15 Settembre 2021

Il potere dei media davanti al bambino non ancora nato

I nostri lettori lo sanno. Siamo stati sempre una rivista fortemente pro life, protesi a difendere in modo particolare i più piccoli e più indifesi: i bambini non ancora nati. Lo facciamo senza utilizzare nessun linguaggio aggressivo né terroristico. Con toni pacati ma fortemente ancorati alla verità dell’essere umano, abbiamo raccontato in questi anni tante storie. Storie di donne felici di essere state aiutate a portare avanti la gravidanza, storie di bambini nati grazie alla disponibilità di quanti ogni giorno spendono la vita per difenderne la sua sacralità.

La nostra battaglia culturale non è solo ideologica, ha un substrato esperienziale lungo 30 anni. Trent’anni di colloqui per la vita, più di cinquecento bambini salvati dall’aborto, centinaia di donne assistite prima e dopo il parto. C’è un dato però sul quale voglio invitare a riflettere: è il potere dei media riguardo al tema dell’aborto. Siamo di fronte a una strategia molto sofisticata, attuata attraverso gli strumenti che plasmano l’opinione pubblica – giornali, radio e Tv, partiti politici, agenzie culturali – per rendere “digeribile” all’uomo l’uccisione volontaria di un bambino non ancora nato. Un esempio?

Al Festival del Cinema di Venezia 2021 il Leone d’oro è andato al film “L’événement” (l’evento), ambientato e girato in Francia. In pratica si tratta della storia di Anne una ragazza di 20 anni, giovane studentessa universitaria che scopre di essere incinta. Siamo nel 1963, in Francia l’aborto era ancora reato e la ragazza ritiene di doversi liberare di quella creatura allo scopo di perseguire le proprie ambizioni. Anche qui come in altre occasioni, l’aborto è presentato come una possibilità rivestita di libertà. Una libertà concessa solo alla donna perché al bambino non rimane altro che accettare passivamente una colpa che non ha commesso. Anne vuole realizzarsi, diventare una professionista, ha dei sogni e la gravidanza in questa sua corsa verso la realizzazione professionale, diventa un incidente di percorso, un inutile ostacolo da spostare e cancellare. Quale modo migliore per sponsorizzare l’aborto?

Quando vedo queste strategie non posso non pensare alle parole del dott. Bernard Nathanson, famoso ginecologo di New York che può essere considerato tra i padri della legge del 1973, che liberalizzò l’aborto negli Stati Uniti. Un giorno applicando le tecniche ecografiche durante un intervento, rimase profondamente sconvolto dall’orrenda realtà dell’aborto. Da allora, Nathanson non ha mai più praticato aborti ed è divenuto un testimone della battaglia per la vita. La registrazione di quell’ecografia è divenuta un filmato che ha fatto il giro del mondo con il titolo Il grido silenzioso. Nelle sue confessioni Nathanson, spiega attentamente come lui insieme a tanti altri riuscì a costringere la Corte Suprema degli Stati Uniti ad emettere la decisione che, nel 1973, legalizzò l’aborto completamente, rendendolo possibile virtualmente fino al momento del parto.

“Come ci riuscimmo? La prima strategia fu conquistare i mass media. Cominciammo convincendo i mass media che quella per la liberalizzazione dell’aborto era una battaglia liberale, progressista ed intellettualmente raffinata. Sapendo che se fosse stato fatto un vero sondaggio ne saremmo usciti sonoramente sconfitti, semplicemente inventammo i risultati di falsi sondaggi. Annunciammo ai media che dai nostri sondaggi risultava che il 60% degli Americani era favorevole alla liberalizzazione dell’aborto. Questa è la tecnica della bugia che si auto-realizza: poche persone, infatti, desiderano stare dalla parte della minoranza. Raccogliemmo ulteriori simpatie verso il nostro programma inventando il numero degli aborti illegali praticati ogni anno negli Stati Uniti. La cifra reale era di circa centomila, ma il numero che più volte ripetemmo attraverso i media era di un milione. Ripetendo continuamente enormi menzogne si finisce per convincere il pubblico. Un’altra favola che facemmo credere al pubblico attraverso i media era che la legalizzazione avrebbe significato soltanto che quegli aborti, allora eseguiti illegalmente, sarebbero divenuti legali. In realtà, ovviamente, l’aborto è divenuto ora il principale metodo di controllo delle nascite negli Stati Uniti e il loro numero annuale è aumentato del 1500% dalla legalizzazione”.

Questa strategia è applicata anche in Italia. Avete mai letto su un quotidiano nazionale la storia di una donna che dopo un colloquio per la vita ha deciso di tenere il figlio? Avete mai letto di dati intorno al grande lavoro che il Movimento per la Vita fa nel nostro Paese? I media ignorano, anzi mettono in luce la libertà e il diritto di abortire, sempre e comunque e non solo nei casi declinati dalla 194. Apriamo gli occhi ma soprattutto aiutiamo i giovani a comprendere queste manovre subdole e fuorvianti.


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Giovanna Abbagnara

Giovanna Abbagnara, è sposata con Gerardo dal 1999 e ha un figlio, Luca. Giornalista e scrittrice, dal 2008 è direttore responsabile di Punto Famiglia, rivista di tematiche familiari. Con Editrice Punto Famiglia ha pubblicato: Il mio Giubileo della Misericordia. (2016), Benvenuti a Casa Martin (2017), Abbiamo visto la Mamma del Cielo (2016), Il mio presepe in famiglia (2017), #Trova la perla preziosa (2018), Vivere la Prima Eucaristia in famiglia (2018), La Prima Comunione di nostro figlio (2018), Voi siete l'adesso di Dio (2019), Ai piedi del suo Amore (2020), Le avventure di Emanuele e del suo amico Gesù (2020), In vacanza con Dio (2022).

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