CORRISPONDENZA FAMILIARE

di don Silvio Longobardi

È nato. È sano! Storie che non fanno cronaca…

21 Giugno 2021

ecografia

Quante volte la superficialità della diagnosi medica prenatale e la successiva amplificazione delle possibili ricadute negative finiscono inevitabilmente per favorire e quasi costringere (dal punto di vista psicologico) all’aborto? C’è un aborto che, oltre alla dignità della persona, offende anche la ragione e la scienza medica.

Cara Giovanna, 

pochi giorni fa è nato Antonio, il figlio di Giulia, è ancora un batuffolo di carne ma ha già una storia interessante, tutta da raccontare. Durante la gravidanza alcune indagini diagnostiche avevano messo in allarme medici e genitori, alcune macchie (concedimi l’uso di termini assolutamente inadeguati dal punto di vista scientifico) facevano pensare alla presenza di gravi patologie. Il ginecologo ipotizzava una massa tumorale o altre malattie, tutte di una certa entità. Puoi immaginare lo sconcerto e l’angoscia dei genitori. In queste condizioni altre coppie avrebbero immediatamente perseguito la via dell’aborto. Senza pensarci due volte. E forse i familiari avrebbero ringraziato il medico e la scienza per lo scampato pericolo. 

Eppure quella coppia, credente ma non troppo, era circondata da parenti e amici che invece hanno fatto della fede l’abito feriale. È scattato immediatamente lo scudo penale, per non far pagare al bambino l’incapacità, gli errori e le paure degli adulti. Hanno intensificato la preghiera e hanno fatto intravedere altre strade per arrivare ad una diagnosi meno approssimativa. Hanno inviato gli incerti genitori da un esperto ginecologo, amico di vecchia data, che ha consigliato un ricovero al Policlinico Gemelli per una serie di indagini più dettagliate. Si è arrivati così alla conclusione che quelle macchie ci sono e sono la spia di un problema che non presenta però una particolare gravità. 

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Come puoi immaginare, la gravidanza è stata attentamente monitorata attraverso visite e indagini diagnostiche più accurate. Grazie a Dio oggi non mancano i mezzi tecnici per seguire l’evoluzione della patologia e intervenire tempestivamente in caso di necessità. Questa è la vera scienza, quella che cura e restituisce la salute, non quella che dà la morte. Il bambino è nato, non presenta alcuna malformazione. La situazione clinica è sotto controllo, vi sono problemi che possono essere affrontati senza particolare affanno. 

È una storia emblematica. Quante volte la superficialità della diagnosi medica e la successiva amplificazione delle possibili ricadute negative finiscono inevitabilmente per favorire e quasi costringere (dal punto di vista psicologico) all’aborto tutte quelle persone che non hanno una coscienza chiara della dignità della vita fin dal concepimento. Quanti bambini vengono abortiti solo… per precauzione. Quella precauzione sanitaria, oggi invocata a più riprese nella vita sociale per evitare ogni possibile contagio, viene utilizzata da anni nell’esperienza medica per evitare la più piccola malformazione. Anche in questo caso è la paura a dettare legge e a imporre comportamenti che rinnegano la relazione, stracciano il primo e più naturale patto di alleanza, quello che lega la made al suo bambino. 

Storie come queste, e tante altre simili, dovrebbero essere raccontate. Sarebbe interessante pubblicare un libro sull’aborto bianco. Ogni intervento abortivo rappresenta un delitto, un’intrusione violenta nella vita di una creatura che muove i primi passi. Ma c’è un aborto che, oltre alla dignità della persona, offende anche la ragione e la scienza medica. Per sua natura l’operatore sanitario, ha il compito di approfondire le cause della malattia e individuare una terapia adeguata. Questa regola non viene applicata quando si tratta di un bambino non ancora nato. In questo caso la semplice presunzione di una patologia è sufficiente per sopprimere la vita. 

In questo caso l’aborto appare più che legittimo (!) e invece si rivela un grande bluff perché nella gran parte dei casi la patologia non è una certezza scientifica ma un’ipotesi, spesso vaga e inconsistente. L’aborto si rivela così una grande menzogna. Mi sembra un buon titolo per il prossimo libro. È un tema che andrebbe approfondito. Un libro come questo non troverà spazio nel diktat culturale odierno, che ha fatto dell’aborto la sua bandiera, ma può aiutare tante famiglie a non perdersi d’animo quando si trova dinanzi ad una diagnosi dolorosa, spacciata come verità scientifica da medici incompetenti. 

Quante volte la diagnosi si è rivelata infondata. Lo possono attestare con gioia quei genitori che, malgrado le indicazioni del ginecologo e i condizionamenti dei parenti, hanno deciso di portare avanti la gravidanza. Non possono dire nulla tutti gli altri, quelli che, prigionieri della paura, hanno scelto di soffocare la vita appena sbocciata in grembo, gettando così a mare quel piccolo migrante. In barba a tutta la retorica sull’accoglienza del rifugiato. 

Cara Giovanna, la nostra battaglia sembra non avere peso specifico in una società che vuole fare dell’aborto un diritto da promuovere e da garantire. Un’irresponsabile scelta di morte. Siamo abituati a lottare. Non tiriamoci indietro, facciamo la nostra parte con la coscienza di essere discepoli di Colui che ha già vinto.




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