Crisi coniugale

“Non mi sentivo più amato da mia moglie. Ho cercato conforto in chat…”

smartphone

di Giovanni e Roberta Casaroli, di Retrouvaille Italia

Da dove riprendere il cammino dopo essersi smarriti? Dal perdono, è questo l’insegnamento del programma Retrouvaille come testimoniano Andrea e Simona: “Il cammino di Retrouvaille è stato fondamentale per andare avanti e prendere la decisione di perdonarmi: il primo passo per tornare ad essere amabile e riuscire a guardare di nuovo Simona e i miei figli negli occhi”.

Andrea

Fu un giorno magico quello del nostro matrimonio. Organizzato nei minimi particolari, dando rilievo soprattutto alla Celebrazione e ai canti della Messa: avevamo fatto gli animatori in parrocchia e frequentato corsi vocazionali ad Assisi. Avevamo valori, ideali, desideri simili. Simona ed io avevamo deciso di intonare come solisti un canto che riprende i poemi del Cantico dei Cantici. Una delle prime frasi di questo canto dice: «Nuove strade si aprono davanti ai nostri passi…». Io mi sentivo fortunato e desideroso di iniziare a percorrere queste nuove strade, sicuro che mi avrebbero portato tanta felicità.

Simona

Il primo anno di matrimonio fu bello e intenso, ma con qualche incomprensione causata dalla mia gelosia, assolutamente non motivata, per un fidanzamento di Andrea durato molti anni e avvenuto prima che mi conoscesse. La nascita del nostro primo figlio, però, migliorò il nostro rapporto. Andrea, come papà e marito, era meraviglioso e io acquistavo sempre più sicurezza in me stessa. Col passare del tempo la routine quotidiana, la stanchezza e la pigrizia ci hanno fatto allontanare un po’. Non ci dedicavamo tempo, non ridevamo più, non ci cercavamo e anche il dialogo si era ridotto ed era diventato superficiale e spesso acido. Ce ne rendevamo conto e ci promettevamo di farci aiutare da un nostro amico prete che ci conosceva dal tempo del fidanzamento e che ci aveva sposati. Ma poi reputavamo di potercela fare con le nostre forze, perché in fondo i nostri problemi non erano così gravi come le coppie che si separavano e sicuramente sarebbero passati da soli non appena avessimo avuto un po’ di tempo da dedicare alla nostra relazione! E invece no. Con la nascita del nostro secondo bambino il rapporto è andato sempre più deteriorandosi. Io mi sentivo molto sola e non più in comunione con Andrea. Provavo per lui indifferenza. La nostra comunicazione era concentrata sulle faccende quotidiane. Sentivo di non amare più Andrea come quando l’avevo sposato. Spesso lo giudicavo negativamente e lo criticavo, paragonandolo ai mariti delle mie amiche che, secondo me, erano migliori.

Andrea

Gli atteggiamenti diversi ereditati nelle nostre famiglie d’origine, ovvero il mio essere taciturno, pigro e accondiscendente e l’essere di Simona pianificatrice, giudicante e aggressiva, iniziarono a manifestarsi ben presto: le differenze ci portavano a scontrarci e a provare rancore e chiusura. Rivendicazioni, ripicche continue sulle piccole cose quotidiane mi provocavano frustrazione e rabbia. Spesso aspettavo il sabato mattina per uscire e andare a fare un aperitivo, per vivere un momento di spensieratezza con mia moglie ma, puntualmente, questo mio desiderio veniva annullato per aspetti pratici che riguardavano l’organizzazione della casa, le pulizie settimanali o il dover andare ad acquistare l’ennesimo tappeto o tenda che ancora mancava per rendere la casa… perfetta! Non mi sentivo più amato. Per un certo periodo eravamo andati insieme dal nostro amico prete per farci aiutare, ma ben presto mi ero fatto prendere dallo sconforto, poiché la nostra situazione non cambiava. Così ho iniziato a chiudermi, pensando che ormai ero dentro quel matrimonio e mi dovevo rassegnare! Pensavo che Dio non avesse tempo per occuparsi di noi. In realtà ero io che mi ero allontanato dal Signore: non pregavo più e non permettevo a Dio di occuparsi del nostro matrimonio. La mia fede si era affievolita e iniziavo a pensare che Dio con la vita reale di tutti i giorni poco c’entrasse… i valori in cui avevo creduto per tutta una vita sembravano non appartenermi più.

