E se i figli non arrivano?

scarpine

Il matrimonio non è la tomba dell’amore, ma una scuola per imparare ad amare.  Se con voi avete il Maestro, allora siete davvero in ottime mani. Anche se vi trovate di fronte a una prova grande, come l’infertilità.

Prima di affrontare il tema di oggi (sacramento del Matrimonio e infertilità), vorrei fare una premessa sul sacramento sponsale in generale. A volte si crede che il matrimonio in Chiesa sia solo una formalità o, peggio, che sia una coercizione della libertà (“Promettere di stare insieme per sempre? Ma io voglio scegliere ogni giorno – non oggi per tutta la vita – se rimanere o meno con te!”). Il sacramento nuziale è visto con indifferenza o diffidenza, se non, appunto, con paura. Quindi, aumentano sempre di più i matrimoni civili o le coppie di fatto. Nessun giudizio per chi compie una scelta di questo tipo, solo una riflessione, che nasce dalla mia esperienza personale: il matrimonio in chiesa è tutt’altro che una carnevalata o una formalità. È un rito sacro. Con sacro intendo che Dio si coinvolge realmente nella vicenda umana di due persone concrete. E non toglie la libertà, anzi rende veramente liberi di realizzare qualcosa che nel profondo vorremmo (un amore che punti all’eternità) ma che, con i soli mezzi umani, faremmo fatica a realizzare. Spesso penso: se tutti sapessero quale immenso aiuto viene dall’altare per due sposi che vogliono amarsi sul serio, molte più coppie sceglierebbero di affidare a Dio il proprio legame. Siamo infatti fragili, suggestionabili, tentabili, incostanti. Io, almeno, mi riconosco in queste caratteristiche. So di avere un’umanità ferita dal peccato… ma so anche di avere un Salvatore da tutto questo. 

La grazia del matrimonio sorregge la nostra fragile umanità

Non voglio dire che tutti gli amori che non godono del sigillo sacramentale siano destinati a finire (Lo Spirito Santo soffia dove vuole: ci saranno coppie, fuori dalla Chiesa, che incarnano un’autentica carità coniugale). Io parlo di ciò che mi è stato donato. La grazia di un matrimonio libero e fecondo, personalmente, l’ho ricevuta da Gesù, mediante la Chiesa. Sento di doverlo testimoniare. Sono consapevole, ad esempio, che, con i miei limiti, faticherei molto di più, se non avessi il Signore, a mantenere saldo il mio proposito di fedeltà. È con Dio che questo proposito diventa una sfida appassionante, non un peso. Faticherei molto di più a perdonare (io che fisso nella mente ogni singola parola storta, ogni torto subito), mentre, con l’aiuto di Gesù, ogni errore mio o del marito diventa opportunità di crescita per la coppia. Il grande entusiasmo iniziale spesso si trasforma nel tempo in fatica. E io sono una persona caratterialmente intransigente. Senza la Grazia, so che faticherei molto di più a tollerare, a lungo andare, i difetti dell’altro. Ad oggi, con gratitudine e quasi con stupore, posso dire che Dio mi sta aiutando concretamente nel matrimonio a migliorare e ad avere sempre più misericordia. Prima di sposarmi mi era stato detto: “Il matrimonio è una via di santificazione…”. Oggi so che è proprio così. 

Leggi anche: “Accogliere con amore i figli che Dio vorrà donarci”: lo facciamo sul serio?

L’intimità protetta dal sacramento

Anche la sessualità viene in qualche modo redenta e protetta mediante il sacramento. Come abbiamo già visto in uno degli articoli precedenti, diventa addirittura “canale privilegiato per la grazia” tra due sposi. Dio, il giorno delle nostre nozze, benedice la nostra unione corporale, nel suo nome diveniamo “una sola carne”. Da questo mistero, quello dell’una caro, sgorga un altro grande mistero: la generazione della vita. La scorsa volta abbiamo iniziato a riflettere su una frase delle promesse matrimoniali che coinvolge la nostra sessualità: “Ci impegniamo ad accogliere con amore i figli che Dio vorrà donarci”. Ci siamo detti che Gesù, offrendo sé stesso alla nostra coppia mediante il sacramento sponsale, si impegna a vivere con noi la nostra paternità e la nostra maternità, oltre che a garantire e sostenere l’unità fra di noi.

