Sento che la mia giovane età è ricchezza per tutta la società e… per la Chiesa

Federica

di Federica Paciello

In un universo di giovani allo sbando vogliamo mettere in luce quanti invece hanno fatto scelte diverse e importanti. Sono veri e propri fari nella notte, lampade ai passi dell’umanità ma soprattutto, sono la “meglio gioventù”, la speranza del domani. Oggi la storia di Federica: “Ho 18 anni. Il 30 maggio ho fatto la Cresima per scelta non perché dovessi farla. Il mio desiderio? Stringermi a Dio sempre di più ed essere d’aiuto alla società intera”.

Mi chiamo Federica e ho 18 anni. Il 30 maggio scorso, finalmente, ho ricevuto il dono della Cresima, sacramento che era diventato un desiderio del cuore, un patto che umilmente volevo stringere col Signore nella speranza di poter anche divenire, con il dono dello Spirito Santo, una Sua buona testimone. È stata una scelta la mia e non una necessità dettata da ragioni contingenti. Una scelta del cuore soprattutto, compiuta non perché sentissi di aver già compreso tutto, ma semplicemente perché avevo, e continuo ad avere, la certezza che credo in Dio, mi fido di Lui e ho bisogno di stringermi alle Sue braccia sempre di più.

Il cammino di preparazione è stato lungo ed intenso e, ad essere sincera, mi sento davvero molto fortunata poiché ho avuto modo di approfondire la preparazione spirituale e di arrivare ai piedi dell’altare con una consapevolezza straordinaria che, spesso, manca tra molti dei miei coetanei.  In questo lungo tempo di attesa è accresciuta soprattutto la sfera orante in cui facevo fatica ad essere assidua in questa vita sempre più frenetica di noi giovani. Può sembrare scontato e normale in vista di un sacramento, ritagliarsi momenti di preghiera e di silenzio, ma non vi nascondo che invece non è stato così facile soprattutto con gli impegni scolastici sempre più intensi e pressanti in vista dell’esame di maturità.

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Per meglio prepararci a questo momento è stato organizzato anche un pellegrinaggio ad Assisi in occasione della Beatificazione di Carlo Acutis, giovane come noi che ha amato intensamente Gesù Eucaristia. Non sono mancate poi catechesi, anche se vissute online, che se da un lato mi logoravano dentro per la distanza, dall’altro mi hanno permesso di comprendere che era arrivato per me il momento di crescere e di impegnarmi a divenire una persona migliore che cerca di corrispondere alla volontà del Signore. Questo anche grazie al supporto dei miei catechisti e in particolare dei miei genitori che fin da piccola mi hanno educata alla fede, facendomi riconoscere da subito la presenza più importante nella mia vita, quella di Dio. Adesso non erano più i miei genitori a scegliere per me ma sono stata io a confermare il mio credo e il mio senso di appartenenza a Cristo Gesù, Maestro e Servo. Era un passaggio importante. Sentivo il bisogno di prendere in mano la mia vita di fede come alla mia età, si vuole prendere in mano tutto il resto della vita.

Quel giorno è stato davvero speciale per me. Ero felice, appagata, trepidante. Importanti sono stati anche i momenti di preghiera vissuti con i miei padrini, che ci hanno permesso di stringere un legame più forte. Li ho scelti durante un momento di adorazione eucaristica. Anche loro, come i miei genitori, fanno un cammino di fede e per questo possono davvero aiutarmi a non perdere mai la strada maestra.

Quella sera ho davvero sentito scendere su me lo Spirito Santo. Varie sensazioni prendevano posto nel mio cuore ma soprattutto c’era una pace del cuore che nessuno mi potrà mai togliere. La certezza che Dio mi ama più di tutto e che vuole il mio bene più di quanto possa desiderarlo io. Dopo le emozioni di quel momento, oggi riscopro dentro di me una nuova e più forte consapevolezza: mi sento come il lievito che fa fermentare la pasta. Nel tessuto della Chiesa e del mondo io voglio portare Dio, voglio e posso essere costruttrice di pace, di amore e di solidarietà. Sento che la mia giovane età è ricchezza per tutta la società. Sento che posso essere d’aiuto facendo semplicemente la mia piccola parte.




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