6 marzo 2021

6 Marzo 2021

Sabato 6 marzo 2021

di don Silvio Longobardi

Dal Vangelo secondo Luca (Lc 15,1-3.11-32)
In quel tempo, si avvicinavano a lui tutti i pubblicani e i peccatori per ascoltarlo. I farisei e gli scribi mormoravano dicendo: «Costui accoglie i peccatori e mangia con loro». Ed egli disse loro questa parabola: «Un uomo aveva due figli. Il più giovane dei due disse al padre: Padre, dammi la parte di patrimonio che mi spetta. Ed egli divise tra loro le sue sostanze. Pochi giorni dopo, il figlio più giovane, raccolte tutte le sue cose, partì per un paese lontano e là sperperò il suo patrimonio vivendo in modo dissoluto. Quando ebbe speso tutto, sopraggiunse in quel paese una grande carestia ed egli cominciò a trovarsi nel bisogno. Allora andò a mettersi al servizio di uno degli abitanti di quella regione, che lo mandò nei suoi campi a pascolare i porci. Avrebbe voluto saziarsi con le carrube di cui si nutrivano i porci; ma nessuno gli dava nulla. Allora ritornò in sé e disse: Quanti salariati di mio padre hanno pane in abbondanza e io qui muoio di fame! Mi alzerò, andrò da mio padre e gli dirò: Padre, ho peccato verso il Cielo e davanti a te; non sono più degno di essere chiamato tuo figlio. Trattami come uno dei tuoi salariati. Si alzò e tornò da suo padre. Quando era ancora lontano, suo padre lo vide, ebbe compassione, gli corse incontro, gli si gettò al collo e lo baciò. Il figlio gli disse: Padre, ho peccato verso il Cielo e davanti a te; non sono più degno di essere chiamato tuo figlio. Ma il padre disse ai servi: Presto, portate qui il vestito più bello e fateglielo indossare, mettetegli l’anello al dito e i sandali ai piedi. Prendete il vitello grasso, ammazzatelo, mangiamo e facciamo festa, perché questo mio figlio era morto ed è tornato in vita, era perduto ed è stato ritrovato. E cominciarono a far festa. Il figlio maggiore si trovava nei campi. Al ritorno, quando fu vicino a casa, udì la musica e le danze; chiamò uno dei servi e gli domandò che cosa fosse tutto questo. Quello gli rispose: Tuo fratello è qui e tuo padre ha fatto ammazzare il vitello grasso, perché lo ha riavuto sano e salvo. Egli si indignò, e non voleva entrare. Suo padre allora uscì a supplicarlo. Ma egli rispose a suo padre: Ecco, io ti servo da tanti anni e non ho mai disobbedito a un tuo comando, e tu non mi hai mai dato un capretto per far festa con i miei amici. Ma ora che è tornato questo tuo figlio, il quale ha divorato le tue sostanze con le prostitute, per lui hai ammazzato il vitello grasso. Gli rispose il padre: Figlio, tu sei sempre con me e tutto ciò che è mio è tuo; ma bisognava far festa e rallegrarsi, perché questo tuo fratello era morto ed è tornato in vita, era perduto ed è stato ritrovato».

Il commento

Ed egli divise tra loro le sue sostanze” (15,12). Se Dio è l’assoluto protagonista di questa parabola, i figli non sono comparse ma esprimono efficacemente tutti i limiti e le debolezze presenti nella natura umana. Dio è come una casa dalle porte sempre aperte ma per sperimentare la grazia di essere suoi figli, occorre varcare la soglia di quella casa. Entra in gioco la nostra libertà. Il primo figlio rivendica la libertà di sciogliere il legame, se ne va gonfio di orgoglio, pensando di non aver bisogno di nessuno. Quando tocca il fondo, ha l’umiltà di riconoscere il suo errore e il coraggio di ritornare. Sembra facile ma non è così. Chi se ne va per orgoglio, non sempre ritrova la via dell’umiltà, anzi il più delle volte si chiude nella sua infelicità. Il secondo figlio non si è mai allontanato dalla casa eppure non ha mai conosciuto il Padre, vive una relazione in cui il dovere ha sostituito l’amore, per questo non comprende come sia possibile ri-accogliere il figlio degenere. “Egli si indignò, e non voleva entrare. Suo padre allora uscì a supplicarlo” (15,28). Lui non vuole entrare, il Padre invece è pronto a uscire. In greco abbiamo un gioco di verbi: eiserchomai (entrare), exerchomai (uscire). L’atteggiamento del Padre si presenta nella forma diversa e opposta a quella dell’uomo, Dio ci vuole correggere con la testimonianza di un amore più grande della nostra durezza di cuore. 

Essere misericordiosi è un esercizio scomodo perché vieta di alzare barriere e di chiuderci nei comodi confini dell’io. Non possiamo mai dire dove finisce il nostro dovere, non abbiamo mai motivi per rimandare. Se vogliamo applicare la tenerezza del Padre misericordioso alla nostra esperienza, dovremmo dire: non basta perdonare, dobbiamo andare incontro al fratello e abbracciarlo. E dobbiamo farlo anche quando siamo convinti che l’altro non merita il perdono. L’autentico perdono ha il profumo della gratuità. Per questo ha qualcosa che viene dal Cielo. Oggi chiediamo la grazia di seminare gocce di Cielo nei solchi di una storia in cui l’umana debolezza spesso innalza muri di diffidenza e soffoca la carità.



Briciole di Vangelo

di don Silvio Longobardi

s.longobardi@puntofamiglia.net

“Tutti da Te aspettano che tu dia loro il cibo in tempo opportuno”, dice il salmista. Il buon Dio non fa mancare il pane ai suoi figli. La Parola accompagna e sostiene il cammino della Chiesa, dona luce e forza a coloro che cercano la verità, indica la via della fedeltà. Ogni giorno risuona questa Parola. Ho voluto raccogliere qualche briciola di questo banchetto che rallegra il cuore per condividere con i fratelli la gioia della fede e la speranza del Vangelo.


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Silvio Longobardi

Silvio Longobardi, presbitero della Diocesi di Nocera Inferiore-Sarno, è l’ispiratore del movimento ecclesiale Fraternità di Emmaus. Esperto di pastorale familiare, da più di trent’anni accompagna coppie di sposi a vivere in pienezza la loro vocazione. Autore di numerose pubblicazioni di spiritualità coniugale, cura per il magazine Punto Famiglia la rubrica “Corrispondenza familiare”.

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