6 Settembre 2021

Quel battito che indica la vita | 6 settembre 2021

I giornali lo indicano come un passo indietro, finora non ho letto un articolo che vada in senso contrario. Io sospiro di gioia e dico: finalmente qualcuno comincia a invertire la rotta. In Texas, i giudici della Corte Suprema hanno deciso di non bloccare l’entrata in vigore della legge, che era stata firmata lo scorso maggio dal governatore Repubblicano Greg Abbott ed è conosciuta come “Senate Bill 8”. La legge, entrata in vigore mercoledì, è un cosiddetto “heartbeat bill” (letteralmente una “legge del battito cardiaco”) perché vieta l’aborto una volta che il personale medico abbia riscontrato “attività cardiaca” nell’embrione, di solito attorno alle sei settimane.

Dunque c’è il riconoscimento che il battito cardiaco indica che siamo di fronte ad una persona, ad un bambino e una eventuale interruzione metterebbe fine ad una vita. È una conquista. Non piena perché la vita è tale fin dal concepimento ma è un passo in avanti.

Negli ultimi mesi l’entrata in vigore del Senate Bill 8 era stata molto contestata sia dalle cliniche dove si pratica l’aborto sia da vari gruppi di attiviste, che avevano chiesto l’intervento della Corte Suprema sostenendo che la legge avrebbe ridotto l’accesso all’aborto in Texas «in maniera catastrofica», rendendolo quasi impossibile. La Corte ha risposto con parere negativo e chiaramente la stampa internazionale si affretta a difendere i diritti violati delle donne.

A onor di cronaca bisogna dire che attualmente in Texas ci sono 24 cliniche dove è possibile abortire. Qualcuno potrebbe obiettare che sono poche rispetto ai 29 milioni di abitanti. La considerazione da fare è che l’aborto viene fatto e concesso con troppa libertà e superficialità e abbiamo bisogno di recuperare non solo l’identità del concepito ma anche la possibilità di mettere le donne in condizione di accogliere la vita più che rifiutarla.

La vera domanda che dovremmo porci è come aiutare queste donne? Come ristabilire quell’armonia tra madre e figlio che la cultura abortista vuole interrompere ad ogni costo? Liberiamoci dalle ideologie, impariamo ad essere concreti a partire da quel battito che è vita e chiediamoci come possiamo piuttosto rispondere alle esigenze di una mamma che si trova davanti un figlio in quel momento forse non desiderato pienamente. Rivolgo un appello a tutti: ogni vita concepita ci interessa, ogni madre ci sta a cuore. Dobbiamo sentirci tutti interpellati a fare qualcosa di concreto a partire dai confessionali fino ai vicini di casa o alle chiacchiere tra amici.

In Texas, centri come Whole Woman’s Health e Planned Parenthood, un’organizzazione non profit che solo nel Paese gestisce 11 cliniche dove è possibile abortire, hanno detto al Guardian che rispetteranno la legge nonostante sia contraria al servizio che vogliono svolgere. Parlano di servizio ma dovrebbero parlare di generoso introito economico. Perché se veramente si vuole offrire un servizio alle donne è quello di metterle in condizione di essere madre, di farle capire la bellezza e la straordinarietà di un figlio. Magari potessero nascere in luogo delle cliniche della morte, quelle per la vita. Sarebbe un bel salto di civiltà.


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Giovanna Abbagnara

Giovanna Abbagnara, è sposata con Gerardo dal 1999 e ha un figlio, Luca. Giornalista e scrittrice, dal 2008 è direttore responsabile di Punto Famiglia, rivista di tematiche familiari. Con Editrice Punto Famiglia ha pubblicato: Il mio Giubileo della Misericordia. (2016), Benvenuti a Casa Martin (2017), Abbiamo visto la Mamma del Cielo (2016), Il mio presepe in famiglia (2017), #Trova la perla preziosa (2018), Vivere la Prima Eucaristia in famiglia (2018), La Prima Comunione di nostro figlio (2018), Voi siete l'adesso di Dio (2019), Ai piedi del suo Amore (2020), Le avventure di Emanuele e del suo amico Gesù (2020), In vacanza con Dio (2022).

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