Adolescenza

Sai quanto vali tu?

mare

di Valentina Cristiani

Cosa dire a un’adolescente in cerca della propria identità? Parte da oggi una nuova rubrica tutta dedicata al mondo dell’adolescenza. “Dobbiamo insegnare loro che la dignità e il valore di ogni persona non vanno misurati a partire da come li vedono gli altri, né dalle doti che si possiedono o da quanto si riesce a produrre, come oggi vuole farci credere il mondo”.

“Sono invisibile” mi ha detto Adriana senza versare neanche una lacrima. Il suo sguardo è triste, vuoto. Dopo una pausa silenziosa ha aggiunto: “Mi sento inutile”. L’ho abbracciata con amore. Non è semplice parlare agli adolescenti… qualsiasi cosa dici loro ottieni questa risposta: “La fai semplice a parlare, ma in fondo cosa puoi saperne tu. Non potrai mai capirmi”. Invece io lo so bene, perché tante volte quando avevo la sua età mi sono ripetuta le stesse parole, mi sono convinta delle stesse idee sbagliate… ma lei questo non può saperlo. Non può sapere che questo è il pensiero che almeno una volta nella vita passa nella testa di ogni adolescente.

“Sai quanto vali tu?” le ho chiesto. Ha iniziato a piangere e con sincerità e imbarazzo mi ha detto “Io? Non credo di valere qualcosa. A scuola sono un disastro, non riesco a prendere voti alti. Per di più mi sento inadeguata, perché sono diversa dai miei compagni. Mi sento più piccola… loro hanno altri interessi, hanno già fatto tante esperienze, qualcuno fuma anche. Sono gentili con me, ma credo che qualche volta ridano alle mie spalle”. Le ho detto: “Immagina di avere un diamante tra le mani. I diamanti sono le pietre più preziose al mondo. Bene. Se io ti dicessi che quel diamante non mi piace, diminuirebbe il suo valore?”. “No”. “Lo stesso vale anche per te. Tu sei più preziosa di un diamante e il tuo valore non dipende dall’apprezzamento di chi ti guarda”.

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Il problema di Adriana, così come quello di ogni adolescente, sta proprio nella particolare fase della vita che sta attraversando. L’adolescenza è un tempo di transizione dall’infanzia all’età adulta. Si passa dalla totale dipendenza dai genitori allo sforzo di distaccarsi con ogni forza da essi per affermarsi come individui autonomi e indipendenti. C’è una nuova identità da acquisire, anzi, da scoprire e questa identità è cercata nelle relazioni con i loro pari in cui si sentono riconosciuti e in cui è gratificato il loro bisogno di affetto e, perché no, anche di successo. È necessario quindi il confronto con i coetanei, ma credo che se i ragazzi non sono accompagnati e bene educati a relazionarsi in modo sano si creano delle problematiche che segnano fortemente e in maniera negativa la loro crescita. Va detto loro che la dignità e il valore di ogni persona non vanno misurati a partire da come li vedono gli altri, né dalle doti che si possiedono o da quanto si riesce a produrre, come oggi vuole farci credere il mondo. Per il mondo tu vali non per ciò che sei, ma per quello che fai e per l’approvazione che ricevi. Questo è sbagliatissimo, perché così i nostri adolescenti iniziano – inconsapevolmente – a confondere il bisogno di essere amati con il bisogno di essere approvati. Si perde così la verità su ciò che sono realmente, sul loro intrinseco valore. 

Faccio un esempio semplice per dare concretezza a quanto dico: se studio e con tanti sacrifici riesco ad avere buoni voti, mamma e papà sono fieri di me, ottengo la stima degli insegnanti e dei compagni, allora sono bravo… valgo qualcosa. Al contrario, se nonostante i miei sforzi ottengo cattivi risultati, deludo mamma e papà, mi sento un fallito e, dopo una serie di esperienze simili, inizio a pensare che non riuscirò mai nella vita… insomma, non valgo niente. Esagero? Io non credo. Ricordo ancora il senso di vergogna che provai diciassette anni fa quando presi il mio primo quattro in storia al liceo e la paura al pensiero di doverlo comunicare ai miei genitori. Il mio disagio, ora posso riconoscerlo, non riguardava solo il senso di colpa per non aver studiato sufficientemente, ma la sensazione angosciosa di non essere riuscita, di aver fallito ed il timore di essere risultata agli occhi dei miei nuovi compagni di classe come “quella che non sa”. Provai a studiare meglio con l’intenzione di “aggiustare” quell’immagine che mi definiva in modo sbagliato. Insomma, non era più per formarmi e apprendere nuove nozioni su quella materia che studiavo, ma per l’immagine di me che volevo che gli altri avessero. Quell’episodio non fu per me un caso isolato e non lo è neanche per i tanti adolescenti con cui ho il piacere di confrontarmi ogni giorno. In alcuni riscontro la stessa paura di fallire, vivono il tempo della scuola e le interrogazioni come una questione di vita o di morte. Questi ragazzi diventano il loro voto, diventano ciò che producono.

