A Milano riconosciuto figlio nato con maternità surrogata: la beffa oltre che il danno

Tribunale

In Italia l’utero in affitto è vietato dalla legge, ma basta andare all’estero e tornare a casa con il bimbo in braccio che il giudice è pronto ad assecondare “le scelte operate da coloro che hanno contribuito alla sua nascita”. Gay o etero non importa, se una cosa è illegale lo è in ogni caso, qualcuno forse dovrebbe spiegarlo ai giudici di Milano. 

È accaduto a Milano. Il Tribunale ha ordinato al Comune di riconoscere ad un bambino i suoi due “papà”, dopo che il piccolo è nato negli Stati Uniti con la pratica dell’utero in affitto, altrimenti detta “maternità surrogata” oppure “maternità solidale” “gestazione per altri” e così via. Tanti sono i nomi, una sola la certezza: si tratta di una pratica illegale nel nostro Paese. Se non fosse chiaro, lo ripeto meglio: in Italia la Legge vieta il ricorso a tali escamotage per ottenere un figlio

Ma la cosa sembra non interessare ai giudici, tanto è che la motivazione con cui il Tribunale ha spiegato questa decisione ha sancito che, anche in assenza di una legge specifica del Parlamento, l’atto di riconoscimento di paternità va trascritto e riconosciuto integralmente dall’amministrazione perché trattandosi di minori «la loro tutela non può essere sospesa a tempo indeterminato, nell’attesa che il legislatore vari la normativa». Dunque ecco l’ennesimo caso in cui coloro che dovrebbero rispettare le leggi e farle rispettare, sono i primi ad aggirarle senza alcuna remora e come sempre più spesso accade, quello che esce dalla porta del legislatore in Italia rientra dalla finestra del potere giudiziario. 

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Dulcis in fundo: i giudici hanno specificato che la tutela del bambino deve essere garantita in quanto «soggetto certamente “incolpevole” rispetto alle scelte operate da coloro che hanno contribuito alla sua nascita», anche quando comprendono una pratica illegale in Italia come la maternità surrogata. Mi viene quasi spontaneo sottolineare che se la scelta di coloro che hanno contribuito alla nascita di un minore, (che un tempo si chiamavano genitori e… oggi non si sa più) è illegale da sempre in Italia si cono convocati i servizi di assistenza sociale, non si è di certo assecondata l’illegalità. Ma nella fattispecie forse per i giudici una discriminante c’è ed è talmente potente da rimettere in discussione quell’antico e saggio principio secondo il quale “la legge è uguale per tutti”.




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Ida Giangrande

Ida Giangrande, 1979, è nata a Palestrina (RM) e attualmente vive a Napoli. Sposata e madre di due figlie, è laureata in Lettere Moderne presso l’Università degli Studi di Napoli, Federico II. Ha iniziato a scrivere per il giornale locale del paese in cui vive e attualmente collabora con la rivista Punto Famiglia. Appassionata di storia, letteratura e teatro, è specializzata in Studi Italianistici e Glottodidattici. Ha pubblicato il romanzo Sangue indiano (Edizioni Il Filo, 2010) e Ti ho visto nel buio (Editrice Punto famiglia, 2014).

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