11 Ottobre 2021

Figli felici di genitori separati? Ho qualche dubbio…

Ieri davanti a me a Messa c’era una famiglia. Il figlio davanti con l’abitino bianco della Prima Comunione, i genitori dietro di lui con l’altra figlia più piccola. Un bel momento familiare, solo che i genitori sono separati e stanno per divorziare. Tra di loro c’era un formale e educato scambio di sguardi, un impacciato tentativo di naturalità per il bene del figlio. Ho sentito una fitta al cuore, avrei voluto fare qualcosa. Ma cosa? Il divorzio è considerato una grande conquista. Sono passati ormai 50 anni dall’approvazione della legge che ha introdotto il divorzio in Italia. A giudicare dal grande numero di fatti di sangue connessi alla disgregazione delle famiglie e dai malesseri di cui soffrono le persone coinvolte, depressione negli adulti e difficoltà relazionali nei minori possiamo dire senza paura di essere smentiti che il prezzo che ha pagato la conquista civile del divorzio è stato altissimo.

Non mi ha certamente sorpreso leggere qualche tempo fa in un articolo di Caudio Risè, noto psicoterapeuta, che la prima generazione che ha conosciuto il divorzio dei propri genitori in età adulta o ha replicato la tendenza all’instabilità familiare conosciuta fina da bambino o ha evitato ogni forma di unione riconosciuta, favorendo la convivenza, per non ripetere quell’esperienza traumatica. Oggi i nipoti della legge sul divorzio, i nostri giovani rifuggono completamente ogni desiderio di stabilità affettiva e relazionale. Se vogliamo giudicare un albero dai suoi buoni frutti come ci insegna Gesù dovremmo per onestà intellettuale dire che la società divorzista ha prodotto cattivi frutti: crollo della natalità, instabilità economica, caduta della tenuta relazionale coniugale, rifiuto di ogni relazione stabile e duratura nel tempo, conseguenze psicologiche devastanti sui bambini, una nuova categoria di poveri: i papà separati costretti spesso a vivere in un centro di accoglienza perché con il loro stipendio a stento riescono a coprire l’assegno di mantenimento dei figli…

La solitudine, l’abbandono, la disperazione nutrono come un leone affamato gli istinti più crudeli. L’odio, il desiderio di vendetta divora anche il più semplice pensiero razionale. L’odio è come un veleno che s’insinua nelle pieghe della psiche e distrugge, una alla volta, le cellule dell’amore. L’odio è un dolore acuto, che diventa un insopportabile compagno di viaggio. Dall’odio alla vendetta il passaggio è breve. Per quanto sia paradossale, la vendetta si fonda sull’idea di giustizia: perché io solo devo soffrire? Anche lei (o lui) deve provare lo stesso dolore! È senza dubbio un’idea folle ma è la follia di chi vive senza Dio, senza amici, senza amore. La follia che nasce dal fatto di essere abbandonato, di sentirsi solo e vuoto, senza nessuno che mi ama e senza nessuno da amare, nessuno a cui pensare, nessuno che mi attende la sera quando rientro dal lavoro.

Casi come questi purtroppo possono moltiplicarsi e sono il segno di un’accentuata fragilità sociale, non misurano soltanto l’incapacità personale di contenere il dolore ma anche le lacune della collettività che non sa come accompagnare coloro che vivono l’angoscia del fallimento. Alcuni usano questi fatti per denunciare il fallimento della famiglia. “La famiglia assassina”, titolava un quotidiano nazionale nel giorno del Family day. È un’interpretazione ideologica. In realtà queste tragedie nascono dalla mancanza di famiglia, anzi dal bisogno di famiglia che permane nel cuore dell’uomo. Sono il frutto velenoso di quella separazione coniugale che viene presentata come una risoluzione pacifica consensuale di un conflitto ormai insanabile. La separazione come una reciproca liberatoria.

Io per la mia strada e tu per la tua, anzi addirittura tutti insieme felici e contenti con i nuovi compagni e i nuovi figli. Questo è quello che vediamo nei film e nelle fiction televisive. In realtà sul campo ci sono morti e feriti. Di questo nessuno parla se non quando si consuma la tragedia e non per dire che forse la separazione andava evitata, che forse questi coniugi andavano accompagnati ma solo per condannare l’orco, il marito padrone non abbastanza moderno da accettare il fallimento della sua relazione.

A questo punto sento già le vostre obiezioni provenire: meglio che i figli crescano con due genitori felici con altri compagni piuttosto che con due genitori che litigano dalla mattina alla sera, meglio liberarsi di un uomo con la mentalità retrograda e maschilista, meglio non averlo un padre – padrone che averlo, meglio non avere una mamma piuttosto che una donna avvezza a cambiare amante ogni anno etc…Se poi tutto questo è permesso dalla società, è facile, è accessibile perché non devo ricorrere? Questa è la favola, la realtà purtroppo è assai diversa, è complicata e non sempre c’è qualcuno disposto a farsi carico di queste persone. La società civile è assente e spesso anche la Chiesa.


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Giovanna Abbagnara

Giovanna Abbagnara, è sposata con Gerardo dal 1999 e ha un figlio, Luca. Giornalista e scrittrice, dal 2008 è direttore responsabile di Punto Famiglia, rivista di tematiche familiari. Con Editrice Punto Famiglia ha pubblicato: Il mio Giubileo della Misericordia. (2016), Benvenuti a Casa Martin (2017), Abbiamo visto la Mamma del Cielo (2016), Il mio presepe in famiglia (2017), #Trova la perla preziosa (2018), Vivere la Prima Eucaristia in famiglia (2018), La Prima Comunione di nostro figlio (2018), Voi siete l'adesso di Dio (2019), Ai piedi del suo Amore (2020), Le avventure di Emanuele e del suo amico Gesù (2020), In vacanza con Dio (2022).

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