Il rischio grande è che questo si proietta in ogni campo, anche quello dell’amore. Si insinua il pensiero che se non si comportano bene, non sono degni d’amore (come se l’amore si meritasse!). Con ogni mezzo possibile va detto loro che il valore che hanno non dipende dal rendimento scolastico o dalla riuscita di ciò che fanno in qualsiasi altro campo, né dall’opinione che gli altri si fanno di loro o dall’approvazione che ricevono. Se volessimo seguire questa logica, invece di scoprire la nostra identità la annienteremmo, perché inizieremmo ad essere ciò che gli altri vogliono che siamo. E neppure saremmo felici, perché è praticamente impossibile piacere a tutti. Allora come scoprire il nostro valore? Non è una domanda semplice, ma è fondamentale porsela e provare a trovare una risposta. Mi viene da dire che il nostro valore dipende da uno sguardo d’amore su di noi. Non uno sguardo qualsiasi, ma uno sguardo ben preciso.

È vero che sentiamo di esistere se siamo guardati da qualcuno, se ci sentiamo amati – in fondo la nostra vita si realizza pienamente non nella carriera, ma nell’amore, nella misura in cui amiamo e riceviamo amore -, dunque è fondamentale che noi ricerchiamo relazioni che danno concretezza alla nostra esistenza (Adriana si sente invisibile, perché pensa che nessuno la guardi con occhi attenti: non ha trovato ancora quegli occhi che la facciano sentire notata, riconosciuta, apprezzata e amata), ma non è da questi sguardi che comprendiamo pienamente il nostro valore. Capita spesso infatti che gli adolescenti, pur avendo tanti amici, intimamente vivano con questo timore: “Se quell’amico conoscesse proprio ogni parte di me, anche quella più intima, e si rendesse conto di chi sono veramente, forse non mi amerebbe ancora”, così quell’affetto, seppure totalmente sincero, non solo non ci conferma nel nostro valore, ma ci fa vivere anche in maniera sbagliata ogni relazione, perché per saziare la fame d’amore che portiamo nel cuore “divoriamo” quanti ci circondano. Ci illudiamo che stiamo amando, ma in realtà stiamo tradendo il senso più profondo dell’amore, che non è prendere tutto per sé, ma è uscire da sé per donarsi gratuitamente all’altro. C’è invece uno sguardo, un amore, che può fare verità sulla nostra esistenza e rivelarci chi siamo… ed è quello di Dio.

Non è facile, soprattutto per i ragazzi scoprire questa realtà, perché Dio non sempre Lo conoscono, non Lo possono vedere e, seppure ne hanno sentito parlare, pensano che Lui non abbia niente a che vedere con loro. È nostro dovere però presentarglielo, parlare di Lui e dell’amore che nutre per ciascuno di noi. Ho provato a fare questo con Adriana… certo, non posso pretendere che lei Lo accolga subito, ma ho gettato un piccolo seme nella sua vita. Le ho chiesto di fidarsi di me, almeno di provarci. Le ho detto che lei non è invisibile, perché c’è Qualcuno che da sempre l’ha desiderata, che la guarda e la ama, che si compiace di lei, che ne ha cura con una sollecitudine più profonda che quella di una madre per il suo bambino. Le ho detto che questo Signore non la ama per ciò che fa, per i risultati che porta, per i suoi successi o fallimenti. Anzi, più non è capace, più si fa a lei prossimo… e che sarebbe bello se lei iniziasse a voler stringere una relazione d’amicizia con Lui, perché sarà l’unico che potrà amarla gratuitamente e incondizionatamente per tutto ciò che è – debolezze, fragilità e limiti compresi -, come neanche lei stessa sarà mai capace di fare verso sé, perché ci saranno sempre delle parti di lei che non le piaceranno. 

Le ho detto che questo Signore la ama fino al punto da donarle la Sua stessa vita, che è proprio questo il suo reale valore e che questo valore non potrà essere mai essere messo in dubbio né dagli altri, né dai suoi fallimenti. Adriana probabilmente non ha capito il senso pieno della particolare verità che le ho consegnato, ma le ho assicurato che se si renderà disponibile a conoscere il Signore (ed io la aiuterò), comprenderà meglio chi è lei e quanto è preziosa. Questa consapevolezza, ne sono certa, darà un volto nuova alla sua vita e alle sue relazioni. Intanto, seppure timidamente, ha iniziato a sorridere.




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