18 Novembre 2021

“Signore, voi conoscete meglio di me, la mia debolezza”

Ci sono giorni più degli altri in cui sentiamo un grande peso sul cuore. Sono i giorni in cui avvertiamo maggiormente la distanza tra il quotidiano e il desiderio di andare oltre, tra quello che stiamo facendo in quell’istante e il luogo in cui vorremmo essere. Ci sono poi i momenti in cui avvertiamo di essere un peso anche per noi stessi, e avremmo voluto non dire quella frase e non cedere alla legge dell’impulso, non soccombere sotto la scure dell’ira o della rabbia. E infine c’è il tempo della delusione, dove ci sembra che abbiamo faticato invano, dove ogni sforzo è cancellato dal rifiuto degli altri, dove il peso del giudizio ci schiaccia fino a convincerci che forse “valiamo davvero poco”.

Sono questi i momenti in cui il male può insinuarsi nella nostra vita. Concentrati sull’evitare la sofferenza e il dolore, diventiamo vittime del compromesso e della bugia. Pur di non ammettere i nostri limiti siamo pronti a piegarci al signore di turno. Ci illudiamo che quella luce artificiale, quel trucco, quella posizione lavorativa, quella tecnica orientale di rilassamento sia in grado di nascondere le nostre imperfezioni. Anche nelle relazioni, quando la lotta diventa più dura e si tratta di soffrire per l’altro, si preferisce fuggire via perché non siamo pronti ad accogliere i nostri limiti, figuriamoci quelli degli altri.

Non è stato così per santa Teresa di Gesù Bambino. Proprio riconoscendo la sua impotenza, si è aperta ad un vuoto che solo Dio poteva colmare. Così scrive nel suo Manoscritto: “Signore, so che non comandate niente di impossibile, voi conoscete meglio di me la mia debolezza, la mia imperfezione, sapete bene che non potrei mai amare le mie sorelle come le amate voi, se voi stesso, o mio Gesù, non le amate in me” (MsC, 261). La forza di Teresa sta nell’arrendersi, nell’accogliere le sue debolezze come il luogo dove Dio rivela il suo assoluto primato. Non fugge davanti alla sofferenza. Non rifiuta lo scandalo dei suoi limiti. Teresa ha compreso che quanto più l’uomo accetta la sua imperfezione tanto più può accogliere l’amore incondizionato di Dio nel suo cuore. Teresa si sente amata. Da chi? Dal suo Gesù.

Credo che la maggior parte delle nostre ansie, dei nostri apparenti fallimenti, delle delusioni che ci schiacciano il cuore dipendano dall’incapacità di volgere lo sguardo verso Gesù come ha fatto Teresa. Di vivere concretamente tempi prolungati di adorazione eucaristica. Nel tempo che trascorriamo faccia a faccia con l’Eterno, quando non riusciamo a formulare una frase di senso compiuto, comprendiamo che l’unica cosa che conta è essere lì, guardato, amato e illuminato da Colui che ci conosce fin nelle profondità, che non ci fa vibrare di vergogna per i nostri peccati o le nostre mancanze ma ci dona il calore della sua misericordia infinita.

Il 17 settembre 1896, un anno prima di morire, scrivendo alla sorella suor Maria del Sacro Cuore, santa Teresa scrive: “Ciò che piace a lui [Dio] è di vedermi amare la mia piccolezza e la mia povertà … più si è deboli, senza desideri né virtù, più si è adatti alle operazioni di questo Amore che consuma e trasforma!”. Teresa, come anche altri santi ci insegna che accogliere le proprie imperfezioni non significa di certo vivere una vita mediocre e ripiegata ma lasciare che la grazia di Dio operi nella nostra vita. Amare con il cuore di Dio.


Vai all'archivio di "Con gli occhi della fede"




Aiutaci a continuare la nostra missione: contagiare la famiglia della buona notizia

Cari lettori di Punto Famiglia,
stiamo vivendo un tempo di prova e di preoccupazione riguardo il presente e il futuro. Questo virus è entrato prepotentemente nella nostra quotidianità e ci ha obbligati a rivedere i tempi del lavoro, delle amicizie, delle Celebrazioni. Insomma, ha rivoluzionato tutta la nostra vita e non sappiamo fin dove ci porterà e per quanto tempo. Ci fidiamo delle indicazioni che provengono dal Governo e dagli organi sanitari preposti ma nello stesso tempo manifestiamo con la nostra fede che “il Signore ci guiderà sempre” (cfr Is 58,11).

CONTINUA A LEGGERE



Giovanna Abbagnara

Giovanna Abbagnara, è sposata con Gerardo dal 1999 e ha un figlio, Luca. Giornalista e scrittrice, dal 2008 è direttore responsabile di Punto Famiglia, rivista di tematiche familiari. Con Editrice Punto Famiglia ha pubblicato: Il mio Giubileo della Misericordia. (2016), Benvenuti a Casa Martin (2017), Abbiamo visto la Mamma del Cielo (2016), Il mio presepe in famiglia (2017), #Trova la perla preziosa (2018), Vivere la Prima Eucaristia in famiglia (2018), La Prima Comunione di nostro figlio (2018), Voi siete l'adesso di Dio (2019), Ai piedi del suo Amore (2020), Le avventure di Emanuele e del suo amico Gesù (2020), In vacanza con Dio (2022).

ANNUNCIO

Vai all'archivio di "Con gli occhi della fede"

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Per commentare bisogna accettare l'informativa sulla privacy.