Ddl Zan

Caro Draghi, mi spiega cosa intende per “pluralismo”?

Mario Draghi

Presidenza della Repubblica, Attribution, via Wikimedia Commons

di Ida Giangrande

La Chiesa chiede di essere tutelata nel suo diritto a diffondere le proprie convinzioni senza arrecare danno ad alcuno come da Concordato del 1984? Draghi risponde che lo Stato è laico e che deve preservare il “pluralismo” e le “diversità culturali”. Cioè? Le convinzioni dei cattolici non appartengono al pluralismo di idee da tutelare? Noi non abbiamo diritto ad una cultura diversa da quella arcobaleno?

È arrivato il tanto atteso intervento del premier Mario Draghi sulla nota del Vaticano che chiede di rivedere il disegno di legge sull’omotransfobia in nome del famoso Concordato firmato da Bettino Craxi e dal cardinale Agostino Casaroli nel 1984. 

Nel testo della Nota si sostiene che «Alcuni contenuti attuali della proposta legislativa in esame presso il Senato riducono la libertà garantita alla Chiesa Cattolica dall’articolo 2, commi 1 e 3 dell’accordo di revisione del Concordato» e che assicurano alla Chiesa: «Libertà di organizzazione, di pubblico esercizio di culto, di esercizio del magistero e del ministero episcopale» (comma 1). Mentre garantiscono «ai cattolici e alle loro associazioni e organizzazioni la piena libertà di riunione e di manifestazione del pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione» (comma 2).

Qual è stata la risposta del Premier? «Le Camere sono libere di discutere. La laicità non è indifferenza dello Stato, ma tutela del pluralismo e delle diversità culturali». Mi scuso con il Premier che certamente ne saprà più di me su tante cose, ma a quale “pluralismo” si riferisce se il punto di vista dei cattolici è sistematicamente soffocato?

«Il nostro ordinamento contiene tutte le garanzie per verificare che le nostre leggi rispettino sempre i principi costituzionali e gli impegni internazionali, tra cui il Concordato con la Chiesa – sostiene ancora Draghi –. Il governo non entra nel merito della discussione. Questo è il momento del Parlamento, non è il momento del governo». Peccato però che dall’illustre consesso parlamentare siano esclusi (o messi alla gogna) tutti quelli che non sposano tout court l’ideologia arcobaleno. Se si tratta di cattolici poi meglio ancora, ecco subito il Fedez di turno che si erge a paladino dello Stato accusando la Chiesa di cose che evidentemente ignora. 

Più esplicito ancora è stato il commento del presidente della Camera, Roberto Fico, che ha sottolineato: «Il Parlamento è sovrano. I parlamentari decidono in modo indipendente. Il Ddl Zan è già passato alla Camera, ora è al Senato, sta facendo” il suo iter “e noi non accettiamo ingerenze». Dunque, da oggi, chiedere il rispetto delle proprie idee è una ingerenza! Perché il presidente Fico non guarda a tutte le ingerenze che noi genitori stiamo subendo da qualche anno nell’educazione dei nostri figli da parte dello strapotere Lgbtq+++? Le loro convinzioni stanno entrando direttamente in casa nostra senza chiedere il permesso, ma sta bene a tutti e guai a dire il contrario. 

Forse nessuno vuole considerare che con la Nota incriminata la Santa Sede auspica una modulazione del disegno di legge non una soppressione dello stesso. È come a dire: mettiamoci in modo che possa andare bene per tutti, non solo per la comunità Lgbtq+++. Lo sottolinea bene il costituzionalista Cesare Mirabelli, che in una intervista pubblicata su Vatican news sulla Nota chiarisce: «Non si tratta di contestare o di contrastare la protezione particolare che vuole essere assicurata a determinate categorie di persone. Questa è una scelta politica che evidentemente lo Stato liberamente può fare, né si tratta di impedire all’autonomia dello Stato di legiferare, ma di avvisare, di segnalare che alcuni aspetti della norma verrebbero a ferire, a contrastare con un impegno che lo Stato ha preso».

Quale impegno? La libertà di espressione su questioni antropologiche che non rappresentano alcuna istigazione alla violenza contro qualcuno o qualcosa. Tradotto in soldoni: dire che un bambino ha bisogno di una mamma e un papà non vuol dire arrecare danno alle famiglie arcobaleno. Sostenere la bellezza del maschile e del femminile non vuol dire autorizzare violenza, discriminazione o altro sulle persone con disforia di genere. Non appartengono forse anche queste idee al “pluralismo” da tutelare di cui parlava Draghi? Mirabelli sottolinea ancora: «La nota della Santa Sede non vuole essere una limitazione alla garanzia per persone deboli, la dignità della persona è dignità di tutti, quale che sia la loro condizione. E così anche la Nota segnala un punto critico che riguarda la libertà della scuola e la libertà educativa dei genitori. Se varata, questo tipo di garanzie, che la legge vuole introdurre, diventa una presenza non allineata con l’impostazione educativa dei genitori o l’orientamento, ad esempio, di istituzioni che possono essere cattoliche, ma anche di altro orientamento culturale, che hanno una diversa identità. Non è quindi, quella della Santa Sede, la volontà di indebolimento delle garanzie che vogliono essere assicurate e non una nota in conflitto con lo Stato, ma una segnalazione anticipata di un rischio che si corre se le norme sono configurate per questi aspetti che sono segnalati».




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