione dei cittadini di domani ha cambiato ciò che la necessità ci ha chiesto di cambiare e si è rimesso coraggiosamente in gioco, per dirla con le parole del Presidente. Si è prodotto uno sforzo titanico, decisamente sottovalutato da tutti. Si è cominciato a costruire la società del post Covid, mentre la pandemia impazzava e offuscava ogni orizzonte che fosse minimamente luminoso. Non ci siamo fermati. Abbiamo costruito, nelle aule virtuali e nelle stanze domestiche riadattate ad aule. Per dirla ancora più chiaramente, quando Mattarella parla di costruttori, credo che stia parlando anche e soprattutto di docenti e genitori. In questi mesi, che resteranno nella storia, abbiamo costruito. E continueremo a farlo. È il nostro mandato come insegnanti e come genitori. 

Le indicazioni nazionali del 2012 ci ricordano che “la Scuola italiana, statale e paritaria, svolge l’insostituibile funzione pubblica assegnatale dalla Costituzione della Repubblica, per la formazione di ogni persona e la crescita civile e sociale del Paese. Assicura a tutti i cittadini l’istruzione obbligatoria. Contribuisce a rimuovere «gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l’eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica, economica e sociale del Paese». La Scuola italiana e la grande maggioranza delle famiglie ha prodotto un grande lavoro. Tale sforzo viene, però, letto con superficialità dall’opinione pubblica. È un fatto. Nel nostro paese non è diffusa la convinzione che chi cresce un figlio o uno studente sta lavorando per la nazione, per la società, per il futuro. Pensiamo, probabilmente, che siccome non produce beni di consumo, non produca affatto. La scelta dei giornalisti del Tg nazionale riportato all’inizio non stupisce, quindi. Tuttavia essa deve far suonare un campanello d’allarme: forse è anche per questo motivo che le nascite crollano come mai nella storia? Probabilmente non è vero che non si fanno più figli per questioni economiche. Forse è più vicina alla realtà la lettura secondo la quale, l’Italia (con l’Occidente) sfiorisce anche economicamente perché ha smarrito la portata rinvigorente di ogni nuova vita, di ogni sforzo finalizzato a costruire il futuro sia esso svolto in termini di nuove vite generate, ma anche di nuove coscienze aiutate a formarsi. Ecco, “nel momento in cui, a livello mondiale, si sta riscrivendo l’agenda delle priorità”, sono ancora parole del Presidente della Repubblica, forse anche noi qui in Europa, dovremmo rivedere tali priorità. È più importante far crescere uomini e donne o limitarsi a produrre P.I.L? Anche così, ricostruiremo il tessuto sociale che più ci piace. Esso sarà frutto di una nuova alleanza tra formatori (il mondo della scuola) e famiglie. Se saremo stati capaci di cogliere questo stimolo, la pandemia non sarà arrivata invano e il grande numero dei morti potrebbe trovare un giusto riconoscimento.




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