Se non sono la famiglia e la Chiesa a parlare di sesso ai giovani, chi lo farà?

È normale che, anche in tema di sessualità, si voglia ascoltare pure l’altra campana. Ma cosa succede se l’unica campana a suonare è quella della tv? Dei giornaletti, di Internet? Cosa succede se le famiglie e la Chiesa fanno silenzio?

Qualche tempo fa, degli amici mi hanno fatto notare una cosa: nel nostro mondo iper-sessualizzato si parla di sesso e lo si mostra ovunque (Internet, televisione, canzoni, film), mentre se ne parla fin troppo poco in famiglia e negli ambienti ecclesiali. Questi ragazzi, due coniugi, tengono un corso sull’affettività e parlano di sessualità senza vergogna nei saloni parrocchiali, dove magari da un lato hanno la statua della Madonna, dall’altro il Crocifisso. “Ci ha creato Dio così, ci ha dato Lui un corpo sessuato… – dicono loro – è ora che noi cristiani lo capiamo: se ne può, anzi, se ne deve parlare!”

E d’altronde, se non lo fanno la famiglia e la Chiesa… chi parlerà di sesso ai nostri ragazzi?

Quando ero adolescente e Internet non era ancora di uso comune (a quindici anni non avevo ancora lo smartphone, per intenderci) le ragazze della mia età si facevano una “cultura” sui giornalini comprati in edicola. Tante delle cose che leggevi lì ti entravano in testa, come dei mantra: si fossilizzavano, creavano immagini indelebili e ti condizionavano. Inevitabilmente. Si trovava veramente di tutto, in quelle pagine: giochi erotici, consigli sulla contraccezione, disquisizioni sull’età giusta per iniziare a prendere la pillola (indicata dai ginecologi verso i sedici anni), esperienze hot di personaggi famosi… ti sembrava di ricevere una vera e propria “educazione sessuale”. Ciò che non trovavi mai lì dentro, però, erano gli strumenti per comprendere il tuo valore di persona e quello del tuo corpo. 

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Nessuno ti diceva: “Tu vali tanto e meriti un amore vero, profondo, che ti sazi il cuore…”

Nessuno, sulle pagine di un giornalino qualunque, ti informa della cosa più importante: hai un corpo per amare ed essere amato; sei chiamato a diventare dono per una persona che ti accolga, non oggetto del primo che ne abbia voglia. Non intendo dilungarmi, inveendo contro lo scandalo che certi messaggi possono provocare. Non sono qui per perdermi in facili – e quasi scontate – lamentele. Lo sappiamo da 2000 anni che qualcuno semina grano, qualcun altro zizzania. E non è neppure nostro compito consumare energie ad estirpare la zizzania. A noi, se vogliamo vivere come figli della Luce, è chiesto di seminare il bene, in questo caso di testimoniare la Risurrezione del Signore sulla lussuria, la superficialità, l’egoismo che contaminano la nostra sessualità. Ci è chiesto di dare un annuncio così bello che la zizzania, al suo confronto, appassisce da sola.

Facciamo in modo che le persone possano scegliere il grano!

Spesso penso a come mi sono liberata io da quella zizzania…  A volte mi domando: come ho potuto sul serio capire che non rispondeva al mio cuore, ciò che trovavo in quei giornali? La risposta è: ricevendo un annuncio diverso. L’ho capito mettendo sulla bilancia le due proposte: quella del mondo e quella di Cristo. Mi sono accorta che il mondo offriva troppo poco: mi proponeva un surrogato dell’amore. Mentre Gesù mi dava una gioia piena, quella che viene dalla purezza, dalla fedeltà, dal rispetto dell’unicità mia e dell’altro. 

I primi ad annunciarmi questo? I miei genitori!

Le prime persone a dirmi che potevo desiderare un amore sponsale autentico sono stati i miei genitori. Mi hanno sempre detto – senza vergogna di affrontare il tema! – che il sesso non è un gioco, che l’intimità tra due sposi è sacra e non ha senso sciupare un regalo del Creatore così bello e prezioso. È ovvio che, nell’età della ribellione, si mettono in discussione tanti valori, tanti insegnamenti ricevuti in famiglia. Si “abbatte” il genitore, per costruire la propria personalità. Si leggono anche i giornalini con le coetanee… E si possono fare scelte diverse. È normale che, anche in tema di sessualità, si voglia ascoltare pure l’altra campana. Ma cosa succede se l’unica campana a suonare è quella della tv? Dei giornaletti, di Internet? Quest’anno vorrei dedicarmi in particolare proprio al tema “come educare all’affettività i nostri ragazzi”. se avrete piacere di seguirmi, vi farò compagnia raccontandovi tante scoperte fatte su questo argomento. Il primo passo da fare, però, è sicuramente quello di superare l’imbarazzo ed essere consapevoli che i primi annunciatori della bellezza del sesso siamo proprio noi genitori ed educatori.




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Cecilia Galatolo

Cecilia Galatolo, nata ad Ancona il 17 aprile 1992, è sposata e madre di due bambini. Collabora con l'editore Mimep Docete. È autrice di vari libri, tra cui "Sei nato originale non vivere da fotocopia" (dedicato al Beato Carlo Acutis). In particolare, si occupa di raccontare attraverso dei romanzi le storie dei santi. L'ultimo è "Amando scoprirai la tua strada", in cui emerge la storia della futura beata Sandra Sabattini. Ricercatrice per il gruppo di ricerca internazionale Family and Media, collabora anche con il settimanale della Diocesi di Jesi, col portale Korazym e Radio Giovani Arcobaleno. Attualmente cura per Punto Famiglia una rubrica sulla sessualità innestata nella vocazione cristiana del matrimonio.

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1 risposta su “Se non sono la famiglia e la Chiesa a parlare di sesso ai giovani, chi lo farà?”

Grazie. E’ proprio così. Fa eco a questo articolo l’incontro dei giovani lombardi convocati da tutti i vescovi della Lombardia che hanno espressamente chiesto alla Chiesa cattolica di insegnare loro il vero significato dell’amore umano.

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