Coppia

di Assunta Scialdone, teologa

Guardare l’altro o… contemplarlo?

23 Gennaio 2021

Plaque depicting Jacob choosing Rachel to be his Bride - Digital image courtesy of the Getty's Open Content Program.

Quanti genitori oggi piegano le ginocchia davanti a Dio chiedendo di guidare i propri figli nella scelta vocazionale? E quanti figli pregano il buon Dio di poter incontrare l’uomo o la donna che Lui ha pensato per loro? Tutto sembra essere mosso dal piacere… ma c’è dell’altro.

Tre sono i patriarchi del popolo d’Israele: Abramo, Isacco, il figlio della promessa, e Giacobbe. La maggior parte delle persone conosce la storia di Abramo, pochi quella degli altri due. Personalmente mi ha sempre affascinato la storia d’amore tra Isacco e Rebecca, raccontata in Genesi 24. La loro vicenda e la nascita della coppia Isacco-Rebecca sembrano rievocare quell’atmosfera poetica racchiusa nel Cantico dei Cantici. Cerchiamo di addentrarci, delicatamente, in questo racconto. 

Abramo, il capostipite di una nazione e benedetto da Dio, era ormai anziano, ma un pensiero lo tormentava: trovare una degna sposa per suo figlio in modo da avere una discendenza. Chiamò un suo servo fedele, Eliezier, e gli fece giurare di cercare, nella terra dei suoi padri, una fanciulla per Isacco. Ella doveva essere vergine e bella interiormente ed esteriormente. Eliezer, prendendo con sé dieci cammelli, partì per recarsi nella terra di Abramo. Dopo un lungo e faticoso viaggio, il servo giunse in Mesopotamia, alla città di Naor. «Dopo aver fatto riposare i cammelli, presso un pozzo d’acqua, verso sera, all’ora in cui le donne escono ad attinger acqua, disse: O Signore, Dio del mio signore Abramo, ti prego, fammi fare quest’oggi un felice incontro. Ecco, io sto qui presso questa sorgente; e le figlie degli abitanti della città usciranno ad attingere acqua. Fa’ che la fanciulla alla quale dirò: “Abbassa, ti prego, la tua brocca perché io beva”, e che mi risponderà: “Bevi, e darò da bere anche ai tuoi cammelli”, sia quella che tu hai destinata al tuo servo Isacco. Da questo comprenderò che tu hai usato bontà verso il mio signore». Non aveva ancora finito di parlare, quand’ecco uscire, con la sua brocca sulla spalla, Rebecca, figlia di Betel, figlio di Milca, moglie di Naor, fratello d’Abramo. La fanciulla era molto bella d’aspetto e vergine. Lei scese alla sorgente, riempì la brocca e risalì. Il servo le corse incontro e le disse: «Ti prego, fammi bere un po’ d’acqua della tua brocca». Lei rispose: «Bevi, mio signore»; e s’affrettò a calare la brocca sulla mano e gli diede da bere. Quand’ebbe finito di dargli da bere, disse: «Io ne attingerò anche per i tuoi cammelli finché abbiano bevuto a sufficienza». L’uomo la contemplava in silenzio, per sapere se il Signore avesse o no dato successo al suo viaggio. 

Ci troviamo di fronte ad una modalità di fidanzamento e poi di matrimonio molto lontana dalla nostra che, però, potrebbe insegnarci qualcosa. Innanzitutto, colpisce il porsi davanti a Dio prima della scelta della fanciulla e il lasciarsi guidare da Lui che ha creato l’uomo maschio e femmina pensandoli nell’una sola carne. Sia Abramo che il servo pregano il Signore Dio affinché possano non sbagliare in quella scelta così importante. Quanti genitori oggi piegano le ginocchia davanti a Dio chiedendo di guidare i propri figli nella scelta vocazionale? E quanti figli pregano il buon Dio di poter incontrare l’uomo o la donna che Lui ha pensato per loro? Stando a contatto, per motivi lavorativi e non, con preadolescenti e adolescenti, non posso non notare, invece, una certa superficialità nella scelta del fidanzato/a dettata, soprattutto, dall’aspetto fisico e dall’essere o meno “appariscente”. Altro che “Signore Dio, guidami nella scelta!”. Tutto sembra essere mosso e guidato dalle sole pulsioni ed emozioni. Spesso si sentono frasi tipo: “Lui mi fa sentire meno sfortunata!”, “Ho una persona con la quale uscire la sera!”, “Non m’importa se non sa parlare, l’importante è che sia bellissimo!”. 

