I miei allievi e l’aborto…

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di Elisabetta Cafaro

Cosa pensano i giovani dell’aborto? È un tema delicato, ma di grande attualità. Mi colpiscono in particolare le parole di una mia alunna di quattordici anni: “Per me l’aborto è una negazione alla vita”.    

Tre giovanissimi miei allievi sintetizzano in questi loro pensieri la maggior parte delle domande e dei dubbi sull’aborto. “I dibattiti su questo argomento sono tanti e le persone si dividono in pro e contro. Coloro che sono contro l’aborto spesso sostengono che l’embrione o il feto sia un essere umano con il diritto alla vita e quindi possono paragonarlo ad un omicidio. Coloro che invece favoriscono la legalità dell’aborto ritengono che una donna abbia il diritto di prendere decisioni riguardo al proprio corpo. Per quanto mi concerne io sono contro l’aborto, perché ci sono tanti modi in cui una donna può rimanere incinta ma anche tanti modi per donare un bambino. Per esempio, può succedere che una donna, appena partorito il figlio, decide di non volerlo con sé e lo lascia in ospedale, il quale poi provvede a darlo in adozione. Secondo me questa è comunque una forma di amore perché qualunque sia la causa della gravidanza indesiderata della donna, ella ha permesso al figlio di vivere e di avere la possibilità di stare meglio. In Italia è illegale abortire oltre i tre mesi, dopo i quali il sistema nervoso del bambino è formato, ma a due mesi già batte il cuore e sarebbe ingiusto uccidere una vita che non può decidere per se” (Giovanni Paolo).

“Io sono una ragazza di 14 anni, con idee abbastanza chiare su questo argomento, in quanto per me l’aborto è una negazione alla vita. Se una persona non vive in condizioni adeguate oppure non può garantire una vita serena al proprio figlio, lo affida ad una struttura adeguata, dove possono darlo in adozione. Amare significa sacrificarsi per un figlio, magari con la sofferenza del distacco ma non sopprimere una vita” (Anna).

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“Secondo me l’aborto deve essere un diritto possibile a tutti e deve poter essere esercitato senza problemi, sempre nel limite dei 3 mesi. È infatti scientificamente provato che prima dei tre mesi il bambino non è ancora formato, ma solo un feto formato da cellule, ed è quindi anche il motivo per cui, dopo il primo trimestre l’aborto è illegale in Italia. I motivi per cui una donna decide di abortire possono essere svariati, non solo perché ci si ritrova una gravidanza indesiderata, ma anche ad esempio a causa di uno stupro, perché non si hanno le possibilità, qualunque esse siano, per mantenere un bambino o per problemi di salute che possono mettere a rischio sia madre che il futuro bambino. Per questo non credo che una donna debba sentirsi in obbligo verso qualcuno o un’altra religione a non esercitare un suo diritto, se vuole” Cristina.

Cari ragazzi, voglio raccontare questa esperienza vissuta mentre mi preparavo per un piccolo intervento. Ero in sala operatoria e un’infermiera (che chiamerò Maria) mi spiega con molto garbo cosa devo fare. Ha dei grandi occhi verdi e parlando con lei scopro che abbiamo quasi la stessa età. Lei è di Pagani, un paesino della provincia di Salerno, ma ci tiene a precisare che è nata a Nocera Inferiore, (un paese limitrofo, sempre nel Salernitano) in ospedale. Questa sua precisazione mi incuriosisce, quelli della nostra generazione, nati negli anni Sessanta, sono per la maggior parte “nati in casa”, perché così si usava in quel periodo.

Mentre cerco di mettere in atto le sue indicazioni le chiedo: “Come mai sei nata in ospedale?”. Lei mi racconta, che la sua mamma in giovanissima età venne portata dai suoi genitori in ospedale per una visita di controllo e si scoprì che in realtà era incinta e prossima a partorire. In quel periodo, soprattutto nei piccoli paesi di provincia (ma non solo) essere una ragazza-madre era davvero uno scandalo. Sua madre “senza pietà” fu cacciata di casa e costretta ad andare in Germania, luogo dove nessuno la conosceva. Lei fu affidata a delle zie che l’hanno cresciuta. Maria, racconta la sua storia con emozione e guardandomi negli occhi mi dice felice che alla sua coraggiosa mamma deve il dono più bello: la vita. Aspettare un figlio significa avere già una vita dentro di sé. Una vita non è opinabile con un “lo voglio o non lo voglio” perché è già.

Canta Nek in una bellissima canzone: “Il figlio che non vuoi è già con noi. Lui vive in te, si culla in te con i tuoi battiti, è in te, lui nuota in te, gioca chissà… è lui il figlio che non vuoi”. La vita, facile o difficile che sia, è sempre bella. Venire al mondo, quindi “vivere” è il dono più grande che abbiamo ricevuto e che possiamo donare anche quando quella vita non era prevista o frutto di una violenza o di un errore.




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