Genitori

“Grazie al lockdown ho riscoperto il piacere di stare a casa”

di Ida Giangrande

“Non sopporto più i miei figli”, è il titolo di un articolo che ho letto qualche giorno fa. La convivenza forzata con i figli sta esasperando i genitori. Ma la convivenza non dovrebbe essere normale tra genitori e figli?

“La pandemia ha imposto a molti genitori una convivenza forzata con i propri figli: in case diventate prigioni, in una vita che si è inaridita di ogni distrazione. In questo stato di cose, sono tanti padri e madri a dirsi esausti, a sentirsi bruciare”. Recitava più o meno così un articolo pubblicato da Huffington post lo scorso 19 febbraio. Il titolo da brividi: “Non sopporto più mio figlio e mi sento in colpa”. Sottotitolo: “Covid e quei genitori che non ce la fanno più”. In buona sostanza l’articolo ripercorre la storia di una coppia che, causa il lockdown, è costretta a vivere in casa senza distrazioni, senza lavoro, senza alcuna possibilità di fuggire dalla routine quotidiana. La prima domanda che mi sovviene quasi in maniera istintiva è: da quando la casa è diventata l’ambiente da cui fuggire? La madre non dorme da giorni e si sente stanca, spiazzata, non riesce a domare lo stress perché costretta a convivere con i figli. 

Mi rendo conto che quello che stiamo vivendo non è normale. È comprensibile che la situazione faccia paura, per come ce lo dipingono sembra che il virus stia appollaiato fuori dalla finestra di casa e aspetti che apriamo per prendere un po’ d’aria. È un clima soffocante, la tensione è altissima, ma parlare di convivenza forzata tra genitori e figli, a mio modesto avviso, evidenzia una rottura che va ben oltre l’avvento del virus. La convivenza tra genitori e figli non dovrebbe essere un fatto naturale? La sensazione è che noi adulti sappiamo gestire tutto quando si tratta di lavoro, di responsabilità, ma se parliamo di affetti, di figli, di coniugalità diventiamo improvvisamente nevrastenici, stressati, incapaci di affrontare la situazione, di crescere i nostri figli, di gestire le giornate. Questo è un processo iniziato già molto tempo fa.

Leggi anche: Tagliarsi: genitori accompagnate i vostri figli dentro il dolore

Pensare che un tempo era normale, soprattutto per una donna, vivere in casa full time. Eravamo le specializzate in materia e alzi la mano chi non è mai andata fuori di testa per il pianto continuo e assordante dei più piccoli, ma l’accudimento dei figli era quasi un naturale prolungamento di quel particolare legame che si sviluppava in gravidanza. “Figlio muto, mamma intende” recitava un antico detto del Napoletano ed è vero. Come mai dunque la convivenza con i nostri figli diventa una cosa “forzata” che ci lascia a terra come zombie, che ci soffoca, ci appiattisce? A giudicare dalla prospettiva dell’articolo non è la convivenza forzata a far paura quindi l’impossibilità di uscire, ma la convivenza con i membri della famiglia: figli in primis e poi mariti/mogli. Non a caso anche sul fronte coniugale le cose non vanno meglio. Secondo l’Associazione nazionale divorzisti italiani nel 2020 c’è stato un aumento delle separazioni rispetto al 2019 del 60% a causa della convivenza forzata appunto. Dunque il lavoro, il calcetto, l’uscita con le amiche sono delle facili vie di fuga dagli affetti? Non ho una risposta e forse non esiste una risposta valida per tutti, ciascuno è la fotografia di una storia, di una condizione specifica, ma vi riporto la testimonianza di una cara amica, Chiara, che proprio in questi giorni mi ha scritto un lungo messaggio: 

“Cara Ida, non avrei mai pensato di dover affrontare questa brutta pagina di storia. Termini come quarantena, contagio, epidemia, erano confinati al Medioevo per me. Prima del coronavirus, vivevo le mie giornate saltando a destra e a manca come una pallina da ping pong. Ho una casa bellissima, una cucina enorme in cui ho cucinato pochissime volte. Di domenica ero troppo stanca per mettermi ai fornelli, preferivo qualcosa di pronto o andare al ristorante. Risultato? I miei bellissimi mobili erano sempre soli e al buio. Con il lockdown ho riscoperto il piacere di stara a case. Hai capito bene: stare, nel senso di esserci proprio fisicamente, godermi la pace domestica, anche se con due pargoli piccoli di pace ce n’è poca. Cucino per loro e con loro, trascorriamo del tempo a vedere i cartoni alla televisione, pur dovendo lavorare in smart working mi accorgo che le mie giornate sono dinamiche, ma non frenetiche. Ho il tempo di apprezzare ciò che veramente conta nella vita: la mia famiglia. Riflettendoci su mi sono accorta che forse prima davo spazio a tante cose, molte delle quali erano essenzialmente futili. Tenevano impegnato il tempo, mi obbligavano a fare qualcosa, ma la vita non è fare qualcosa, è essere qualcosa e spesso lo dimentichiamo. Anche il rapporto con mio marito ne ha risentito positivamente. Parliamo di più, ci guardiamo più a lungo facendo i conti con le distanze che non abbiamo mai messo a fuoco a causa del poco tempo disponibile. Per quanto detesti questo stramaledetto virus, ho quasi paura del ritorno a quella normalità”.




Aiutaci a continuare la nostra missione: contagiare la famiglia della buona notizia

Cari lettori di Punto Famiglia,
stiamo vivendo un tempo di prova e di preoccupazione riguardo il presente e il futuro. Questo virus è entrato prepotentemente nella nostra quotidianità e ci ha obbligati a rivedere i tempi del lavoro, delle amicizie, delle Celebrazioni. Insomma, ha rivoluzionato tutta la nostra vita e non sappiamo fin dove ci porterà e per quanto tempo. Ci fidiamo delle indicazioni che provengono dal Governo e dagli organi sanitari preposti ma nello stesso tempo manifestiamo con la nostra fede che “il Signore ci guiderà sempre” (cfr Is 58,11).

CONTINUA A LEGGERE



ANNUNCIO

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Per commentare bisogna accettare l'informativa sulla privacy.