CORRISPONDENZA FAMILIARE

Facciamo suonare le campane a festa

12 Aprile 2021

affetto

Nella storia che sto per raccontarvi sono intervenuti diversi soggetti, in primo luogo i Servizi sociali del Comune che hanno segnalato il caso, il Tribunale che ha disposto l’affidamento e l’associazione che ha attivato i suoi canali di volontariato. Ma il ruolo fondamentale è quello svolto dalla famiglia affidataria. Senza questa disponibilità la complessa rete istituzionale diviene inutilizzabile, come una casa senza fondamenta.

Quando è stato accolto, Francesco aveva otto mesi, era affetto da una grave forma di idrocefalia congenita. Quando i Servizi sociali hanno contattato l’Associazione per chiedere il collocamento in casa famiglia abbiamo subito capito che il bimbo necessitava di cure particolari ed intense. Francesco aveva già subito 4 interventi chirurgici. La situazione rimaneva abbastanza critica: i tubicini che drenano il liquido cerebrale in eccesso, applicati praticando un foro nel capo ed un altro nell’addome, richiedevano notevoli attenzioni e, soprattutto, un ambiente salubre. Quello che la sua famiglia non poteva garantire. 

I suoi genitori sono due giovani cinesi che avevano una scarsa conoscenza della lingua italiana, il lavoro impegnava gran parte della giornata. Vivono in ambiente umido e poco riscaldato, completamente inadatto alle esigenze di cura del piccolo. D’altronde la fragilità del bambino è tale che risulta impossibile trovare un’adeguata sistemazione presso una normale baby-sitter. I due giovani genitori non sono capaci di gestire la situazione ed il piccolo si aggrava anche perché i tubicini hanno creato un’infezione.

A questo punto interviene il Tribunale per i Minorenni che dispone il collocamento in casa famiglia in attesa di verificare le intenzioni e le capacità genitoriali dei giovani sposi. Abbiamo accolto il bambino nella giornata stessa in cui ci è stato segnalato, prima presso una delle nostre Oasi di accoglienza e successivamente presso una famiglia che, pur consapevole della situazione, e con qualche legittima trepidazione, ha deciso di accogliere la sfida. Francesco è rimasto poco più di un anno nella loro casa. Sono mesi difficili segnati da molteplici ricoveri ospedalieri, anche in strutture ubicate in altre regioni. Possiamo immaginare la fatica. Ma sono anche mesi in cui la tenerezza dei genitori affidatari scrive parole misteriose nella vita di quel bambino. 

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Grazie a quella disponibilità, il piccolo ha la possibilità di affrontare e superare la fase più difficile della sua vita. E i genitori del neonato hanno il tempo e la possibilità di riflettere sulla loro responsabilità. Dopo una comprensibile diffidenza iniziale, i genitori di Francesco hanno deciso di accogliere questo figlio e hanno cambiato abitazione. Hanno avuto il coraggio di rimodulare la loro vita a partire dal bambino. La testimonianza ricevuta da tutti coloro che si sono preoccupati di Francesco ha avuto un ruolo decisivo nella loro scelta. Se tante altre persone estranee potevano prendersi cura di quel bambino, come potevano loro abbandonare il proprio figlio? 

Gli sposi affidatari, anch’essi giovani, avevano accolto con timore la proposta, pensavano di non avere le energie e le capacità per rispondere ad una sfida così impegnativa. In realtà hanno poi compreso che l’amore coniugale è capace di fare della famiglia il grembo della vita, la casa in cui ogni bambino può trovare lo spazio adatto alla sua crescita. Hanno scoperto che l’amore non solo può salvare la vita di chi è nel bisogno ma rende più bella anche la vita di chi accoglie. 

Tutto questo, sembra quasi inutile dirlo, non avviene a costo zero, non si realizza se manca la disponibilità a portare preoccupazioni e altri impegni che vanno ad aggiungersi a quelli che già fanno parte della vita ordinaria. Ma non c’è altra via se vogliamo contribuire a rendere più umana la vita sociale. 

Nella storia di Francesco sono intervenuti diversi soggetti, in primo luogo i Servizi sociali del Comune che hanno segnalato il caso, il Tribunale che ha disposto l’affidamento e l’associazione che ha attivato i suoi canali di volontariato. Ma il ruolo fondamentale è quello svolto dalla famiglia affidataria. Senza questa disponibilità la complessa rete istituzionale diviene inutilizzabile, come una casa senza fondamenta. L’affido familiare è una risposta concreta al crescente disagio sociale dei minori, è solo uno dei fili della rete di solidarietà ma è quello decisivo. 

Accogliere un bambino nella propria casa significa generare nuova vita. Non si tratta solo di accudire e prestare i primi soccorsi, ma di suscitare vita nuova. La famiglia diventa così grembo che accoglie e rigenera coloro che sono stati privati della possibilità di crescere in un ambiente idoneo. Significa comunicare un soffio di speranza a quanti rischiano di essere privati del loro futuro. La relazione affettiva, che s’instaura in famiglia, ha un valore medicinale, guarisce e risana, dona il coraggio di riprendere a sognare. 

Questa capacità resta spesso inattiva, come una risorsa nascosta che la maggior degli sposi non sa di avere. Tanto più in una società in cui, al di là della retorica solidale, la ricerca del benessere individuale inevitabilmente accresce l’indifferenza. Chi ha fede, invece, sa che questa forma di solidarietà non solo è l’espressione concreta della carità di Dio ma mette in luce il ruolo peculiare della famiglia e la forza dell’amore coniugale. Noi sappiamo invece che la grazia del matrimonio – che comprende anche il ministero del generare – dona ad ogni famiglia la capacità di accogliere e rigenerare nello Spirito i figli, sia quelli generati attraverso la carne, sia quelli inviati dalla Provvidenza. Chi ha fede non può tirarsi indietro. 

Nel giorno di Pasqua le campane hanno suonato a festa, più che nelle altre domeniche, per annunciare che qualcosa di grande e di bello è accaduto nella storia, qualcosa che veste di gioia il nostro presente, malgrado le ombre. Aprire le porte per accogliere un bambino è un frammento di quella gioia. Facciamo suonare le campane per dire a tutti che la vita di ogni creatura è preziosa agli occhi di Dio.




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Silvio Longobardi

Silvio Longobardi, presbitero della Diocesi di Nocera Inferiore-Sarno, è l’ispiratore del movimento ecclesiale Fraternità di Emmaus. Esperto di pastorale familiare, da più di trent’anni accompagna coppie di sposi a vivere in pienezza la loro vocazione. Autore di numerose pubblicazioni di spiritualità coniugale, cura per il magazine Punto Famiglia la rubrica “Corrispondenza familiare”.

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