13 Gennaio 2022

La poesia, epifania del silenzio

C’è silenzio e mutismo. Il primo è una parola, chiara e limpida, il secondo è assenza di parole. Scrive Eugenio Borgna, psichiatra e saggista: «La solitudine si distingue dall’isolamento come il silenzio si distingue dal mutismo. Nel mutismo si diviene monadi dalle porte e dalle finestre chiuse, non si ha nulla da dire, non si hanno parole, e nemmeno emozioni, da comunicare agli altri, e non se ne ha il desiderio». Il silenzio invece è grembo fecondo dove le parole sono generate, fioriscono, per essere poi donate. E la maggiore espressione di questa fecondità è la poesia.

La poesia è epifania del silenzio. L’espressione più bella e profonda di ciò che è generato nella profondità del nostro essere. Durante un pomeriggio di lavoro mi sono imbattuta in una raccolta di poesie scritte durante il primo lockdown dai ragazzi dell’Istituto Primo Levi di Vignola, in provincia di Modena. I professori hanno pensato bene di chiedere agli studenti di condividere a distanza pensieri, sentimenti, emozioni, riflessioni e paure scrivendo una poesia. Il risultato è meraviglioso. Ho letto alcune di queste poesie ed è stupendo quello che i ragazzi hanno tirato fuori. I genitori, gli adulti in generale, dovrebbero leggerle per comprendere meglio come accompagnare i giovani e come hanno vissuto l’isolamento a causa della pandemia.

Ne ho celto due più brevi tra tutte: “Nel silenzio, pesa più del solito, ogni rumore tale, da spaventare ciò che rimane di me” (Nicolò). E poi: “Follia con occhi bianchi, paura che vomita pensieri e diffidenza che infila mattoni” (Andrea). Parliamo di adolescenti, ragazzi rintanati nelle loro tane per mesi, che grazie all’invito a scrivere hanno avuto la possibilità di incanalare le domande e la solitudine del tempo dell’isolamento.

Aldo Masullo, filosofo e politico, scomparso da poco, commenta in modo eccelso questa capacità: «Soltanto la parola poetica, pura da pretese scientifiche o moralistiche, vive – patisce – la solitudine autentica e ne è l’epifania, l’apparire del senso. La sofferenza della solitudine infatti non può dire l’indicibile che essa è. Tuttavia, per non lasciarsi ridurre al silenzio, si fa parola poetica. Così, rompendo l’ordine del comune dire, lacerando la trama dei significati convenuti, non curandosi del “sociale” ufficio del comunicare, essa si libera. Anziché tacere grida, convoca le altre solitudini, le avverte che nessuna di esse è l’unica, ma ognuna nella sua unicità e piena del suo senso, perciò è “sacra”». Sacra, aggiungerei, perché ci connette con il Sacro, Colui che abita dentro di noi, che per comunicare ha bisogno di silenzio.


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Giovanna Abbagnara

Giovanna Abbagnara, è sposata con Gerardo dal 1999 e ha un figlio, Luca. Giornalista e scrittrice, dal 2008 è direttore responsabile di Punto Famiglia, rivista di tematiche familiari. Con Editrice Punto Famiglia ha pubblicato: Il mio Giubileo della Misericordia. (2016), Benvenuti a Casa Martin (2017), Abbiamo visto la Mamma del Cielo (2016), Il mio presepe in famiglia (2017), #Trova la perla preziosa (2018), Vivere la Prima Eucaristia in famiglia (2018), La Prima Comunione di nostro figlio (2018), Voi siete l'adesso di Dio (2019), Ai piedi del suo Amore (2020), Le avventure di Emanuele e del suo amico Gesù (2020), In vacanza con Dio (2022).

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