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Simona

Senza rendercene conto, eravamo arrivati a vivere come separati in casa. Il tutto peggiorò quando Andrea iniziò ad andare in trasferta quindici giorni al mese: io mi sentivo sempre più distaccata e la cosa peggiore è che me ne rendevo conto ma pensavo che le cose, con il tempo, sarebbero migliorate da sole. Quando era in trasferta, le nostre telefonate si riducevano a pochissimi minuti di conversazione, durante i quali si parlava a stento dei bambini. Mi sentivo affaticata e soprattutto non compresa da Andrea e non apprezzata per tutti gli sforzi che facevo per mandare avanti una casa e due bambini piccoli… da sola! Per reazione ero arrivata a non aver più tempo per lui né quando era in casa né quando era in trasferta. C’era sempre qualcosa di più urgente. Avevo delle aspettative di momenti speciali e d’intimità quando lui ritornava a casa che, puntualmente, venivano deluse e io mi chiudevo ancora di più in me stessa e provavo un’enorme rabbia nei suoi confronti, al punto tale che non vedevo l’ora che ripartisse. Anche come padre si era trasformato: sembrava che i bambini gli dessero solo fastidio. Era un estraneo, rinchiuso in un suo mondo.

Andrea

La lontananza da casa per lunghi periodi contribuì a farmi sentire sempre più stanco e apatico. Tra di noi era subentrata, ormai, l’indifferenza e tutto questo aveva spostato la mia attenzione verso il mondo virtuale, verso internet e in particolare una chat di uomini e donne, non finalizzata in particolare a incontri, ma dove si potevano fare nuove amicizie virtuali. Ho iniziato a cercare contatti con ragazze in generale. In principio ho provato stupore per il piacere di parlare virtualmente, di rompere i freni inibitori e potermi aprire senza paura di essere giudicato e criticato. Il mondo virtuale delle chat era il mio mondo, solo mio e nessuno della mia vita reale doveva venirne a conoscenza. Il mio sangue scorreva in quei fili: lì mi sentivo bene e, cosa più assurda, mi sentivo apprezzato. In quei contatti io ero lì a fare quello delicato, che sapeva ascoltare senza giudicare ed era anche divertente. Dopo un po’ subentrò il desiderio di sentire la voce e quindi lo scambio dei numeri di cellulare. Permettere a un’altra persona di entrare nella mia vita reale è stato come saltare un fosso, infatti alle telefonate sono poi seguiti gli incontri e, nell’arco di una decina di mesi, ci sono stati tradimenti fisici con donne diverse. La menzogna ormai faceva parte del mio vocabolario e del mio rapporto con Simona: le partite di calcetto o finte trasferte di un giorno erano le possibilità che mi ritagliavo per incontri clandestini. Quel mondo, fatto di conoscenze squallide e superficiali, era abitato da persone sole alla ricerca di un qualche appagamento. Io mi sentivo molto solo. Nei pochi momenti di lucidità, non avevo né la forza né il coraggio e l’umiltà per chiedere aiuto. Per non avere problemi di coscienza, avevo allontanato tutti, convinto che sarei potuto uscire fuori da quella situazione da solo, prima o poi. Nella mia vita non c’era più posto per Dio. Ma il Signore, che conosce le mie debolezze, ha deciso di dare una svolta che avrebbe rivoltato come un calzino la mia vita e, quindi, il nostro matrimonio, scegliendo la mano innocente del nostro secondo figlio di due anni per far portare il mio cellulare a Simona.

Simona

In quel momento mi crollò il mondo addosso e, come una furia, scaraventai il cellulare addosso ad Andrea. Mi sentii ferita, umiliata e delusa. Il mio stato di disperazione era talmente profondo e viscerale che mi sembrava di toccare l’inferno e che da lì non sarei più potuta uscire. Mi sentivo piena di odio, disprezzo e disgusto. Non era possibile che una persona come lui, con il suo percorso di vita, fosse caduto in quello squallore. 

Andrea

Quando lei si è presentata con quel telefono in mano, in un attimo mi è passata la vita davanti, mi sono sentito sconvolto, perso, disperato e miserabile. In quel momento stavo subendo un elettroshock. Tutto mi è sembrato più chiaro. Improvvisamente mi sono reso conto di ciò che avevo fatto, di quello che ero diventato ma, allo stesso tempo, non ci potevo credere: era come vedere un film con me come protagonista cattivo! Sembrava impossibile che fosse successo realmente! Come era possibile che fossi arrivato fino a quel punto e che almeno il buon senso e i sensi di colpa non mi avessero fermato?

