Quante volte, nella coppia, invece di cercare il bene dell’altro, cerchiamo il nostro?

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Non sempre, pur dicendo di amare, riconosciamo nella persona vicina un tempio in cui Dio ha nascosto dei tesori che meritano di essere scovati e valorizzati, né vediamo in lei un essere umano da aiutare nelle sue fatiche e tentazioni. A volte guardiamo il partner solo “in funzione nostra”. E se ci delude, non merita più nulla da noi. Questo atteggiamento non è “puro”.

“Beati i puri di cuore perché vedranno Dio” (Mt 5-8). Gesù associa la purezza nientedimeno che alla visione del Padre Celeste e fa intendere che per poter contemplare Dio, che è Amore, occorre prima ripulire lo sguardo da tante cose che lo hanno contaminato. Immaginiamo di essere in spiaggia: soffia un vento forte, che ci getta negli occhi una gran quantità di sabbia. Noi non riusciamo più a scorgere l’orizzonte che si apre davanti a noi.  Per poter vedere il mare, il cielo, gli uccelli, gli aquiloni dobbiamo prima togliere quella sabbia che ci impedisce di tenere gli occhi aperti. Così, per poter vedere Dio, occorre che dai nostri occhi sia spazzata via la sabbia del peccato. 

Siamo “puri” e quindi il Signore può mostrarsi a noi, quando lasciamo andare le rivincite, le rivalse, le vendette, il cinismo, la diffidenza, l’indifferenza, l’egoismo, il vittimismo, l’egocentrismo; quando preghiamo e ci apriamo al prossimo in modo sincero, senza doppi fini, senza superbia, senza pretesa di essere noi dio.  Avere un cuore puro significa andare oltre le personali aspettative, smettere di pensare solo al proprio tornaconto e avere come desiderio il bene dell’altro.

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Cosa significa tutto questo, nella vita di coppia? Quando siamo puri e quindi vediamo Dio, nella nostra relazione? La Beata Sandra Sabattini, con crudo realismo, scriveva nel suo diario personale: “Non vogliamo bene agli altri, vogliamo agli altri il nostro bene”. Non può succedere anche in una relazione a due? Quante volte l’amore tra fidanzati o coniugale non è “puro” in questo senso? Quante volte, accecati dal nostro orgoglio, dalle nostre ferite, dalle nostre ragioni non riusciamo a cercare disinteressatamente il bene dell’altro? Non sempre, pur dicendo di amare, riconosciamo nella persona vicina un tempio in cui Dio ha nascosto dei tesori che meritano di essere scovati e valorizzati, né vediamo in lei un essere umano da aiutare nelle sue fatiche e tentazioni. A volte guardiamo il partner solo in funzione nostra. E se ci delude, non merita più nulla da noi. Questo atteggiamento non è puro.

Poco tempo fa una donna mi ha raccontato dei problemi piuttosto seri con suo marito. Vivono da cinque anni una crisi profonda: lui, infatti, l’ha tradita e, invece di risolvere il problema, lo hanno sepolto, come se non fosse mai successo nulla. Quell’evento, però, ha cambiato lo sguardo di entrambi. Ha chiuso il cuore di entrambi.  Da allora, non c’è più purezza, genuinità, gratuità nel loro rapporto.  Lei lo vede come uno sporco traditore (anche se a parole “lo ha perdonato”) e pretende moltissimo da lui, quasi fosse perennemente in difetto nei suoi confronti. Lui, al contempo, la vede come un giudice impietoso: poiché la moglie è sempre pronta ad affossarlo ad ogni minimo errore. Lei vorrebbe che il marito fosse dolce per riconquistarla: vorrebbe sentirsi apprezzata, visto che quel tradimento ha minato in profondità la sua autostima. Lui, però, è frenato nel cercarla: perché si sente respinto dagli atteggiamenti ostili e ripetuti della moglie. Ognuno è rinchiuso in sé e aspetta che ad amare per primo sia l’altro. Nessuno fa un vero passo verso il coniuge.  Risultato? Quel matrimonio, che doveva essere “luogo privilegiato dell’amore” si è trasformato in un’arma di distruzione letale, per loro e per i figli, che devono subire la brutalità di asprissimi litigi e assistere alla denigrazione continua del padre verso la madre, della madre verso il padre.

Non sta a nessuno di noi giudicare queste persone ferite, che hanno bisogno di aiuto per ritrovarsi (Dio li aiuti veramente ad essere umili, a rivolgersi ad una valida guida spirituale e ad un competente terapeuta di coppia), ma è evidente – a loro per primi – che un matrimonio senza purezza negli intenti (dove prevalga la competizione, il dover continuamente dimostrare qualcosa e non la gratuità) non ha futuro. Anzi, è un inferno. 

Recuperare il rapporto per questi sposi vorrà dire provare ad amare per primi, dare per primi, desiderare che il coniuge sia felice e sentirsi responsabili di quella felicità, indipendentemente dalla propria delusione. 

E magari, in mano a Dio, che volge tutto al bene, questa crisi potrà davvero insegnare a loro e a molti altri che senza uscire da sé stessi, senza purezza di cuore, nessun rapporto può fiorire o rifiorire.

Abbiamo parlato molto di purezza, soffermandoci sulla castità e sul dono di noi stessi che possiamo realizzare mediante il corpo.  Abbiamo parlato di quanto sia bello vivere l’intimità fisica riconoscendole il suo significato più profondo. Abbiamo anche cercato di capire che l’atto sessuale è “qualcosa di buono”, anzi, è un gesto sacro e pensato da Dio: “a sporcarci” non è l’unità che mediante i corpi si realizza, ma solo il peccato, l’egoismo, che può contaminare anche la sfera dell’intimità. Ma oggi ci tenevo a sottolineare che la “purezza” non è solo la “capacità di rispettare il proprio corpo e quello dell’altro”: è anche una qualità necessaria per avere cura del cuore dell’altro. Consiglio su questo tema il film Fireproof, in cui i due protagonisti, ormai prossimi al divorzio, riescono a mettere da parte il proprio orgoglio ferito e a far risorgere un matrimonio finito.




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Cecilia Galatolo

Cecilia Galatolo, nata ad Ancona il 17 aprile 1992, è sposata e madre di due bambini. Collabora con l'editore Mimep Docete. È autrice di vari libri, tra cui "Sei nato originale non vivere da fotocopia" (dedicato al Beato Carlo Acutis). In particolare, si occupa di raccontare attraverso dei romanzi le storie dei santi. L'ultimo è "Amando scoprirai la tua strada", in cui emerge la storia della futura beata Sandra Sabattini. Ricercatrice per il gruppo di ricerca internazionale Family and Media, collabora anche con il settimanale della Diocesi di Jesi, col portale Korazym e Radio Giovani Arcobaleno. Attualmente cura per Punto Famiglia una rubrica sulla sessualità innestata nella vocazione cristiana del matrimonio.

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