Briciole di Vangelo - Tempo di Pasqua

7 aprile 2021

7 Aprile 2021

Il confine invalicabile

di don Silvio Longobardi

Dal Vangelo secondo Luca (Lc 24,13-35)
Ed ecco, in quello stesso giorno, [il primo della settimana,] due [dei discepoli] erano in cammino per un villaggio di nome Èmmaus, distante circa undici chilometri da Gerusalemme, e conversavano tra loro di tutto quello che era accaduto.
Mentre conversavano e discutevano insieme, Gesù in persona si avvicinò e camminava con loro. Ma i loro occhi erano impediti a riconoscerlo. Ed egli disse loro: «Che cosa sono questi discorsi che state facendo tra voi lungo il cammino?». Si fermarono, col volto triste; uno di loro, di nome Clèopa, gli rispose: «Solo tu sei forestiero a Gerusalemme! Non sai ciò che vi è accaduto in questi giorni?». Domandò loro: «Che cosa?». Gli risposero: «Ciò che riguarda Gesù, il Nazareno, che fu profeta potente in opere e in parole, davanti a Dio e a tutto il popolo; come i capi dei sacerdoti e le nostre autorità lo hanno consegnato per farlo condannare a morte e lo hanno crocifisso. Noi speravamo che egli fosse colui che avrebbe liberato Israele; con tutto ciò, sono passati tre giorni da quando queste cose sono accadute. Ma alcune donne, delle nostre, ci hanno sconvolti; si sono recate al mattino alla tomba e, non avendo trovato il suo corpo, sono venute a dirci di aver avuto anche una visione di angeli, i quali affermano che egli è vivo. Alcuni dei nostri sono andati alla tomba e hanno trovato come avevano detto le donne, ma lui non l’hanno visto».
Disse loro: «Stolti e lenti di cuore a credere in tutto ciò che hanno detto i profeti! Non bisognava che il Cristo patisse queste sofferenze per entrare nella sua gloria?». E, cominciando da Mosè e da tutti i profeti, spiegò loro in tutte le Scritture ciò che si riferiva a lui.
Quando furono vicini al villaggio dove erano diretti, egli fece come se dovesse andare più lontano. Ma essi insistettero: «Resta con noi, perché si fa sera e il giorno è ormai al tramonto». Egli entrò per rimanere con loro. Quando fu a tavola con loro, prese il pane, recitò la benedizione, lo spezzò e lo diede loro. Allora si aprirono loro gli occhi e lo riconobbero. Ma egli sparì dalla loro vista. Ed essi dissero l’un l’altro: «Non ardeva forse in noi il nostro cuore mentre egli conversava con noi lungo la via, quando ci spiegava le Scritture?». Partirono senza indugio e fecero ritorno a Gerusalemme, dove trovarono riuniti gli Undici e gli altri che erano con loro, i quali dicevano: «Davvero il Signore è risorto ed è apparso a Simone!». Ed essi narravano ciò che era accaduto lungo la via e come l’avevano riconosciuto nello spezzare il pane.

Il commento

Due di loro erano in cammino per un villaggio di nome Emmaus” (24,13). È una della pagine evangeliche più conosciute. Un racconto raffinato che permette di intravedere le diverse tappe di quel cammino di fede che ogni discepolo è chiamato a compiere. Un lungo cammino che inizia con… la fuga. In effetti, i due discepoli hanno deciso di lasciare in tutta fretta Gerusalemme. Dopo i fatti accaduti non hanno più alcun motivo per restare. Colui che essi consideravano un “profeta potente in opere e parole” (24,19) era stato condannato dalle autorità religiose ed era morto in croce. L’evangelista li presenta mentre discutono animatamente di tutte queste cose (24,14). Un dialogo carico di emotività. La memoria dei numerosi prodigi compiuti dal Nazareno, non ultimo la resurrezione di Lazzaro, si scontra con la brutale realtà della morte. Quella croce è il confine invalicabile, la fossa in cui affonda ogni speranza, anche quella più ingenua. Se non è stato capace di salvare se stesso, come avrebbe potuto condurre il popolo alla vittoria? Pensano così e tornano a casa, avvolti dalla delusione. 

Gesù li raggiunge quando sono ancora lungo la via. All’inizio si presenta come un Viandante che ascolta i loro discorsi e condivide i loro pensieri. Ad un certo punto, sale in cattedra e li rimprovera con asprezza: “Stolti e lenti a credere alla parola dei profeti!” (24, 25). Il Risorto non conosce le regole della buona educazione né usa parole raffinate. Anzi, la durezza del rimprovero sconfina nell’offesa. Una parola severa come quella avrebbe potuto determinare un ulteriore rifiuto. E invece questa volta aprono il cuore e vengono avvolti da una luce che poco alla volta rischiara ogni cosa, L’ammonimento scuote dal torpore, li invita a rileggere i fatti in un’altra luce. La croce non è la fine ma il passaggio obbligato, non è il muro che chiude la strada ma la porta che fa entrare in una storia abitata da Dio. È la premessa necessaria per arrivare all’incontro eucaristico. Oggi chiediamo la grazia di fare anche della sofferenza una tappa del nostro cammino di fede.



Briciole di Vangelo

di don Silvio Longobardi

s.longobardi@puntofamiglia.net

“Tutti da Te aspettano che tu dia loro il cibo in tempo opportuno”, dice il salmista. Il buon Dio non fa mancare il pane ai suoi figli. La Parola accompagna e sostiene il cammino della Chiesa, dona luce e forza a coloro che cercano la verità, indica la via della fedeltà. Ogni giorno risuona questa Parola. Ho voluto raccogliere qualche briciola di questo banchetto che rallegra il cuore per condividere con i fratelli la gioia della fede e la speranza del Vangelo.


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Silvio Longobardi

Silvio Longobardi, presbitero della Diocesi di Nocera Inferiore-Sarno, è l’ispiratore del movimento ecclesiale Fraternità di Emmaus. Esperto di pastorale familiare, da più di trent’anni accompagna coppie di sposi a vivere in pienezza la loro vocazione. Autore di numerose pubblicazioni di spiritualità coniugale, cura per il magazine Punto Famiglia la rubrica “Corrispondenza familiare”.

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1 risposta su “Il confine invalicabile”

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