L’amore di una madre

È successo l’ultimo giorno dell’anno. Una donna afghana è morta assiderata per proteggere i suoi figli dal freddo. Non si conosce il suo nome e neppure il suo volto, tutto quello che sappiamo e che ha amato fino alla morte e alla morte di croce come deve saper fare una madre. 

I figli avevano freddo e lei non ha esitato a togliersi i calzini e a camminare a piedi nudi nella neve alta per riscaldare le mani dei suoi bambini. È morta assiderata. No, non è la trama di un film drammatico, ma la drammatica realtà in cui stiamo vivendo. 

Il suo nome non si conosce, tutto quello che sappiamo di lei è che era una donna afghana in fuga dal suo Paese. E tutto quello che ci rimane oggi è la foto di un corpo senza vita con sacchetti di plastica attorno ai piedi gonfi e scuri. Il fatto è accaduto l’ultimo giorno del 2021 in territorio iraniano vicino al confine con la Turchia, in quel percorso scelto da centinaia di afghani che lo percorrono ogni giorno in una disperata fuga verso un’altra vita.

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Lei è morta assiderata, come dicevo prima, ma i suoi due bambini sono riusciti a raggiungere un villaggio, dove sono stati soccorsi e medicati. Certo le cronache non perderanno tempo a raccontare il sacrificio di una madre. Come capita sempre più spesso ultimamente, il bene non fa notizia, mentre il male sì considerando l’attenzione mediatica rivolta al caso del bambino ucciso dalla madre a Torre del Greco il 2 gennaio. Stando alla ricostruzione dei fatti la donna, 40enne, credeva che suo figlio fosse disabile e allora è uscita di casa intorno alle 21.00 e lo ha gettato in acqua lasciandolo annegare. Storie di ordinaria follia che fanno eco all’omicidio del piccolo Daniele, 7 anni appena, ucciso dal papà Davide Paitoni. Storie di ordinaria follia che stridono con l’estremo sacrificio di questa donna senza nome, che con il suo anonimato ci ricorda che volto ha l’amore.

L’ufficio del governatore di Van, la provincia turca confinante con l’Iran, ha confermato la morte della donna migrante, spiegando però che la tragedia si è verificata in territorio iraniano. La donna sarebbe stata sorpresa con i suoi figli da una tempesta di neve mentre cercava di attraversare a piedi il confine verso la Turchia, vicino al villaggio iraniano di Belesur. Forse intendeva offrire una possibilità ai suoi figli, la speranza di una vita migliore lontana dalla violenza e dalla tirannia talebana. Il suo cuore di madre ha risposto con coraggio a quella vocazione scritta nel codice genetico di una donna. Ha sfidato il pericolo è si è sacrificata nel senso letterale del termine fino a donare la vita per i suoi figli. Quale esempio di amore più completo e profondo! Cos’altro è la maternità se non una donazione totale di sé! Si racconta troppo poco di queste madri, eppure ne è pieno il mondo.

I due bambini che hanno intorno ai 7 anni, sono stati sfamati e curati dagli abitanti del villaggio, e ora sono affidati ai soldati iraniani dispiegati al confine. Hanno una possibilità e la loro non sarà una vita facile, ma almeno avranno la certezza di essere stati amati fino alla morte e alla morte di croce.




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Ida Giangrande

Ida Giangrande, 1979, è nata a Palestrina (RM) e attualmente vive a Napoli. Sposata e madre di due figlie, è laureata in Lettere Moderne presso l’Università degli Studi di Napoli, Federico II. Ha iniziato a scrivere per il giornale locale del paese in cui vive e attualmente collabora con la rivista Punto Famiglia. Appassionata di storia, letteratura e teatro, è specializzata in Studi Italianistici e Glottodidattici. Ha pubblicato il romanzo Sangue indiano (Edizioni Il Filo, 2010) e Ti ho visto nel buio (Editrice Punto famiglia, 2014).

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