CORRISPONDENZA FAMILIARE

Cari medici, a voi la parola, date voce al popolo della vita

25 Gennaio 2021

medico

Come mai abbiamo tanti medici che hanno fatto obiezione di coscienza? La media nazionale è del 70%, in alcune regioni sfiora o supera il 90%. Sarebbe facile dire: chiediamolo a loro. Su questo fronte, tutto tace. Ma basterebbe una parola chiara da parte della comunità scientifica per sconfessare definitivamente l’aborto.

Quando si parla della vita nascente si parla sempre della donna, dimenticando il bambino che porta in grembo o facendo finta che sia solo una cosa che, per una magia inspiegabile, diviene un essere umano solo se la donna lo accoglie; se invece lo rifiuta, resta un po’ di materiale biologico. Nessuno ha mai spiegato come sia possibile questo miracolo. Come si vede, anche la cultura moderna, quella che si propone di spiegare ogni cosa attraverso la scienza, deve ricorrere ai dogmi, non sa dire quando, come e perché quella cosa diviene un essere umano. Fateci caso, nessuno affronta questo argomento e nessuno osa rispondere alla più semplice delle domande: cosa permette di distinguere una cosa da un bambino

In questi mesi siamo assediati da medici e presunti esperti di virologia che, un giorno sì e l’altro pure, ci propinano le loro idee su quello che andrebbe fatto o vietato per sconfiggere la pandemia; e, come novelle Cassandre, si avventurano nelle previsioni più fosche. In fondo sono simpatici, ormai fanno parte dell’arredamento televisivo. Senza di loro non avremmo il parere della Scienza, rigorosamente con la maiuscola. 

Quando invece si parla della vita nascente, cioè dei bambini ancora nascosti nel grembo, i medici tacciono. Inspiegabilmente nessuno chiede il loro parere né loro si preoccupano di farlo sapere. Eppure, basterebbe davvero poco per chiudere le annose polemiche tra abortisti sfegatati e volontari pro life, basterebbe che uno di quei medici che s’impegnano ad accompagnare con competenza le donne durante la gravidanza – meglio ancora se parla il Presidente della Società Italiana di Ginecologia – dicesse chiaramente che non si tratta di un bambino e spiegasse, dati scientifici alla mano, che la vita umana inizia dal quarto o quinto o sesto mese. Un intervento inoppugnabile e capace di togliere ogni argomentazione a quelli che, non si sa perché, ce l’hanno con le donne, vogliono a tutti i costi limitare la loro libertà di abortire. Basterebbe davvero poco per rispondere ai legittimi interrogativi della gente circa la liceità dell’aborto.

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Avete mai visto uno di questi medici nei vari programmi televisivi? Avete mai sentito un talk show in cui si affronta questo argomento? Avete mai visto un programma culturale – di quelli elaborati e condotti da una persona seria e preparata come Giovanni Minoli – in cui questo tema così divisivo viene sviscerato con tutte le spiegazioni scientifiche necessarie? Questo sì, sarebbe un bell’esempio di giornalismo ma… temo proprio che non lo vedremo mai. Ci sono troppi interessi in gioco, meglio nascondere la testa sotto la sabbia, far finta che quel bambino sia solo una cosa, un po’ di materia biologica che può servire per fabbricare prodotti cosmetici e anche per i tanto desiderati vaccini. Massì, che c’è di male, mors tua vita mea, dicevano i latini. 

In questo bailamme culturale gli unici che potrebbero e dovrebbero parlare sono i medici e invece proprio loro rimangono colpevolmente in silenzio. Parlano però con i fatti. Non è certamente un caso se la stragrande maggioranza dei medici e dei ginecologici ha deciso di ricorrere all’obiezione di coscienza, prevista dalla Legge 194, a tal punto da suscitare negli ideologi più rigorosi, pruriti di regime. A loro parere questa obiezione non s’ha da fare, è un diritto da eliminare perché impedisce di fare tutti gli aborti necessari alla civile convivenza. In Italia è solo un’idea campata in aria ma in Francia ci stanno pensando seriamente. 

