Cosa dice lo Spirito Santo ai genitori?

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Cari genitori, avete mai pensato che lo Spirito Santo può rappresentare un supporto insostituibile per il compito educativo? Le sue preziose virtù sono infatti l’antidoto ai mali che ostacolano la relazione genitori-figli.

Un progetto educativo, pur bene impostato, si scontra con tante resistenze, interiori ed esteriori, vi sono le debolezze di ciascuno e i condizionamenti sociali, le incomprensioni, le sollecitazioni e le tentazioni del maligno che continuamente provoca la nostra fede. Di fronte a queste difficoltà, che in alcuni momenti possono apparire molto superiori alle nostre forze, è necessario per i genitori chiedere umilmente il dono dello Spirito e delle sue virtù.

San Paolo nella Lettera ai Galati al Capitolo 5 dice che il frutto dello Spirito è amore, gioia, pace, pazienza, benevolenza, bontà, fedeltà, mitezza, dominio di sé. Dunque le virtù non sono opere, ma frutto: in tal modo sembra dire che amore, gioia, pace, pazienza, benevolenza, ecc. non sono opere dell’uomo, atteggiamenti o iniziative che nascono da lui e trovano in lui la sua forza, ma sono gli effetti prodotti in noi dalla grazia dello Spirito. Il fatto stesso che si parla di frutto e non di frutti, sottolinea maggiormente che una è la fonte da cui scaturisce una vita ricca di ogni virtù. Dunque come genitori cristiani abbiamo il dovere di invitare i nostri figli a camminare secondo lo Spirito.

La lista delle virtù si apre significativamente con l’amore. Lo Spirito effonde nei nostri cuori l’amore di Dio (Rm 5,5), cioè Dio stesso che è Amore (1Gv 4,7). Questa presenza di Dio in noi diventa una sorgente da cui sgorga una vita nuova, comunica una forza che ci permette “ogni mattina di risorgere e sognare sempre impossibili itinerari”. Per il genitore si tratta di testimoniare al figlio la certezza che Dio provvede e non manca di accompagnare e di donare le energie necessarie per cui ne vale sempre la pena anche quando sembra di perdere in realtà l’amore vince. L’amore è l’elemento che più di ogni altro distingue l’essere umano: “Amo, dunque sono”. L’amore potenzia ogni nostra attitudine, ogni aspetto della nostra personalità. L’amore “scaccia il timore” (1Gv 4,18) e ci rende audaci: chi ama non calcola, non traccia il confine tra il possibile e l’impossibile. Testimoniare al figlio una vita donata anche nella genitorialità significa educare a fare della vita, di tutta la vita, un dono per tutti. Quando parla dell’amore Gesù non fa distinzione e non pone limiti e condizioni, come noi siamo soliti fare. Il fatto che l’amore sia un dono significa che viene da Dio e non può dunque rimanere legato alle emozioni, sempre mutevoli. Se l’amore fosse solo un sentimento non potremmo ad esempio amare i nemici. Dio ama non costringe. Propone non impone: ecco una dinamica educativa che può usare il genitore per educare all’amore. Tutto ciò che è fatto per costrizione non è gradito a Dio. È l’amore che deve imporre la sua dolce legge e invitare ciascuno a limitare le sue pretese e a rinnegare il proprio io, in famiglia ci si può esercitare perché in famiglia l’amore non si nutre di eventi straordinari ma si manifesta nelle piccole cose. 

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La gioia dello Spirito, invece, non è una condizione psicologica, una particolare emozione che in determinate circostanze invade la nostra esistenza. La gioia è il volto luminoso della fede, nasce dalla certezza che Dio accompagna i nostri passi, in tutti i giorni, anche in quelli di pioggia e di oscurità. Quando i figli sono piccoli ci si attarda a suscitare in loro un sorriso, ogni piccola smorfia, espressione, soprattutto quando sono neonati, ci fa gioire perché si sembra che ci sorridano. È l’affermazione della bellezza dell’esistere. Il loro sorriso ci comunica sentimenti di pace. Il genitore è chiamato a suscitare il sorriso, perché è il segno di chi rende grazie, di chi si sente amato, pensato e corrisponde, a partire dalla espressione del volto. Ad una suora che aveva chiesto di andare a visitare i poveri, in un momento in cui il suo volto appariva triste, Madre Teresa dice: “Non andarci. Torna a coricarti. Con un volto così non si può andare a trovare i poveri”. 

La perfezione della gioia è la pace perché costituisce il segno interiore della grazia, cioè di una vita nuova. Una situazione di stabilità interiore, una vita riconciliata che diventa segno di riconciliazione. Nella vita familiare la pace si manifesta nella serenità con cui si affrontano gli eventi, anche quelli più imprevisti; nella capacità di perdonarsi reciprocamente per sanare ogni ferita, nel rifiuto di ogni inutile competizione e di ogni tentativo di prevalere sull’altro. La pace si coltiva dove si accetta “Cristo, nostra pace” (Ef 2,14) come unico Maestro.

Un sistema educativo impostato sui primi tre doni (amore, gioia e pace) dovrebbe essere la premessa per sperimentare gli altri.  Amore, pace e gioia fanno riferimento all’azione dello Spirito nel cuore di ciascuno. Gli altri doni, invece, possono essere letti come il riflesso di questa grazia, un’espressione di questa nuova vita interiore: la pazienza, la benevolenza, la bontà, la fedeltà, la mitezza e il dominio di sé indicano la modalità con cui il cristiano è chiamato a vivere la sua fede nelle concrete vicende storiche in cui il Regno di Dio si manifesta e cresce. Ecco perciò che rappresentano una traccia per i genitori che educano alla fede.  

 

Cari genitori, la paternità e la maternità vissuti come il riflesso della paternità divina sono una progressiva crescita in cui i doni dello Spirito e le virtù che abbiamo ricevuto trovano sempre più spazio fino a diventare uno stile di vita. Non dobbiamo mai dimenticare però che gli impegni scaturiscono da una vita spirituale che viene continuamente plasmata dalla grazia. La presenza dello Spirito non toglie la fatica del nostro compito, ma ricolma di una certezza che mai abbandona il credente: Abbà, Padre! La certezza di essere figli vince ogni paura e permette di affrontare ogni avversità.




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Giovanna Pauciulo

Sposa e madre di tre figli, insieme al marito Giuseppe è referente della Pastorale Familiare per la Campania, ha conseguito il Master in Scienze del Matrimonio e della Famiglia presso il Pontificio Istituto Teologico Giovanni Paolo II. Conduce su Radio Maria la trasmissione “Diventare genitori. Crescere assieme ai figli”. Collabora con Punto Famiglia su temi riguardanti la genitorialità e l’educazione alla fede dei figli. Con Editrice Punto Famiglia ha pubblicato: Vivere la Prima Eucaristia in famiglia (2018), La Prima Comunione di nostro figlio (2018).

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