19 Ottobre 2021

Nel matrimonio, amate la solitudine

Nell’ora del crepuscolo di ogni giorno solitamente mi piace ripassare la mia giornata. Cerco di fare una specie di sintesi se ci riesco. Mi vengono in mente le persone che ho incontrato, le parole dette, quelle che era meglio non dire, gli sguardi incrociati. A sera durante la Compieta è quasi impossibile, con la stanchezza puoi solo consegnare a Dio le lacune che puntuali non mancano mai all’appello.

Ieri sera tornavano e ritornavano le parole di Erika, 27 anni, uscite fuori dal suo cuore come un grido disperato: “Giovanna, io sono destinata a restare sola per sempre, nessuno mi vuole!”. Dopo un sorriso che ho cercato di comprimere nei muscoli facciali per evitare che quella povera fanciulla mi tacciasse di insensibilità cronica, ho fatto una pausa di silenzio molto lunga e ho pensato tra me: “Povera piccola, come è ancora lungo il cammino che ti porterà ad amare la solitudine così tanto da ricercarla come condizione essenziale per poter amare gli altri!”. Per me è stato così. Una scoperta non priva di dolore, un cammino faticoso.

L’amore, l’amicizia anche quella più sincera e profonda non toglie la solitudine. Certo, specie nell’amore, la solitudine è vissuta con grande sofferenza. Accade spesso che uno dei due è così concentrato su se stesso, sulle proprie esigenze, sui propri progetti da non accorgersi dei bisogni dell’altro e sovente l’altro chiuso nella delusione e nell’amarezza delle sue aspettative infrante continua a pensare che deve essere l’altro a sopperire a tutte le sue mancanze. E così il matrimonio giorno per giorno viene corroso da quel tarlo che si chiama pregiudizio, chiusura, pretesa, rinfacci continui.

La pace del proprio cuore non dipende dall’altro. Se vogliamo vivere una profonda e piena comunione, dobbiamo imparare a restare soli, ad amare la solitudine come lo spazio in cui mi sento amata innanzitutto da Dio. “Beata solitudo, mia sola beatitudo” recita una massima antica ma sempre attuale. È vero che l’uomo è un essere in relazione ma lo sbaglio è considerare la solitudine come uno spazio di abbandono. In realtà è proprio quello il tempo necessario e insostituibile della relazione. Quale relazione? Quella più importante e al di sopra di ogni altra: la relazione con Dio che quanto è più profonda tanto più mi donerà la possibilità e la capacità di amare chi mi è accanto.

Scrive papa Francesco in Amoris laetitia: “Allo stesso tempo, è opportuno incoraggiare ciascuno dei coniugi a prendersi dei momenti di preghiera in solitudine davanti a Dio, perché ognuno ha le sue croci segrete. Perché non raccontare a Dio ciò che turba il cuore, o chiedergli la forza per sanare le proprie ferite e implorare la luce di cui si ha bisogno per sostenere il proprio impegno?” (227). Scrive Raïssa Maritain nel suo Diario: “Credo di dover entrare con coraggio nella via della solitudine che è amara alla natura, ma molto salutare. Vivere con Dio solo. Non vedere che Lui in ogni cosa”. Se cerchiamo di rivestire la solitudine con l’amore dell’altro pensando di colmare così il vuoto interiore inganniamo l’amore e anche noi stessi. Meglio è avere spazi di solitudine ricchi di ascolto e di preghiera. Per ritrovare la forza di amare come Dio chiede.


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Giovanna Abbagnara

Giovanna Abbagnara, è sposata con Gerardo dal 1999 e ha un figlio, Luca. Giornalista e scrittrice, dal 2008 è direttore responsabile di Punto Famiglia, rivista di tematiche familiari. Con Editrice Punto Famiglia ha pubblicato: Il mio Giubileo della Misericordia. (2016), Benvenuti a Casa Martin (2017), Abbiamo visto la Mamma del Cielo (2016), Il mio presepe in famiglia (2017), #Trova la perla preziosa (2018), Vivere la Prima Eucaristia in famiglia (2018), La Prima Comunione di nostro figlio (2018), Voi siete l'adesso di Dio (2019), Ai piedi del suo Amore (2020), Le avventure di Emanuele e del suo amico Gesù (2020), In vacanza con Dio (2022).

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