“Il tradimento? Attenzione a banalizzarlo… non aiuta ma aggrava”

tristezza

“Scrivici la tua storia di tradimento” recita più o meno così l’appello lanciato da una nota testata giornalistica. E io mi domando: ma in uno scenario dove i divorzi aumentano e i giovani fanno fatica a stare insieme è proprio necessario?

In uno scenario dove le famiglie sono al collasso, i divorzi aumentano, i bambini non nascono più, il paese invecchia e i giovani non possono sposarsi perché non hanno lavoro, un giorno qualunque, apro il giornale e leggo: “Scrivici la tua storia di tradimento”. 

A lanciare l’appello una nota testata giornalistica di cui, per motivi etici, non faccio il nome. Sulle prime sbatto le palpebre un po’ attonita e mi domando: “Ho letto bene?”. Basta un click per rendermi conto che , amici cari, avevo letto drammaticamente bene. La rubrica è piena zeppa di storie di tradimenti, e non di rado in alcune di esse il leitmotiv è “fatelo perché fa bene”. In fondo oggi si fa sesso con tante persone che male c’è a farlo con qualcuno se sei sposato o sposata con qualcun altro? E ancora quando credevo di aver letto abbastanza, eccoti la storia dove l’amante presenta la sua storia con l’uomo sposato come il “vero amore”. Perché? Niente impegno, nessun vincolo, nessuna responsabilità, la possibilità di vivere da eterni fidanzatini, da eterni “Peter Pan”. Insomma proprio quello che ci serviva!

A questa linea editoriale vorrei che fosse l’esperienza indiretta a rispondere, quella delle tante persone che ho conosciuto negli anni. Lei si chiama Sara e in una lettera mi scrive: “Grazie per avermi dato l’opportunità di raccontare come si sente una donna quando scopre che suo marito la tradisce. A parte il senso di inadeguatezza e quella frustrante quasi invalidante mortificazione che pesa su ogni respiro, la percezione è di essere stata come stuprata. Come se qualcuno fosse entrato nella tua più profonda intimità e ti abbia strappato un pezzo di dignità. Basterà la richiesta di perdono di mio marito a dimenticare? Chi mi restituirà la fiducia, la confidenza che avevo con lui? 

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I nostri problemi sono quelli di ogni coppia cara Ida, perché è bene dirlo subito: non esiste una coppia senza problemi. Se vogliamo una ragione per tradire ne troviamo una ad ogni passo. Chi non tradisce lo fa per scelta, per etica, per fedeltà… in una sola parola per amore. Un amore maturo però. Ci siamo sposati perché eravamo innamorati, abbiamo avuto due figlie. Litigavamo? Sì spessissimo. Io un carattere forte, lui peggio di me. A un certo punto la nostra relazione ha cominciato ad affondare nel tedio e nella monotonia. Anche il sesso era diventata una ricerca banale dell’orgasmo. Una cosa senza slancio, senza fantasia, senza desiderio dell’altro. Mi sono resa conto che lui mi tradiva quando ho trovato un messaggio sul cellulare. È stata una cosa involontaria. “Ti aspetto al solito posto” c’era scritto così. Non ho dovuto assoldare Sherlock Holmes per scoprirlo. È bastato chiederglielo, mi ha detto la verità. “La vedo ogni giorno. Facciamo quello che tra noi non facciamo più da molto tempo”. La mia reazione? È stata simile alla bomba atomica. Ho distrutto casa. Urlato come una forsennata. Ho pianto tutte le lacrime che avevo. Allontanato lui e anche le mie figlie. Volevo starmene sola, cercare un modo per riscattare il mio orgoglio ferito. Volevo restituirgli la medaglia. Andare con un altro per fargli male. No, non mi bastavano le sue lacrime, nemmeno le sue richieste di perdono. Sono crollata solo davanti agli occhi terrorizzati delle mie bambine. Quella questione tra noi due, stava mettendo sottosopra la loro vita. Se io avevo il diritto di essere felice, loro ancora di più. 

Ho intavolato un dialogo con mio marito. Nonostante lui l’avesse lasciata e continuava a ripetermi che mi amava, io non riuscivo a guardarlo in faccia. Mi faceva schifo nel vero senso della parola. (Scusa il francesismo, ma quando ci vuole…). E allora sono andata nell’unico posto al mondo dove si curano le ferite dell’anima: in Chiesa. Sai cosa ho pensato quando sono entrata? Parliamo tutti male della Chiesa, io per prima l’ho fatto. Ma quando abbiamo bisogno di speranza è a lei che ci aggrappiamo. Il Signore mi ha parlato di perdono. Una parolina magica usata spesso ma in maniera annacquata. C’è voluto tempo e fatica per perdonare mio marito, ancora oggi che siamo tornati insieme spesso cado e sento quel bruciore sulla pelle che mi ricorda quella brutta avventura. Un tradimento è difficile da superare. Di certo non è una cosa buona. Non aiuta e non risolve i problemi ma anzi, li aggrava”. 

Mi sembra questa una testimonianza calzante. È vero che oggi tutto fa brodo per la stampa. Sesso, droga e rock and roll poi è la formula perfetta per acchiappare consensi. Ma io ricordo con malinconia l’insegnamento di mia nonna. Non era molto abile con le parole, parlava più con i fatti. E nei fatti mi ha dimostrato che nella vita esiste una netta differenza tra il bene e il male, tra buoni e cattivi. Il tradimento è decisamente una cosa sbagliata. Perché? Semplice… qualcuno soffrirà e non è detto che un matrimonio si riprenda anche se c’è il pentimento. Anzi la fine di un matrimonio lascia segni spesso indelebili soprattutto sui figli e sul loro futuro. Pensiamoci bene prima di banalizzarlo. 




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Ida Giangrande

Ida Giangrande, 1979, è nata a Palestrina (RM) e attualmente vive a Napoli. Sposata e madre di due figlie, è laureata in Lettere Moderne presso l’Università degli Studi di Napoli, Federico II. Ha iniziato a scrivere per il giornale locale del paese in cui vive e attualmente collabora con la rivista Punto Famiglia. Appassionata di storia, letteratura e teatro, è specializzata in Studi Italianistici e Glottodidattici. Ha pubblicato il romanzo Sangue indiano (Edizioni Il Filo, 2010) e Ti ho visto nel buio (Editrice Punto famiglia, 2014).




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