CORRISPONDENZA FAMILIARE

di don Silvio Longobardi

Luigi e Zelia: la “santità della porta accanto”

5 Luglio 2021

Famiglia Marin

I santi sono i punti luce che Dio ha acceso nella storia, la loro vita richiama costantemente quel Dio che la società contemporanea vuole emarginare. Oggi voglio parlarvi dei santi Luigi e Zelia Martin, un esempio luminoso per la nostra vita e in particolare per gli sposi.

Gettare fango sulla Chiesa è uno sport molto diffuso, amplificare gli errori commessi dai singoli credenti è un piacevole passatempo per tanti operatori della comunicazione. Quando invece si tratta di mettere in luce il bene compiuto in nome del Vangelo, quando la cronaca offre testimonianze luminose di credenti che hanno scritto pagine di fede e di carità, quando incontri una coppia di genitori che perdona l’uomo che, sotto l’effetto di sostanze stupefacenti, ha investito e ucciso tre dei loro figli, il mercato delle parole diventa improvvisamente deserto. In questo caso si preferisce tacere o sminuire gli eventi che danno ragione ai credenti. Il male fa notizia, il bene resta nascosto. 

Oggi invece desidero ricordare la testimonianza umile e ordinaria di Luigi e Zelia Martin, sposi e genitori vissuti nell’Ottocento. Una vita apparentemente normale nel contesto di una piccola cittadina della Normandia. Quella normalità aveva il timbro del Vangelo, per questo ha superato i confini del tempo ed oggi ancora risplende, ispira e orienta i passi di tanti altri credenti. Ne parlo oggi perché sono i giorni che ci preparano a celebrare la loro festa liturgica, fissata per il 12 luglio. Grazie a Dio, il numero dei santi è piuttosto ampio ma sono ancora pochi coloro che hanno raggiunto la santità attraverso la via del matrimonio. Luigi e Zelia fanno parte di questa categoria. 

Non sono diventati santi per caso. Avevano una precisa regola di vita che si riassumeva in queste parole: “Dio prima servito”. Anzi, ad essere precisi: l’unico da servire, il solo degno di essere amato e servito con tutto il cuore e con tutte le forze. Era questa la cornice in cui scrivere le pagine della vita coniugale e familiare. Peraltro, è bene ricordare che quella regola era lo slogan di Giovanna d’Arco, una santa alla quale erano molto legati. Come si vede, stare a contatto con i santi, aiuta a diventare santi. 

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Nelle lettere di Zelia, in cui appare la cronaca quotidiana della vita di una famiglia, vi sono tanti passaggi luminosi che svelano la luce che interiormente rischiara le scelte della vita. È significativo quello che scrive al fratello Isidoro: “Vedo con piacere che sei molto stimato a Lisieux stai per diventare una persona di merito; ne sono fierissima, ma prima di tutto desidero che tu sia santo. Tuttavia, prima di desiderare la santità per gli altri, farei bene a prenderne io stesso la strada, cosa che non faccio; ma alla fine bisogna sperare che questo avvenga” (LF 116, 29 marzo 1874).

Mentre scrive al fratello, parla a se stessa. Anzi, in fondo parla di se stessa, manifesta quel desiderio che ha messo radici nel suo cuore. Non può augurare agli altri la santità, se prima non la ricerca personalmente con tutta la determinazione necessaria. 

Raccomanda la stessa cosa alle figlie: “Mia cara Paolina, continua ad essere una buona e santa fanciulla e, se non hai ancora quest’ultima qualità, procura di acquistarla” (LF 151, gennaio 1876). Con fervore chiede alla Santa Vergine che le figlie “siano tutte sante e che, quanto a me, le segua da vicino, ma bisogna che siano molto migliore di me” (LF 147, 5 dicembre 1875). Questo desiderio è il cuore della sua pedagogia, non le basta vederle crescere in buona salute né si accontenta degli ottimi risultati scolastici, lei chiede altro, invita ad andare oltre, senza fermarsi a metà strada, accontentandosi degli obiettivi di piccolo calibro, quelli che rispondono alle intenzioni del cuore. E così insegna alle figlie che la vita si misura con le attese di Dio. 

Quella di Luigi e Zelia è una santità del quotidiano, quella che Papa Francesco definisce la “santità della porta accanto” (Gaudete et exsultate, 7). Questa santità non si conquista con un clic ma è il frutto maturo di una vita in cui costantemente c’impegniamo a chiedere e ad accogliere la grazia di Dio. Luigi e Zelia ogni giorno, di buon mattino, uscivano di casa per andare nella casa di Dio, partecipare alla Messa e ricevere il Corpo del Signore. Era quella la fonte quotidiana di una vita che poi assumeva il timbro di Dio.

Una vita bella anche se accompagnata da tanti eventi dolorosi. La santità di Luigi e Zelia cresce attraverso gli ostacoli. Tanti altri cristiani forse sarebbero rimasti schiacciati, la loro corsa si sarebbe fermata, le loro intenzioni sarebbero rimaste soffocate dai problemi della vita. Loro no! È questa la testimonianza semplice ed eroica che hanno saputo comunicare alle figlie che hanno scelto di percorrere la stessa via tracciata dai genitori. Una di esse, quella via l’ha percorsa con un’audacia che ancora oggi sorprende e commuove. Anzi, ha fatto di quel cammino una “corsa da gigante”. Parliamo di santa Teresa di Gesù Bambino. 

I santi sono i punti luce che Dio ha acceso nella storia, la loro vita richiama costantemente quel Dio che la società contemporanea vuole emarginare. Fa bene parlare dei santi. Vivere in loro compagnia è una sorta di medicina preventiva. “Nella notte più oscura sorgono i più grandi profeti e i santi”, ha scritto santa Teresa Benedetta della Croce. È una luce di cui oggi abbiamo particolarmente bisogno. 

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