Adolescenza

“Perché ti alzi al mattino?”

sveglia

di Valentina Cristiani

Mi capita sempre più frequentemente di sentire che gli adolescenti si lasciano guidare unicamente dalle proprie emozioni, senza avere altro scopo se non ciò che fa stare bene o che piace. Ma ciò che fa stare bene è veramente un bene?

“Perché ti alzi al mattino?”, ogni volta che chiedo questo agli adolescenti generalmente restano in silenzio o, al massimo, dopo una pausa imbarazzata, mi rispondono: “Non so”. Il vero problema non è la risposta, ma l’assenza di domanda. I nostri ragazzi oggi non sono abituati – e non sono neanche aiutati – a porsi le domande fondamentali della vita: Chi siamo? Qual è il senso del nostro vivere? Qual è il senso del dolore e della morte? Dare risposte a queste domande ci dà un orientamento, ci dà uno scopo, stabilisce in quale direzione incamminarci… ma se tutto questo manca non andiamo proprio da nessuna parte o, se ci muoviamo, vaghiamo disorientati, inevitabilmente ci perdiamo e davanti a certi eventi inaspettati o dolorosi crolliamo. Il mondo ci invita a non farci tante domande, a non pensare, a non avere desideri (i desideri ci muovono, ci spingono a cercare… noi cerchiamo, l’uomo cerca… naturalmente, istintivamente, profondamente cerca qualcosa, anzi Qualcuno). 

“Metti un po’ di musica leggera, perché ho voglia di niente. Metti un po’ di musica leggera nel silenzio assordante per non cadere dentro al buco nero che sta ad un passo da noi”, ascoltiamo ripetutamente alla radio in questi giorni. Un tormentone che sento cantare continuamente dagli adolescenti. Un chiaro invito a non desiderare, a riempire il silenzio di suoni, a non scendere mai nelle profondità del proprio intimo, ma piuttosto a restare in superficie e vivere la vita senza pensare. Persino durante il lockdown, nel tempo in cui tutti siamo stati costretti a stare soli, a fare i conti con noi stessi, gli adolescenti (complici i genitori) si sono lasciati totalmente assorbire dai vari social e serie tv, anestetizzando i pensieri e la coscienza. Un’occasione mancata per fare una verifica sincera della nostra vita, per fare verità su ciò che siamo e su ciò che siamo chiamati ad essere. L’unica verità a cui prestiamo orecchio diventa quella relativa alle nostre emozioni, a quello che ci piace, a quello che ci fa stare bene. Una verità, appunto, relativa. Emblema di questa realtà è la canzone con cui Arisa si è presentata due anni fa sul palco di Sanremo. Ecco una parte del testo: 

Credere all’eternità è difficile,
basta non pensarci più e vivere
e chiedersi che senso ha è inutile
se un giorno tutto questo finirà.
Ritrovare un senso a questo assurdo controsenso
è solamente la più stupida follia.

Se non ci penso più mi sento bene,
guardo una serie alla tv e mi sento bene.
Leggo un giornale, mi sdraio al mare
e prendo la mia vita come viene.
Se non ci penso più mi sento bene”.

La cara Arisa si fa portavoce di una società che etichetta come stupido, folle, chi non si accontenta di subire passivamente la vita cercando un senso più alto… una società che invita a cogliere l’attimo presente, a vivere la vita come viene senza farsi troppe domande, avendo come unica legge se stessi e il proprio benessere, il proprio piacere. Un modo di vivere che non è diverso da quello degli animali, regolati esclusivamente dall’istinto e incapaci di ragionare.

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Capiamo bene che rispondendo unicamente ai nostri interessi e a ciò che ci fa stare bene non ci sarebbe spazio che per noi nella nostra vita. Noi e nessun altro: né Dio, né gli altri. E questa verità che risponde al nostro egoismo, ci ripiega su noi stessi e ci distrugge. Perdiamo l’occasione di amare, di donarci, di mettere da parte noi stessi per il bene dell’altro. Sembra che io la stia facendo troppo tragica, ma mi capita sempre più frequentemente di sentire che gli adolescenti si lasciano guidare unicamente dalle proprie emozioni, senza avere altro scopo se non ciò che fa stare bene o che piace loro e non ciò che è veramente bene (sì, perché non sempre ciò che ci fa stare bene è per noi un bene) per la loro vita e quella degli altri. Questo pensiero ha conseguenze grandi anche nelle relazioni: l’altro va bene fin quando ci dà attenzioni, la pensa come noi e ci asseconda. Quando non è così tagliamo la relazione, stiamo meglio da soli! Persino con Dio si agisce così: finché va tutto a gonfie vele, il Signore ci ama, altrimenti questo Signore è solo un Dio terribile, perché se fosse veramente buono e ci amasse non permetterebbe certe cose. Alla Celebrazione Eucaristica andiamo fintanto che sentiamo una particolare gioia ed un particolare trasporto, ma se questo trasporto inizia a scemare – e quante volte ho sentito questa frase: “La Messa non mi trasmette più niente” – , ci troviamo cose più interessanti da fare. Potrei continuare con mille altri esempi…

Ma perché il mondo ci racconta tutte queste menzogne e vuole allontanarci dalla Verità? Credo che sia perché ha deciso che possiamo fare a meno di Dio… ci vuole far credere che possiamo vivere – e vivere bene – anche senza di Lui e così ne dà un’immagine menzognera. Ce Lo presenta come un Dio rivale dell’uomo, che ci vieta ciò che è bello, buono e piacevole, un Dio padrone che domina e che tante volte non ha cura del debole. Ma questa menzogna si chiama “peccato originale” ed è questo che da sempre sta alla base di tutti i nostri mali: non avere un’immagine adeguata di Dio e prenderne le distanze. Gesù è venuto a presentarci l’immagine veritiera di Dio che è Padre… un Padre di misericordia, un Padre che dona e che perdona. Un Padre che non è antagonista dell’uomo, ma che è servo dell’uomo, che ama a Sue spese. Forse da qui bisognerebbe ripartire, dall’essere figli amati. Ecco che cambia tutto: non ci troviamo in questo mondo così per caso e la nostra vita non finisce con i giorni dell’esistenza terrena. Abbiamo così una direzione… le nostre giornate acquistano un senso. La méta da raggiungere diventa il buon motivo per cui alzarsi al mattino.




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1 risposta su ““Perché ti alzi al mattino?””

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