“Non lo amo più? Una stupidaggine, l’amore non finisce”

Marco Scarmagnani

La crisi coniugale è un fatto normale? Quando preoccuparsi? Marco Scarmagnani, è consulente di coppia e autore del libro “Crisi di coppia – come uscirne in 10 mosse”. «La crisi fa parte della vita di coppia. La durata e l’intensità determina se si tratta di una parentesi o di un problema che necessita dell’aiuto di uno specialista».

Marco è felicemente sposato da 26 anni. Dalla sua esperienza matrimoniale nasce anche il servizio alle coppie in crisi?

Ho scelto di fare questo lavoro proprio dopo essermi sposato cosa che è accaduta quando ero molto giovane. Ho dovuto dunque fare i conti con le criticità che si incontrano quando metti insieme due persone diverse. Mi sono appassionato a questa dimensione e ho cominciato a studiarci su per tradurre tutto in un lavoro. Insomma mi sono tagliato una professione su misura per me. 

Da consulente di coppia e da mediatore familiare, quante coppie in difficoltà ha incontrato più o meno e quante sono poi riuscite a ritrovare un equilibrio? 

In vent’anni di attività direi che sono centinaia le coppie che hanno ritrovato un equilibrio in seguito ad una crisi.

Quali sono, per grandi linee, le cause che le portano a chiedere il suo aiuto?

Svariate, partono da motivazioni legate alla sfera sessuale, poi l’influenza delle famiglie d’origine, la nascita di un figlio che sconvolge gli equilibri e rimette in discussione un po’ tutto.

In un’epoca fortemente sessualizzata quali consigli dà alle coppie che vivono una problematica in questo senso? 

La sessualità è metafora della relazione ed è vero che viviamo immersi in una cultura estremamente sessualizzata e invitatoria che ha un condizionamento negativo sulla sessualità nelle coppie stabili. Nel confronto con i modelli che ci propongono le coppie spesso si scoraggiano. Quello che ho notato è che quando manca la sessualità non manca solo l’atto sessuale ma tutto il contorno, la vicinanza, la tenerezza. Il consiglio che rivolgo loro è di non scoraggiarsi e non mollare. Bisogna avere tanta pazienza e tanta misericordia.

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Secondo la sua esperienza ci sono coppie che non conoscono crisi?

No, assolutamente no. La crisi fa parte della vita di coppia perché si parla di due individui differenti che non possono essere sempre allineati. La durata e l’intensità della crisi poi determina se si tratta di una parentesi o di un problema che necessita dell’aiuto di uno specialista. 

Nel tuo libro lei propone 10 passi per uscire dalla difficoltà.

Il libro è costituito da una matrice teorica che è fatta di vent’anni di studio. Ma le 10 mosse sono nate dall’esperienza diretta con le coppie che ho incontrato in questi anni e sono il frutto di strategie e di azioni da compiere concretamente per uscire dal tunnel. Ho individuato i dieci motivi per cui le coppie venivano da me. Di fronte alla tempesta spesso si mettono in atto delle azioni disfunzionali, le ho girate in azioni che invece aiutano ad uscire dal pantano. 

Cosa fare quando i due caratteri sono totalmente opposti? 

Dobbiamo fare dei distinguo. Se parliamo di persone che hanno psicopatologie da curare c’è da fare un percorso per curarle. Se parliamo di conformazione caratteriale direi che è proprio la diversità di carattere a creare la crisi. Mi fa ridere l’affermazione secondo la quale ci si separa per incompatibilità di carattere, si è sempre più o meno incompatibili perché troveremo sempre una persona diversa da noi, una cosa che non ci sta bene dell’altro. Potremmo dire che invece ci incastriamo proprio perché abbiamo caratteri che si compensano a vicenda. L’obiettivo è trovare nell’altro quel qualcosa che tu non hai. Quando ci sono aspetti del carattere del nostro coniuge che ci danno fastidio occorre pensare che quella parte di lui o di lei è una cosa che va in corrispondenza della parte che manca a me. Se riconosco la differenza come il principio da cui partire anche per regolare i miei difetti sono sulla giusta strada. I due cercano di imparare l’uno dall’altro a temperare i propri difetti proprio nel confronto con l’altro. La diversità è educativa ma è chiaro che il passaggio è faticoso e non sempre si riesce ad uscire dalla difficoltà. 

Le crisi coniugali sono sempre un male e se sì è possibile evitarle? 

La crisi è normale, la possiamo volgere in bene nella maggior parte dei casi. Se si cronicizza bisogna trattarla. Direi che non è un male perché permette ai due di vedersi, di vedere che l’altro è altro e quindi non è un rapporto simbiotico ma una relazione e la relazione ci aiuta a crescere.  

Da anni ormai si parla del matrimonio come della “tomba dell’amore”, ma negli ultimi anni c’è anche chi ne parla come della “porta della vita”. Lei su quale delle due posizioni si attesta? 

Secondo il modello culturale che faceva del matrimonio un vincolo in cui io faccio le cose perché le devo fare, allora definirei il matrimonio una tomba per l’amore. Consideriamo tutte le coppie in cui anche la sessualità è stata vissuta come un dovere, alla fine la casa coniugale è diventata una camera a gas da cui non vedi l’ora di scappare. Secondo la rivalutazione che ne dà anche papa Francesco in Amoris Laetitia il matrimonio è una relazione fondata sull’amore, sull’esercizio dell’amore, perché amare non è solo sentire, è fare azioni di bene. Quando si dice che l’amore finisce è una stupidaggine, l’amore non finisce. Può finire l’innamoramento, l’infatuazione, ma l’amore inteso come esercizio del bene quello non può finire perché è una scelta e dipende da te. Alla fine direi che il matrimonio non è in sé la tomba dell’amore, è un certo modo di averlo inteso che ne ha dato questa lettura. Non è il matrimonio ad essere difficile, è la vita ad essere difficile, anche lavorare è difficile. Se vivo il mio lavoro con passione allora diventa bello. Nel matrimonio è lo stesso, se vivo la relazione in maniera passiva rischio la morte, ma se amo e ci investo che vada bene o meno bene sto facendo la mia parte.




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Ida Giangrande

Ida Giangrande, 1979, è nata a Palestrina (RM) e attualmente vive a Napoli. Sposata e madre di due figlie, è laureata in Lettere Moderne presso l’Università degli Studi di Napoli, Federico II. Ha iniziato a scrivere per il giornale locale del paese in cui vive e attualmente collabora con la rivista Punto Famiglia. Appassionata di storia, letteratura e teatro, è specializzata in Studi Italianistici e Glottodidattici. Ha pubblicato il romanzo Sangue indiano (Edizioni Il Filo, 2010) e Ti ho visto nel buio (Editrice Punto famiglia, 2014).

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