Vita

Dorothy Day, l’aborto, la conversione, il coraggio

Dorothy Day

di Gianni Mussini

Era stata una combattente a favore della parità di genere e del controllo delle nascite. Poi quell’aborto procurato e il profondo buio che ne seguì: una strada che la portò alla conversione e a diventare una sostenitrice dell’insegnamento della Chiesa su matrimonio e vita. Di chi parlo? Di Dorothy Day naturalmente…

«In questi tempi, in cui le preoccupazioni sociali sono così importanti, non posso mancare di menzionare la serva di Dio, Dorothy Day, che ha fondato il ‘Catholic Worker Movement’. Il suo impegno sociale, la sua passione per la giustizia e la causa degli oppressi, erano ispirati dal Vangelo, dalla sua fede e dall’esempio dei santi…»

Sono le parole pronunciate da papa Francesco al Congresso degli Stati Uniti il 24 settembre 2015, comprendendo Dorothy Day (1897-1980) nei quattro grandi che esprimono il meglio dell’anima americana: con lei, il presidente antischiavista Abraham Lincoln, lo scrittore cristiano Thomas Merton, il profeta dell’uguaglianza razziale Marthin Luther King. 

Nomi, gli ultimi tre, la cui notorietà stride con la figura – ancora poco conosciuta in Italia – di Dorothy Day, sulla quale va segnalato comunque un intonatissimo articolo di Cristina Carpinelli comparso su “NoiDonne”, un magazine tradizionalmente schierato su posizioni di sinistra, femministe e pro choice

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E su simili posizioni era stata all’inizio la stessa Dorothy, una combattente nata per andare controcorrente. Di qui per esempio le sue battaglie per la parità di genere e il controllo delle nascite, in aggiunta a quelle per una radicale giustizia sociale ed economica. Ma la sua vita cambiò di colpo dopo la drammatica esperienza di un aborto procurato (di cui si pentì ogni giorno della sua vita), con la successiva conversione al cattolicesimo.

Da allora Dorothy mantenne il cuore delle sue posizioni socialmente radicali e pacifiste, espresse per esempio nel Catholic Worker Movement citato da Francesco, e anche nell’impegno contro il franchismo (guerra civile spagnola), più tardi contro la guerra del Vietnam e l’uso dell’arma atomica. Ma arricchiva queste battaglie con un nuovo stile e nuovi contenuti, sempre però dalla parte degli ultimi e di cause poco gradite al mondo

Come spiega la Carpinelli, “il suo spirito antiautoritario, antimperialista, così come la sua difesa dei diritti delle donne e dei neri si coniugheranno sempre più con un vero attaccamento alla tradizione religiosa” che la porterà a rifiutare il movimento del Sessantotto e la rivoluzione sessuale di quegli anni. Su aborto e divorzio Dorothy asseconderà sempre strenuamente l’insegnamento della Chiesa, sostenendo per esempio che “non c’è stato soltanto il genocidio degli ebrei” ma anche “un intero programma di controllo delle nascite e aborto, che è un altro genocidio”.

Il suo è insomma un misto di conservatorismo e progressismo che non stupisce abbia colpito una figura per certi versi analoga alla sua come quella di papa Bergoglio. Così come non stupisce che di Dorothy Day parli (giugno 2021) l’inserto “Donne Chiesa Mondo” dell’”Osservatore romano”, con un articolo di Carla Susani inserito in un numero della rivista dall’istruttivo titolo Donne fuori dal sistema: le samaritane di ieri e di oggi.




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