Dal versante genitoriale, invece, non di rado mi è capitato di sentire questa frase: “Devono pur fare le loro esperienze”. La nostra storia, invece, ha come sottofondo la convinzione che, dal momento che Dio è l’inventore della coppia, allora in ogni coppia c’è di mezzo un terzo protagonista: Lui. Strettamente collegata a questa c’è un’altra convinzione: è Dio che ha preparato, fin dall’origine, l’uomo o la donna per la propria vita. Ecco perché nella coppia l’uno è per l’altro un dono di Dio, un pensiero d’amore di Dio, una promessa: “Fa’ che io possa riconoscere in questa ragazza la fanciulla che tu Signore, hai preparato per il tuo servo Isacco”, prega Eliezier servo di Abramo, al momento dell’incontro apparentemente casuale con Rebecca. Il caso non esiste. In ogni incontro d’amicizia e nell’incontro tra due persone che formano una coppia stabile, c’è sempre di mezzo una certa percentuale d’inspiegabilità, che, nel linguaggio biblico, chiamiamo “mistero”. Chi può dire perché si è incontrata e scelta quella determinata persona e non un’altra, proprio quel giorno in cui, forse, non si aveva voglia di uscire? Non c’è nulla di più misterioso, affascinante e gratuito della formazione di un rapporto d’amore tra un uomo e una donna. Le ragioni per cui due persone si sono messe insieme non risiedono soltanto nei sentimenti, nell’attrazione fisica, nel piacere di confrontarsi e parlare con l’altro. C’è qualcosa di superiore e divino che s’intreccia con i loro sentimenti umani, c’è una mano invisibile che guida entrambi. Noi lo chiamiamo progetto di Dio. Per questo motivo è necessario pregare Dio, prima di una scelta così importante.

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Il viaggio che compie il servo fedele di Abramo potrebbe essere letto come il cammino che ogni giovane deve compiere per la ricerca del compagno che Dio ha pensato per la propria felicità. Per scoprire il mistero di Dio racchiuso nella formazione di una coppia bisogna assumere un atteggiamento contemplativo che non è solo di appannaggio dei monaci o delle monache, ma al contrario, è una caratteristica propria di ogni ricerca vocazionale. Sviluppare uno sguardo contemplativo ci abilita ad intravedere nell’altro lo sguardo di Dio, se è vero, come è vero, che nella storia di ogni coppia si nasconde il Creatore. I fidanzati e gli sposi dovrebbero imparare a guardarsi con uno sguardo contemplativo come fa il servo di Abramo: “Quell’uomo la contemplava in silenzio, per sapere se il Signore avesse o no dato successo al suo viaggio”. Lo sguardo contemplativo c’insegna a scrutare l’altro e ad andare al di là delle apparenze fisiche, per entrare nello scrigno dell’interiorità, per essere condotti, un po’ alla volta, ad avere sull’altro lo stesso sguardo di Dio che, contemplando la coppia primordiale “vide che era cosa molto buona” (Gn 1,31). Se ci esercitiamo a custodire questo sguardo fin dall’inizio, allora, durante tutto il cammino del nostro essere coppia, compresi i momenti di crisi, di angoscia, di smarrimento saremo pronti a guardare l’altro con delicato amore anche quando ci sembra di vedere il nulla ed il non senso.

Il nostro racconto biblico ci conduce così alla sorgente del rapporto di coppia che è Dio e della spiritualità coniugale in esso racchiuso, la preghiera di coppia che racchiude in sé un duplice aspetto: la preghiera di ciascuno dei due e la preghiera dei due insieme. Essa è una preghiera di lode a Dio per i prodigi che compie nella vita di ciascuno e ricorda il Magnificat, il canto di Zaccaria “perché verrà a visitarci dall’alto un sole che sorge”. Questo racconto c’insegna che, prima di iniziare un rapporto di coppia, è importante il discernimento, la preghiera degli altri e l’essere accompagnati da altre coppie perché nessuno è autosufficiente. Tutte pratiche in grande abbandono, ma non per questo meno necessarie. Venendo a noi, Dio, nel sacramento delle nozze, non si limita ad essere il testimone autorevole della nostra decisione di unirci in matrimonio, ma ne è il proponente, colui che ci chiede di assentire o meno a quanto ha pensato per noi. Questo è il motivo per cui riceviamo e accogliamo il coniuge come il dono prezioso di Dio. Quindi, il “Sì” degli sposi racchiude un “Sì” a Dio, al suo progetto d’amore su di noi. Sulla base di questa consapevolezza, aiutati dalla Grazia e con la certezza che il primo che ha a cuore che la nostra storia d’amore proceda per il meglio è Dio, la follia del matrimonio, allora, può essere percorsa con un po’ di serenità in più. 

Ci saranno sicuramente sorprese, anche grandi. Come è accaduto per Rebecca che da giovane sconosciuta che si fida di Dio diventa una parte della storia di Abramo, il padre della fede, il padre di tutti i credenti. Diventa cioè una parte della grandiosa storia della Salvezza. Una semplice ragazza, con i suoi pregi e difetti, con le sue scelte giuste e sbagliate, diventa la moglie di Isacco, il figlio della promessa, e contribuisce così alla formazione del futuro popolo di Dio. Troppo spesso, infatti, fidanzati e sposi sono portati a vedere il loro amore, la loro storia come un fatto privato e non com’è nella realtà: una parte dell’inarrestabile storia di Dio con gli uomini. Occorrono occhi e animo che sappiano contemplare. Occorrono anche persone che sappiano insegnare a contemplare. Su questo versante c’è tanto lavoro da fare.




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