Che cosa si comunicano due sposi che appartengono a Cristo, quando fanno l’amore?
Il sacramento del Matrimonio, infatti, permette a Dio di amare mio marito attraverso di me e di amare me attraverso di lui. In virtù del sacramento il nostro amore non è più solo per noi, ma per il mondo intero. Cosa significa nel concreto tutto questo?
Fino ad ora abbiamo parlato di purezza, offerto motivi e consigli per viverla; abbiamo parlato di castità prematrimoniale, di innocenza perduta e ritrovata, di castità come proposta possibile anche per dei ragazzi che convivono. Penso però che sia arrivato il momento, dopo tanta attesa, di capire come sesso e sacramento del Matrimonio siano uniti nella vita di una coppia cristiana. Che tipo di vincolo è l’atto sessuale, se guardato nella prospettiva della vocazione sponsale? Che cosa si comunicano due sposi che appartengono a Cristo, quando fanno l’amore? Credo lo capirete anche da voi stessi che queste domande ci accompagneranno per un po’. Non possiamo certo rispondere in un solo appuntamento: siamo arrivati forse al cuore di questa rubrica.
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Vi anticipo che ad agosto faremo una breve pausa (sarò ancora con voi il venerdì, ma tratteremo temi inerenti all’estate e alle vacanze). Riprenderemo questo argomento specifico a settembre, al ritorno dalle ferie (più freschi e risposati, si spera!). Ve lo introduco ora così, se volete, avete un mese di tempo per iniziare a meditarci, prima di ritrovarci insieme. Anzitutto credo occorra una premessa sul matrimonio inteso come “vocazione cristiana”, cioè come “via di santificazione” e come missione nella Chiesa. Per farlo, prenderò in prestito le parole di una poesia che mi ha molto colpito. L’autore è il teologo D. Bonhoeffer e il titolo è Matrimonio.
Il matrimonio è più del vostro amore reciproco.
ha maggiore dignità e maggior potere.
Finché siete solo voi ad amarvi, il vostro sguardo
si limita nel riquadro isolato della vostra coppia.
Entrando nel matrimonio siete invece un anello
della catena di generazioni che Dio fa andare e venire
e chiama al suo Regno.
Nel vostro sentimento godete solo il cielo privato della vostra felicità.
Nel matrimonio, invece, venite collocati attivamente nel mondo e ne divenite responsabili.
Il sentimento del vostro amore appartiene a voi soli.
Il matrimonio, invece, è un’investitura e un ufficio.
Per fare un re non basta che lui ne abbia voglia,
occorre che gli riconoscano l’incarico di regnare.
Così non è la voglia di amarvi, che vi stabilisce come strumento della vita.
E’ il matrimonio che ve ne rende atti.
Non è il vostro amore che sostiene il matrimonio:
è il matrimonio che d’ora in poi,
porta sulle spalle il vostro amore.
Dio vi unisce in matrimonio: non lo fate voi, è Dio che lo fa.
Dio protegge la vostra unità indissolubile di fronte
ad ogni pericolo che la minaccia dall’interno e dall’esterno.
Dio è il garante dell’indissolubilità.
E’ una gioiosa certezza sapere che nessuna potenza terrena,
nessuna tentazione, nessuna debolezza
potranno sciogliere ciò che Dio ha unito.
Questa poesia l’ho scoperta leggendo un libro, Quanto a me e alla mia casa serviremo il Signore (N. Gabella, G. Ciaffarini, 2014), gli autori, due sposi, mostrano quali sono le peculiarità del matrimonio cristiano ed evidenziano, lungo tutto il breve volume, che c’è differenza tra vivere il rapporto nella dimensione di “due cuori e una capanna” oppure divenire “piccola chiesa domestica”. Nel primo caso, l’amore è un fatto privato. Nel secondo diventa missione: in due, si diventa un unico raggio del sole che è Dio, per diffondere gioia nel mondo. Nel primo caso il sesso è vincolo tra due persone, nel secondo è veicolo della grazia di Dio, in virtù del sacramento. Il sacramento del Matrimonio, infatti, permette a Dio di amare mio marito attraverso di me e di amare me attraverso di lui. In virtù del sacramento il nostro amore non è più solo per noi, ma per il mondo intero. Cosa significa nel concreto tutto questo? Se vi ho messo un pochino di curiosità, se volete approfondire, ricordatevi che proseguiremo a settembre… Ad ogni modo, vi aspetto anche prima: la prossima volta parleremo dei cosiddetti “amori estivi”. Non mancate!
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San Giovanni Paolo II già da cardinale nel 1968 parlava di "sensualità, affettività, amore di benevolenza, pudore e della legge…
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