Covid

La generazione Covid sta perdendo tanto. È davvero impossibile il recupero?

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di Michela Giordano

Non basta il computer per sostituire gli insegnanti: la scuola è molto più di pagine da imparare a memoria, dettati e schemi riassuntivi. È un luogo di incontro, qualche volta di scontro, di scambi emozionali. Come sarà il futuro dei nostri ragazzi?

Scuola e coronavirus: secondo recenti studi, condotti in Olanda, Francia e Stati Uniti, le generazioni coinvolte nei rispettivi Paesi sono interessate da importanti lacune di preparazione, oltre che da stati di ansia e agitazione. Test massivi, condotti sulla popolazione scolastica dei rispettivi Paesi, hanno registrato importanti cali delle percentuali di conoscenza degli argomenti proposti. 

Le carenze maggiori nelle materie scientifiche, la matematica, in particolare: i genitori, anche quelli più volenterosi, sono risultati meno “attrezzati” rispetto all’insegnamento di tecniche e metodologie di studio efficaci. Ancora più preoccupanti le lacune riferibili a discenti di famiglie socio culturali più in difficoltà. Da oltre oceano l’accento è stato posto sul disagio psicologico dei ragazzi, i quali, tra lockdown, distanziamento sociale e abolizione del contatto fisico, rischiano di incorrere in gravi ricadute psicologiche, aggravate dall’abnorme permanenza davanti ad uno schermo.

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Secondo una ricerca, pubblicata sulla rivista PLOSONE e condotta su 2.100 studenti di sette università pubbliche statunitensi, gli stati d’animo dei ragazzi e delle ragazze interpellate tendono ad essere caratterizzati da isolamento, stress, ansia. Oltre un quinto degli studenti ha dichiarato, inoltre di rimandare sempre gli impegni e di non sentirsi produttivo. Analizzando le risposte dei giovani studenti, gli studiosi hanno concluso che quasi la metà degli intervistati corre un alto rischio di soffrire di ricadute psicologiche.

Dai dati europei emerge, un picco di “vuoto formativo”, con riferimento alle famiglie più “fragili”, sia dal punto di vista economico che culturale, con un “gap” di sapere che, probabilmente, non verrà più recuperato. Non basta il computer per sostituire gli insegnanti: la scuola è molto più di pagine da imparare a memoria, dettati e schemi riassuntivi. È un luogo di incontro, qualche volta di scontro, di scambi emozionali; i viaggi d’istruzione rappresentano un fondamentale elemento di arricchimento di quel bagaglio verso la maturità così uguale eppure così diverso per tanti giovani. 

La generazione Covid sta perdendo tanto. Il dibattito è imperniato su una domanda “è davvero impossibile il recupero?”. Gli esperti, neanche a dirlo, sono spaccati e il dibattito è, in questi giorni, più infuocato che mai. I numeri legati alla diffusione del virus inducono a ritenere il “percorso scuola” come uno dei motivi dell’incremento; allo studio del Governo l’ipotesi di “allungamento” del calendario scolastico che ha già scatenato l’ira di sindacati e docenti. Sullo sfondo, poco rilanciata dai media, la voce di un autorevole rappresentate delle imprese, Gianni Brugnoli, vice presidente di Confindustria, che ha colto un particolare aspetto dell’allarme apprendimento, quello legato proprio alla socialità degli studenti: “È un danno gravissimo – ha dichiarato – visto che nel mondo del lavoro di oggi competenze trasversali e co-working sono aspetti fondamentali”. 

L’esasperazione della solitudine, in un’epoca che guarda invece alla massimizzazione della condivisione di idee, conoscenze, capacità, meriti, ad un anno dall’esplosione della pandemia costringe la “generazione Covid” a cambiare anche “modo per innamorarsi” e vivere i primi rapporti sentimentali con il distanziamento fisico. Grandi sogni costretti, letteralmente, ad essere contenuti in quattro incertezze adolescenziali ancora più disorientanti.




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