Simona

Come aveva potuto Andrea trasformarsi così tanto? Il dolore di quella scoperta fu così intenso che avevo sempre un forte male allo stomaco, mi mancava l’aria, il corpo mi tremava talmente forte da battere i denti, non avevo energia per fare niente e i bambini erano solo un peso che aggravava la mia vita già così dura. Nei mesi a seguire alternavo momenti di speranza a momenti di disperazione. Ero accecata dalla rabbia furiosa e dalla voglia di vendetta, sia verso mio marito sia verso le altre donne con cui mi aveva tradita. Lo scopo della mia giornata era questa vendetta. E andavo anche su internet per cercare quelle donne! Il dolore che procuravo a me stessa e a quelli che mi circondavano con questi comportamenti distruttivi era enorme, ma io non me ne rendevo conto, anche se tutti me lo facevano notare. Nello stesso tempo, però, nella nostra relazione sessuale lo cercavo più di prima perché avevo bisogno di sentirlo vicino fisicamente. Avevo bisogno di sentire il suo amore fisico per non impazzire, per ricaricarmi in qualche modo, per resistere a tutto questo. Forse era anche un modo per affermare me stessa, per ritrovare una mia validità come donna e, anche se sentivo di non avere più nessun valore per lui, volevo che si pentisse per essersene andato. Avrei voluto non vedere mai più Andrea, ma pensavo anche ai bambini e a come saremmo vissuti senza di lui, alla responsabilità di disfare una famiglia. Saremmo stati felici io e i bambini senza Andrea? Avrebbe avuto senso la mia vita? Ero combattuta: gli preparavo le valigie e poi gliele facevo disfare. In me c’era una vera lotta interiore: da una parte il desiderio di far vincere il mio orgoglio e il mio amor proprio, dall’altra il desiderio di non distruggere una famiglia. Ma nella mia disperazione non mi rendevo conto di quanto il mio comportamento avesse contribuito ad allontanare Andrea da me. Pensavo di non avere colpe nel nostro matrimonio. Solo più tardi avrei capito le mie responsabilità.

Andrea

Vedere e vivere tanta sofferenza provocata da me era estenuante. Le notti passate in bianco con la paura di subire anche aggressioni fisiche da parte di mia moglie mi sfibravano, tanto che, talvolta, subentrava il desiderio di mollare tutto nell’illusione che la mia famiglia sarebbe stata meglio senza di me. Il tempo si era fermato pensando agli errori commessi: non avevo più stima in me stesso e dovevo fare un doppio sforzo per amare Simona dato che già non amavo me stesso. Mi sentivo un fallito come padre, come marito, come uomo.

Simona

Nei pochi momenti di lucidità e nei brevi momenti in cui la rabbia non prendeva il sopravvento, iniziai a pensare cosa si poteva fare per ricostruire un matrimonio e una famiglia distrutta e andai a parlare con il nostro amico sacerdote che ci consigliò di tornare ad Assisi, alle origini, dove eravamo stati da fidanzati. Ad Assisi circa sei anni prima avevamo fatto il corso per fidanzati e lì avevamo avuto la certezza di essere fatti l’una per l’altro e di essere destinati a stare insieme tutta la vita. Pensavamo che niente di insormontabile ci avrebbe potuto colpire perché noi avremmo sempre messo in mezzo alla nostra relazione il Signore e invece ecco dove eravamo finiti! Dopo tre intensi giorni, un padre francescano che si occupava proprio di famiglie ci regalò un libro e, leggendolo, sentimmo parlare per la prima volta di Retrouvaille: un percorso per coppie in crisi. Come se non bastasse, tornati a casa, dei nostri amici intimi ci portarono un volantino che riportava alcune date per partecipare ai weekend di Retrouvaille: ci sembrò che tutto questo facesse parte di un disegno prestabilito. E così decidemmo di partecipare.

