“Ai fidanzati propongo: eliminate il sesso fino al matrimonio. Molti tornano a ringraziarmi”

grazie

Sembra una proposta da pazzi quella di don Davide, il sacerdote che venti anni fa mi parlò per la prima volta di castità: “Niente sesso fino al matrimonio. Provateci!”. Non ebbe paura di affrontare l’argomento. Qualcuno lo considerò un folle, qualcun altro invece tornò a ringraziare. Oggi in certi ambienti c’è ancora tanto timore e imbarazzo a parlare di sessualità soprattutto alle coppie conviventi. Perché? Non abbiamo davvero nulla da annunciare su questi temi?

“Ai fidanzati faccio sempre una proposta che loro possono accettare o rifiutare. Alcuni mi prendono per pazzo e dicono no. Io rispetto la loro libertà, ci mancherebbe. Altri invece ci stanno e, qualche volta, tornano a ringraziarmi…”. Ricordo ancora queste parole di un sacerdote, don Davide, ascoltate 9 anni fa, durante un ritiro spirituale sull’amore umano. Avevo 20 anni, era la primavera del 2012. Quella è stata la prima volta che ho sentito parlare, in un ambiente ecclesiale, di castità come scelta che aiuta a “custodire l’amore vero”. O, quanto meno, è stata la prima volta che quell’annuncio mi è entrato nel cuore sul serio.

La proposta che faceva meritare a questo prete la nomea di pazzo da parte di qualcuno e profonda stima da altri era la seguente. Durante i corsi prematrimoniali suggeriva, anche a dei ragazzi conviventi: “Provate, da oggi alla data delle nozze (6, 9, 12 mesi?) a togliere il sesso dalla vostra relazione per vedere se sapete parlarvi, se sapete guardarvi con tenerezza, trovare complicità, fare pace, ridere insieme, raccontarvi la vostra giornata, risolvere i problemi dialogando. Non importa se non siete vergini. Se volete mettere veramente alla prova il vostro amore avete ancora questo tempo prima di dirvi per tutta la vita…”. Alcuni confessavano che non faceva per loro, ma chi seguiva il consiglio, poi, tornava indietro a ridosso delle nozze e gli diceva: “Grazie don, non avevamo mai parlato così tanto, così a lungo, così a fondo. Ci è servito questo sacrificio…”.

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A detta del don (ma si tratta di una realtà sotto agli occhi di chiunque) quasi tutti, oggi, arrivano al corso prematrimoniale che già vivono insieme. E si crede quasi di dover rinunciare a parlare loro di castità e in generale di sessualità. Facilmente pensiamo: “Che senso ha parlare di queste cose a chi ormai vive da tempo l’intimità? E, ancor più a chi si trova in una relazione stabile, in procinto di ufficializzarla? Meglio non toccare tasti dolenti, lasciamoli in pace e gioiamo per queste nozze, aiutiamoli a prepararsi alle sfide che arriveranno”. Potrebbe pensare questo, qualche sacerdote o qualche agente pastorale. Ed è più una supposizione, la mia. Perché l’ho sentito dire con le mie orecchie.

Una volta, un don mi ha rimproverata di porre troppo l’accento sulla castità nei miei libri, quasi fossi lontana dalle “esigenze di oggi”. Quasi mi concentrassi su una cosa tanto difficile e, tra le tante, non prioritaria. Ci sarebbero cose più “urgenti” da fare per aiutare coppie e famiglie. Secondo don Davide, però, la castità non è una punizione o una galera: è l’annuncio del tuo valore. È l’annuncio della custodia che ti devi e che devi all’altro. Ed è un annuncio molto importante, non secondario. A me, personalmente, ha rivoluzionato la vita sentirmi dire: “Lo sai che meriti qualcuno che ti ami in modo vero, genuino, profondo, per sempre? Sai che non puoi essere il piano B di nessuno, perché hai il diritto di essere l’unica opzione possibile? Sai che sei un dono e per donarti totalmente a qualcuno – cioè anima e corpo! – l’altro deve averti giurato che non ti lascerà cadere mai? Lo sai che questo significa sposarsi e che il sacramento del matrimonio si compie propriamente quando due sposi, dopo aver lasciato benedire a Dio la loro unione, si fanno dono dei propri corpi?”.

Questo annuncio mi ha cambiato lo sguardo, ha messo in moto la vera ricerca della mia vocazione. Tutto è partito da qui. Ecco perché ne parlo. Ecco perché cerco di mettere in salvo chiunque dalla mediocrità di un amore con una data di scadenza. Qualcuno potrà rifiutare questa visione, certo, ma come cristiana non voglio avere sulla coscienza l’infelicità di nessuno. Anche delle persone conviventi hanno diritto di prendere consapevolezza di cosa significhi scegliersi per sempre e dirselo mediante la carne, tanto più se hanno scelto di sposarsi in Cristo e si presentano a un corso prematrimoniale. Non importa se hanno già vissuto l’intimità.

Il sesso non è un aspetto secondario, parlarne è urgente, perché si tratta del quid del matrimonio. Attorno al mistero dell’una caro si costruisce la famiglia. Possiamo, allora, non parlarne durante i percorsi di preparazione al matrimonio solo perché i già ragazzi convivono? Quale ostacolo dovrebbe mai essere il loro stato di vita? Cristo non è forse venuto nel mondo per prenderci come eravamo e donarci una vita nuova? Perché, invece di sorvolare, non aiutare i ragazzi che vivono assieme a riflettere su come si accostano all’intimità, se ci sono nuclei di morte da distruggere, se è libera o segnata ancora dall’egoismo? Si parla tanto di sesso. Ovunque. Eppure, in certi ambienti di Chiesa c’è ancora timore a parlarne, c’è imbarazzo. Perché? Ci crediamo o no che si tratta di un dono di Dio, pensato per la nostra felicità? Ci crediamo o no che la Chiesa propone una visione liberante della sessualità? Ci crediamo o no che annunciare la via del Vangelo non è giudicare ma essere sale della terra? Se è così, diamoci da fare, che la messe è abbondante e gli operai sono pochi…




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Cecilia Galatolo

Cecilia Galatolo, nata ad Ancona il 17 aprile 1992, è sposata e madre di due bambini. Collabora con l'editore Mimep Docete. È autrice di vari libri, tra cui "Sei nato originale non vivere da fotocopia" (dedicato al Beato Carlo Acutis). In particolare, si occupa di raccontare attraverso dei romanzi le storie dei santi. L'ultimo è "Amando scoprirai la tua strada", in cui emerge la storia della futura beata Sandra Sabattini. Ricercatrice per il gruppo di ricerca internazionale Family and Media, collabora anche con il settimanale della Diocesi di Jesi, col portale Korazym e Radio Giovani Arcobaleno. Attualmente cura per Punto Famiglia una rubrica sulla sessualità innestata nella vocazione cristiana del matrimonio.

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