15 marzo 2021

15 Marzo 2021

Grazie alla sofferenza

di don Silvio Longobardi

Dal Vangelo secondo Giovanni (Gv 4,43-54)
In quel tempo, Gesù partì [dalla Samarìa] per la Galilea. Gesù stesso infatti aveva dichiarato che un profeta non riceve onore nella propria patria. Quando dunque giunse in Galilea, i Galilei lo accolsero, perché avevano visto tutto quello che aveva fatto a Gerusalemme, durante la festa; anch’essi infatti erano andati alla festa. Andò dunque di nuovo a Cana di Galilea, dove aveva cambiato l’acqua in vino. Vi era un funzionario del re, che aveva un figlio malato a Cafàrnao. Costui, udito che Gesù era venuto dalla Giudea in Galilea, si recò da lui e gli chiedeva di scendere a guarire suo figlio, perché stava per morire. Gesù gli disse: «Se non vedete segni e prodigi, voi non credete». Il funzionario del re gli disse: «Signore, scendi prima che il mio bambino muoia». Gesù gli rispose: «Va’, tuo figlio vive». Quell’uomo credette alla parola che Gesù gli aveva detto e si mise in cammino. Proprio mentre scendeva, gli vennero incontro i suoi servi a dirgli: «Tuo figlio vive!». Volle sapere da loro a che ora avesse cominciato a star meglio. Gli dissero: «Ieri, un’ora dopo mezzogiorno, la febbre lo ha lasciato». Il padre riconobbe che proprio a quell’ora Gesù gli aveva detto: «Tuo figlio vive», e credette lui con tutta la sua famiglia. Questo fu il secondo segno, che Gesù fece quando tornò dalla Giudea in Galilea.

Il commento

… si recò da lui e gli chiedeva di scendere a guarire suo figlio, perché stava per morire” (4,47). Al centro di questa pagina evangelica non c’è tanto la guarigione quanto la fede del funzionario. Il racconto permette di individuare un vero cammino fatto di diverse tappe. La prima è quella di mettere da parte ogni orgoglio per recarsi da Gesù. Non è scontato, il protagonista è un uomo di potere ma scopre di non poter far nulla dinanzi alla malattia del figlio. Il secondo passo: la prima reazione di Gesù non sembra accogliente, il Nazareno constata che la gente attende prima di vedere segni per credere. Una doccia fredda. E tuttavia, quest’uomo non si ritira ma insiste con tutta umiltà: “Signore, scendi prima che il mio bambino muoia” (4,49). Terzo passaggio: Gesù lo rimanda a casa dicendo: “Va’, tuo figlio vive”. L’evangelista annota: “l’uomo credette alla parola” (4,50). Crede senza vedere. Quarto passaggio: lungo la via del ritorno i suoi servi gli vanno incontro per riferirgli che il figlio ha ritrovato la salute. L’uomo s’informa per verificare quando è accaduto tutto questo e scopre che si tratta della stessa ora in cui Gesù gli aveva detto: “tuo figlio vive”. La fede non rinuncia a capire. Anzi, quel capire rafforza la fede. C’è un ultimo tassello di questo itinerario: “Credette lui e tutta la sua famiglia” (4,53). L’evangelista aveva già usato il verbo credere, ora lo ripete non più soltanto in relazione all’uomo ma a tutta la sua famiglia. La fede diventa contagiosa, è una testimonianza che coinvolge anche gli altri membri della casa. 

Questo cammino di fede comincia da un’esperienza di sofferenza che ha certamente causato dolore ma, in ultima analisi, si rivela provvidenziale perché permette di incontrare Gesù e di sperimentare la forza salvifica del suo amore. La sofferenza può suscitare una crisi ma può anche diventare un’opportunità. Non dobbiamo maledire la sofferenza ma chiedere la grazia che diventi una via che conduce all’incontro con Dio. Questa certezza oggi diventa preghiera per tutti coloro che si trovano immersi in un grande dolore. Chiediamo alla Vergine Maria di accompagnare tutti e ciascuno perché nessuno si allontani da Dio.



Briciole di Vangelo

di don Silvio Longobardi

s.longobardi@puntofamiglia.net

“Tutti da Te aspettano che tu dia loro il cibo in tempo opportuno”, dice il salmista. Il buon Dio non fa mancare il pane ai suoi figli. La Parola accompagna e sostiene il cammino della Chiesa, dona luce e forza a coloro che cercano la verità, indica la via della fedeltà. Ogni giorno risuona questa Parola. Ho voluto raccogliere qualche briciola di questo banchetto che rallegra il cuore per condividere con i fratelli la gioia della fede e la speranza del Vangelo.


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Silvio Longobardi

Silvio Longobardi, presbitero della Diocesi di Nocera Inferiore-Sarno, è l’ispiratore del movimento ecclesiale Fraternità di Emmaus. Esperto di pastorale familiare, da più di trent’anni accompagna coppie di sposi a vivere in pienezza la loro vocazione. Autore di numerose pubblicazioni di spiritualità coniugale, cura per il magazine Punto Famiglia la rubrica “Corrispondenza familiare”.

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