Andrea

Al weekend di Retrouvaille non eravamo soli: c’erano altre coppie in crisi che lottavano per il proprio matrimonio! In quei giorni fu piantato il seme per la ricostruzione del nostro matrimonio, una ricostruzione lenta e faticosa. I momenti di disperazione e rabbia ci sono stati. Di tanto in tanto perdevo la speranza e pensavo che una soluzione fosse andare via di casa. Più passavano i giorni, infatti, e più prendevo coscienza di quanto male avessi fatto e i sensi di colpa diventavano quotidianamente sempre più pesanti, opprimenti: sentivo che dovevo fare qualcosa per non rischiare realmente di impazzire. In quei momenti di stanchezza e disperazione, chiedevo aiuto a tutti. Chiedevo aiuto a lui: il Signore era tornato a far parte della mia vita! Avevo bisogno di toccare così tanto il fondo per poter riemergere e tornare a fidarmi e affidarmi a lui? Il cammino di Retrouvaille è stato fondamentale per andare avanti e prendere la decisione di perdonarmi: il primo passo per tornare ad essere amabile e riuscire a guardare di nuovo Simona e i miei figli negli occhi. Ho iniziato pian piano a ricostruire, a tornare a volermi bene e a lavorare sull’autostima e, finalmente, mi sono sentito accettato da Simona, anche nelle mie debolezze. L’atteggiamento di Simona è stato fondamentale: il suo mettersi in discussione per ricercare insieme i motivi che ci avevano portati ad allontanarci. Mi sono aperto. Mi sono fatto conoscere nel profondo. E lei mi ha accolto pienamente, permettendomi di essere me stesso e senza paura di essere giudicato.

Simona

Anche io avevo avuto delle responsabilità di fronte al crollo del nostro matrimonio. Andrea mi aveva tradita! Ma io cosa avevo fatto, negli anni, per rendermi amabile e per amare mio marito? Avevo mantenuto la promessa di amarlo tutti i giorni della mia vita? La risposta che mi davo era questa: avevo amato me stessa, le mie esigenze, le mie lamentele, la mia pigrizia, il mio essere perfettina. La mia maschera di superdonna, che avevo indossato per troppo tempo, mi aveva fatto pensare di essere al centro del mondo e di poter risolvere tutti i problemi da sola, senza fidarmi di Andrea e delle sue capacità. Avevo messo mio marito all’ultimo posto: dopo i figli, dopo i miei genitori, dopo gli amici e dopo l’organizzazione familiare che gestivo quasi fosse un’azienda. Il mio atteggiamento doveva cambiare: non volevo più rimanere attaccata alla mia offesa, volevo ricostruire il mio matrimonio e non restare concentrata solo su me stessa. Così ho deciso di manifestare il mio dolore con tenerezza, provando a lasciarmi amare da Andrea. Il perdono non è stato automatico! Ci è voluto tanto tempo e soprattutto è stato necessario prendere la decisione di perdonare. Decisione che ho preso iniziando ad avere atteggiamenti contrari ai miei impulsi, ma importanti per ricostruire la relazione come, per esempio, quello di non usare più internet per fare ricerche sulle altre donne.

Andrea

Un cammino continuo, un ritorno alle origini per ricostruire, per mettere da parte i sensi di colpa, per non fissarmi più sulla frase “ma cosa ho fatto?” bensì ripartire da “e ora cosa faccio?”.

Simona

La forza per andare avanti è stata la promessa matrimoniale e credere in Gesù risorto: mi ero sposata ben sapendo che sarebbe stato per sempre. Non avrei mai immaginato che la cattiva sorte sarebbe stata così dura da affrontare. Ma avevo promesso! Dovevo avere speranza e forza nell’abbracciare la croce, nell’attendere la mia resurrezione.

Andrea

Il giorno del nostro matrimonio, io e Simona avevamo intonato un canto che riprende i poemi del Cantico dei Cantici e le ultime frasi dicono: «… e passeranno i mesi e le stagioni, la nostra terra si coprirà di frutti. Cadrà la neve sui nostri capelli, ma il fuoco acceso non si spegnerà».

Ho voluto ripartire da queste frasi, dal fuoco acceso quando ci siamo incontrati e che ha permesso di superare tutto quello che abbiamo e stiamo affrontando e dalla volontà di alimentarlo con legna pregiata in modo da produrre calore per la nostra famiglia e per tutti quelli che avranno bisogno di scaldarsi. Sì, «Cadrà la neve sui nostri capelli, ma il fuoco acceso non si spegnerà».

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