Come mai abbiamo tanti medici che hanno fatto obiezione di coscienza? La media nazionale è del 70%, in alcune regioni sfiora o supera il 90%. Sarebbe facile dire: chiediamolo a loro. Su questo fronte, tutto tace. Troppo pericoloso dare la parola ai medici, potrebbero dire cose che sconfessano in modo plateale quel dogma non scritto che fa dell’aborto un diritto inalienabile. Forse quei medici potrebbero dire che fare un aborto ripugna la coscienza, contrasta con la deontologia medica. Loro sanno di che si parla. Sanno di chi si parla. Certo, vi sono anche quelli che si turano il naso e vanno avanti, per loro non ci sono problemi etici: sono i più giovani, quelli che hanno bisogno di soldi o di far carriera; o quelli che seguono ciecamente l’ideologia. 

Le contraddizioni non mancano mai nella vicenda umana, anzi sono il timbro della nostra fragile umanità. Mai come in questo tempo si moltiplicano gli appelli etici: tanti si affannano a dire che fare il vaccino è un obbligo morale, altri sono pronti a giurare che accogliere i migranti rappresenta un dovere ineludibile. Appelli utili e necessari per suscitare un sussulto di umanità e di responsabilità sociale. In un tale contesto, non è male che qualcuno ricordi ai medici, almeno a quelli che si dicono cattolici, che l’obiezione di coscienza non è una solo possibilità ma un preciso dovere etico. Nessuno lo dice ma è scritto a chiare lettere in Amoris laetitia, il documento che quest’anno siamo invitati a leggere con più attenzione. Scrive Papa Francesco: 

“In questo contesto, non posso non affermare che, se la famiglia è il santuario della vita, il luogo dove la vita è generata e curata, costituisce una lacerante contraddizione il fatto che diventi il luogo dove la vita viene negata e distrutta. È così grande il valore di una vita umana, ed è così inalienabile il diritto alla vita del bambino innocente che cresce nel seno di sua madre, che in nessun modo è possibile presentare come un diritto sul proprio corpo la possibilità di prendere decisioni nei confronti di tale vita, che è un fine in sé stessa e che non può mai essere oggetto di dominio da parte di un altro essere umano. La famiglia protegge la vita in ogni sua fase e anche al suo tramonto. Perciò a coloro che operano nelle strutture sanitarie si rammenta l’obbligo morale dell’obiezione di coscienza” (Amoris laetitia, 83). 

Ricordate il dibattito di fine estate sulle pagine di Avvenire in cui due medici, entrambi dichiaratamente cattolici, parlavano dell’aborto da sponde opposte? E uno di essi difendeva la libertà di abortire? Stando alle parole del Papa non ne aveva il diritto. Ma nessuno glielo ha ricordato, nemmeno il direttore del quotidiano cattolico. 

Pensate se mons. Vincenzo Paglia, Presidente della Pontificia Accademia per la Vita, sempre così solerte sulle questioni che riguardano la dignità dell’uomo, facesse una pubblica dichiarazione in cui, rammentando le parole del Papa, invitasse i medici ad essere coerenti con la propria fede. Sono certo che un suo deciso intervento avrebbe un sicuro effetto mediatico e farebbe uscire tanti medici dall’anonimato. Non so se questa mia speranza troverà risposta ma so che è un mio preciso dovere etico sollecitare i Pastori ad essere meno timidi nelle cose che riguardano la vita nascente. E invito anche i lettori a farlo. Si avvicina la Giornata per la Vita, facciamo sentire la nostra voce. 




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Silvio Longobardi

Silvio Longobardi, presbitero della Diocesi di Nocera Inferiore-Sarno, è l’ispiratore del movimento ecclesiale Fraternità di Emmaus. Esperto di pastorale familiare, da più di trent’anni accompagna coppie di sposi a vivere in pienezza la loro vocazione. Autore di numerose pubblicazioni di spiritualità coniugale, cura per il magazine Punto Famiglia la rubrica “Corrispondenza familiare”.

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1 risposta su “Cari medici, a voi la parola, date voce al popolo della vita”

Parliamone,per favore,,sempre!
La VITA vale più di ogni cosa umana,
è nostro dovere contestare la legge che favorisce
l’aborto,con decisione e informazione,

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