Scienza e fede? Un’alleanza che rivela il mistero della creazione

microscopio

Spesso le descrivono come nemiche giurate, ma il rapporto tra scienza e fede è il primo rivelatore del mistero che attraversa tutta la creazione, fino al concepimento di un bambino. La fede anticipa, intuisce e suggerisce la scienza e, così, svela anche l’inganno dell’aborto, il primo degli attacchi alla donna. 

Simboli giudeo-cristiani tra scienza e fede è un testo scientifico-divulgativo di Giorgio Ricci, già professore ordinario di Biochimica all’Università Tor Vergata, riletto in chiave teologica, attraverso le intuizioni di Carmen Hernandez, chimica e teologa, iniziatrice del cammino Neocatecumenale, morta nel 2016. Questo libro mi ha affascinato, molto. Tra fisica, particelle, luce e velocità della luce, quanti, onde, biochimica, enzimi, cellule, astrofisica, energia, vita… si apre un mondo, la creazione, che conosciuta “da dentro” si svela, aprendo spazi siderali. Un libro unico nel suo genere perché “osa” dare una lettura teologico-catechetica della scienza che permette di aprire l’intelligenza.

Scienza e fede camminano insieme, anzi la fede anticipa, intuisce, suggerisce la scienza. Così si scopre che i primi capitoli della genesi sono confermati dalle scoperte scientifiche di secoli, millenni dopo. Si comprende il perché dei simboli giudeo – cristiani come luce, arcobaleno, albero, sale… attraverso una lettura scientifica. Secondo l’autore “l’essere umano porta nel proprio genoma la traccia profonda della Trinità, di Dio-Amore”.

Le molecole si donano l’una all’altra, mettendosi a rischio, morendo a se stesse per dare la vita: è una legge naturale iscritta nelle cellule umane e non. L’universo intero è in movimento, oltre alla terra, al sole, alla luna, ma anche le nostre cellule sono in continuo movimento. La vita non può esistere senza movimento e senza che ci sia questo donarsi continuo. Così la vita umana nascente si realizza dal movimento e dalla fusione (NON fissione) di due nuclei (fusione nucleare), evento eccezionale in natura: il gamete maschile, spermatozoo, si fonde con l’ovulo (gamete femminile). Un evento tanto intenso che genera un’energia tale da creare una nuova vita umana, unica. Fusione simile a quella del sole, che per dare vita, donando luce e calore, è soggetto ad un numero enorme di fusioni nucleari attraverso le quali perde un po’ della sua materia.

Leggi anche: No alla cultura della morte! Noi… “Restiamo umani”

“L’amore di Dio – scrive Ricci -…come amore totale all’altro, al diverso, che muore in favore del nemico, trova la sua icona nella natura nel meraviglioso modo con cui la cellula si unisce con il diverso e rinuncia a quanto più prezioso essa ha, cioè la sua identità genetica, perché nasce una nuova vita”. L’attacco all’albero della vita è il massimo dell’innaturale perché “Il progetto biologico dei gameti è quello di donarsi totalmente, di fondersi con l’altro, di mescolarsi geneticamente con l’altro” continua Ricci. Ecco perché il magistero della Chiesa dice di non separare l’atto unitivo e procreativo propri della sessualità umana. Innaturale quindi la contraccezione. Innaturale l’aborto che l’autore definisce “l’inganno più perfido e distruttivo che la società moderna abbia mai concepito a danno della donna” perché “l’apparato fisiologico femminile è predisposto per tutelare e difendere la vita nascente”.  Gli attacchi alla vita in generale hanno, secondo l’autore, “una portata negativa cosmica”. La donna è sempre attaccata -secondo Carmen Hernandez – “perché lei tiene la fonte della vita che è la maternità. Il dragone, nella Genesi come nell’Apocalisse, perseguiterà la vita e la fabbrica della vita che tiene la donna… Fare di una donna un’assassina è la cosa più terribile che ci sia”.

La scienza inoltre ci insegna che per crescere la vita ha bisogno di spazio, di un vuoto. Lo spazio infinito contiene milioni di galassie, miliardi di stelle, che si moltiplicano nel vuoto, che esprimono luce; le cellule sono formate da un nucleo e da protoni e neutroni che orbitano a distanza tra loro e dal nucleo in un continuo rapporto necessario tra vuoto e materia; nell’utero materno c’è quel vuoto che permette la vita del bambino concepito. Come nel grembo materno si sprigiona la luce e l’energia della vita, così l’aborto ferma questa energia e questa luce togliendo ogni spazio. Nello stesso modo i buchi neri non sono “vuoto” ma pieno di materia che impedisce ogni movimento, la vita e la luce.Un concetto estremamente interessante spiegato dall’autore è quello dell’“alterità genetica” alla base di tutta l’evoluzione umana e animale. Per arrivare a questa alterità bisogna accettare il “rischio genetico” cioè il “rimescolamento del DNA nelle cellule sessuali e il loro successivo incontro nella fecondazione con il totalmente diverso”. Si tratta di “uno straordinario balzo verso l’ignoto da un punto di vista genetico” però da questa “precarietà genetica dipende tuttavia la nascita di nuove generazioni”.

In conclusione non bisogna avere paura del “rischio genetico”, cioè di donarsi, di essere “riflettenti” affinché la luce possa passare attraverso e liberare l’attuale società dal terrore di entrare nella dinamica sprizzante di energia dell’alterità genetica.




Aiutaci a continuare la nostra missione: contagiare la famiglia della buona notizia

Cari lettori di Punto Famiglia,
stiamo vivendo un tempo di prova e di preoccupazione riguardo il presente e il futuro. Questo virus è entrato prepotentemente nella nostra quotidianità e ci ha obbligati a rivedere i tempi del lavoro, delle amicizie, delle Celebrazioni. Insomma, ha rivoluzionato tutta la nostra vita e non sappiamo fin dove ci porterà e per quanto tempo. Ci fidiamo delle indicazioni che provengono dal Governo e dagli organi sanitari preposti ma nello stesso tempo manifestiamo con la nostra fede che “il Signore ci guiderà sempre” (cfr Is 58,11).

CONTINUA A LEGGERE






ANNUNCIO

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Per commentare bisogna accettare l'informativa sulla privacy.