E se i figli non arrivano? 

Che ne è della nostra fecondità, se non possiamo generare? Che ne è di ciò che abbiamo promesso quel giorno, se non si può realizzare? Abbiamo parlato al vento? Tempo fa, una ragazza di cui ho molta stima mi ha confidato di non poter avere dei figli suoi. Lei e il marito hanno, purtroppo, problemi di fertilità. Un giorno, però, mi diede una testimonianza bellissima. Disse: “Col sacramento del matrimonio, Dio ha preso sulle sue spalle anche questo. È nelle sue mani la nostra incapacità di generare. E siamo fecondi in modo diverso”. Questi sposi, infatti, vivono la loro maternità e paternità in mezzo ai ragazzini più problematici, trascorrono ore con i figli di immigrati, investono energie in tante iniziative rivolte ai giovani della loro chiesa locale, aiutano, come possono, i loro amici con figli (magari sgravando quelle mamme che lavorano molto). Il vuoto si è presto riempito, perché con umiltà hanno accettato che “i figli che Dio voleva donare loro non erano quelli biologici” e non per questo la loro paternità e maternità sono andate sprecate. In Dio, il loro amore genera vita in modo spirituale. È una storia che mi ha colpito tanto, al punto che questi ragazzi hanno ispirato i personaggi del mio ultimo romanzo (Amando scoprirai la tua strada, Mimep Docete, 2021). Nel libro, Veronica e Giacomo, devoti alla beata Sandra Sabattini (verrà dichiarata tale questo 24 ottobre), sono infatti due sposi che, non potendo generare dei figli propri, lasciano tutto e partono per l’Africa, dove lui cura bambini come medico, lei diventa educatrice in un centro… e lì vivono pienamente la loro fecondità. Sapete, Dio è molto creativo e il sacramento sponsale è veramente efficace. Siamo noi che, a volte, non ci affidiamo abbastanza e non lasciamo che le sue vie sconvolgano le nostre…




Aiutaci a continuare la nostra missione: contagiare la famiglia della buona notizia

Cari lettori di Punto Famiglia,
stiamo vivendo un tempo di prova e di preoccupazione riguardo il presente e il futuro. Questo virus è entrato prepotentemente nella nostra quotidianità e ci ha obbligati a rivedere i tempi del lavoro, delle amicizie, delle Celebrazioni. Insomma, ha rivoluzionato tutta la nostra vita e non sappiamo fin dove ci porterà e per quanto tempo. Ci fidiamo delle indicazioni che provengono dal Governo e dagli organi sanitari preposti ma nello stesso tempo manifestiamo con la nostra fede che “il Signore ci guiderà sempre” (cfr Is 58,11).

CONTINUA A LEGGERE



Cecilia Galatolo

Cecilia Galatolo, nata ad Ancona il 17 aprile 1992, è sposata e madre di due bambini. Collabora con l'editore Mimep Docete. È autrice di vari libri, tra cui "Sei nato originale non vivere da fotocopia" (dedicato al Beato Carlo Acutis). In particolare, si occupa di raccontare attraverso dei romanzi le storie dei santi. L'ultimo è "Amando scoprirai la tua strada", in cui emerge la storia della futura beata Sandra Sabattini. Ricercatrice per il gruppo di ricerca internazionale Family and Media, collabora anche con il settimanale della Diocesi di Jesi, col portale Korazym e Radio Giovani Arcobaleno. Attualmente cura per Punto Famiglia una rubrica sulla sessualità innestata nella vocazione cristiana del matrimonio.

ANNUNCIO

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Per commentare bisogna accettare l'informativa sulla privacy.