15 Novembre 2021

“Maschio tossico” o maschio in gonnella?

Noi italiani siamo bravissimi a copiare dall’Europa le iniziative grottesche che si mettono in campo per sponsorizzare talune idee. Senza rendersi conto di come si scade spesso nel ridicolo. È accaduto a Monza, per esempio, in un celebre Liceo dove alcuni studenti si sono recati a lezione in gonna per manifestare “contro la sessualizzazione del corpo” e la “mascolinità tossica”. La stessa manifestazione si era vista nelle settimane precedenti a Valladolid, in Spagna, dove un professore di matematica ha deciso di postare una sua foto mentre fa lezione indossando una gonna, in solidarietà ad un alunno redarguito dalla scuola per aver indossato un abito femminile.

D’accordo sia la preside che motiva l’iniziativa affermando che “gli alunni hanno scelto di essere plateali perché vogliono essere visibili per affermare il valore della difesa della parità di genere e una visione pulita del corpo della donna non piegata dall’uomo” sia i genitori che pensano che “dar voce al pensiero con la parola è importante soprattutto per una scuola come la nostra”.

Ora a parte che questi ragazzini mi sono pure simpatici in gonnella così per un giorno ma crediamo davvero che il problema della violenza sulle donne sia una gonna o sia eliminare gli stereotipi nel modo di vestire tra uomini e donne per difenderle dal “maschio tossico”? Innanzitutto la “sessualizzazione del corpo” come la definiscono i manifestanti non è una qualità che si acquisisce. Il corpo è sessualizzato perché è maschio o è femmina. Non esistono scientificamente altri generi. E qualora anche alcuni nascono senza gli organi riproduttivi, ad esempio, la scienza ha dimostrato che il loro DNA è riconducibile o all’essere maschio o all’essere femmina. 

In secondo luogo, l’abbigliamento ha recepito questo dato antropologico e nel tempo lo ha valorizzato come ricchezza e non come limite. Il fatto che esistono capi di abbigliamento propriamente maschili e altri propriamente femminili sono il segno di una differenza che è ricchezza non limite. Tra l’altro mi sembra che le donne siano abbastanza libere di indossare quello che vogliono. Il problema è se viene fatto nel rispetto della propria età, del luogo in cui si trovano e di quel senso del pudore che andrebbe preservato sempre.

Non capisco infine la definizione di maschio tossico. Chi sarebbe? Il maschio stupido di turno che fa apprezzamenti volgari sulle donne vestite con una gonna più corta? Ma questo non dipende dalla gonna – anche se a volte è davvero troppo corta! –  ma da quante ore “quel maschio” si sottopone a immagini a sfondo pornografico. Perché il problema oggi davvero grave, che riguarda la stortura della bellezza della sessualità e delle caratteristiche propriamente maschili o femminili, risiede in questo male oscuro e subdolo, in questa scuola virtuale che arruola sempre più cadetti che è appunto la pornografia consumata quotidianamente dai nostri giovani e ahimè anche dagli adulti.

La Scuola dovrebbe educare alla bellezza della diversità, combattere ogni forma di violenza e far comprendere quanto la pornografia sia deleteria nella formazione di un giovane alla vita adulta. Non favorire queste carnevalate.  

 


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Giovanna Abbagnara

Giovanna Abbagnara, è sposata con Gerardo dal 1999 e ha un figlio, Luca. Giornalista e scrittrice, dal 2008 è direttore responsabile di Punto Famiglia, rivista di tematiche familiari. Con Editrice Punto Famiglia ha pubblicato: Il mio Giubileo della Misericordia. (2016), Benvenuti a Casa Martin (2017), Abbiamo visto la Mamma del Cielo (2016), Il mio presepe in famiglia (2017), #Trova la perla preziosa (2018), Vivere la Prima Eucaristia in famiglia (2018), La Prima Comunione di nostro figlio (2018), Voi siete l'adesso di Dio (2019), Ai piedi del suo Amore (2020), Le avventure di Emanuele e del suo amico Gesù (2020), In vacanza con Dio (2022).

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