Se di un allenamento c’è bisogno alleniamoci ad amare più che a fare sesso

cuore

 Il 19% degli adolescenti ha rapporti sessuali prima dei 14 anni. Il fenomeno può anche essere l’effetto di una pornografia che ormai si è insinuata ovunque. Il rischio maggiore è la perdita di senso del proprio corpo e della sessualità. Da dove ripartire? Non ci sono prontuari, ma come adulti non possiamo ignorare questi dati.

Nella società in cui viviamo uno dei must della genitorialità è accompagnare i figli ad accogliersi e a riconciliarsi con la propria corporeità e, di riflesso, con la sessualità. Non sono lontana dalla realtà quando dico che oggi più che mai c’è bisogno di insegnare a custodire e a valorizzare il proprio corpo. 

Purtroppo non è così raro che le ragazzine siano accompagnate ad abortire in seguito a rapporti sessuali consumati nel bagno della scuola o nel parcheggio di una discoteca. Gesti che non hanno un senso, un perché, un orientamento. Non sono rari adolescenti o poco più, confusi sulla propria identità sessuale che si lasciano andare facilmente a rapporti promiscui spesso anche omosessuali solo per fare esperienza, come si suol dire. Tutto questo merita forse qualche riflessione in più da parte del mondo degli adulti. 

È inutile nascondere la testa sotto la sabbia. Il corpo e soprattutto il sesso è diventato una specie di gioco di società. Un impulso a cui è impossibile sottrarsi. Tra le ragioni che hanno portato a questo potremmo annoverare anche la pornografia. I nostri ragazzi ne stanno subendo l’effetto in maniera sempre più selvaggia. Secondo l’Osservatorio Nazionale Adolescenza, il 24% degli adolescenti, a partire da un’età molto precoce, naviga in Rete ed esplora siti pornografici per documentarsi sul sesso. Non è questa la sede per riflettere sui danni che l’uso della pornografia genera sulla mente umana tanto più se si tratta di adolescenti o poco più. Vietarla non serve se alla base non c’è un’adeguata educazione alla sessualità e soprattutto alla affettività. 

La pornografia sta diventando consuetudine, non è necessario andare a cercarla, ormai si è insinuata ovunque, nella cartellonistica stradale, nella pubblicità, in film e serie Tv in cui meno te l’aspetti. Uno dei risvolti più pericolosi e la capacità del porno di spingere all’emulazione e così siamo costretti ad assistere a scenari inquietanti con ragazzini che, condizionati anche da quello che vedono ogni giorno, vivono sempre più presto i loro primi rapporti sessuali. Secondo un’indagine sempre dell’Osservatorio Nazionale sulla salute dell’infanzia e dell’adolescenza, condotta nel 2013 su 1.400 giovani di sette scuole diverse, ha svelato in particolare che il 19% degli adolescenti ha rapporti sessuali prima dei 14 anni, una cifra quasi raddoppiata in un solo anno rispetto alle stime del 2012 che registravano punte del 10%. 

Leggi anche: Se non sono la famiglia e la Chiesa a parlare di sesso ai giovani, chi lo farà?

Su questi argomenti purtroppo non ci sono prontuari né liste di consigli pratici da seguire. Ogni figlio è unico e perciò unico è l’approccio pedagogico educativo da adottare. Certo è che il mestiere del genitore richiede una chiarezza ideale e valoriale, oltre che una capacità di trasmettere tali valori ai figli. Innanzitutto dunque, occorre parlarne. Nel loro dialogo i genitori possono cominciare con condividere le loro riflessioni, idee su alcune domande tipiche. Ad esempio? Quanto è importante che ai fini della maturità sessuale gli adolescenti abbiano rapporti sessuali? Qual è il nesso tra maturità sessuale ed esercizio della sessualità? A domande del genere io risponderei così: non è necessario fare esperienza per imparare a vivere una sessualità appagante. La sessualità ha bisogno di un contesto di relazione stabile e affettivamente sicuro. L’iniziazione precoce ai rapporti sessuali non aiuta, anzi allontana dalla maturità. Esercitarsi è allenamento, utile ai fini di una prestazione ma poiché il rapporto sessuale risponde ad esigenze non solo fisiche ma anche affettive, se non si impara anche ad amare l’esercizio con un partner estemporaneo o di prova, non premette di raggiungere la soddisfazione agognata. Perciò paradossalmente la precocità con cui si inizia ad avere rapporti sessuali inquina la capacità di creare relazioni. 

Inoltre poiché amare l’altro è un’arte, richiede impegno, chi si è allenato a “usare il corpo dell’altro” nella relazione continuerà a cercare solo quello precludendosi la possibilità di instaurare una relazione in cui oltre al corpo ci sia spazio per l’accoglienza integrale dell’altro, dei suoi tempi, dei suoi umori, delle sue esigenze. Accogliere e amare l’altro permette di provare piacere anche quando gli ormoni diminuiscono, quando per cause gravi, un incidente, una malattia non è più possibile fare esercizio sessuale. Se di un allenamento c’è bisogno alleniamoci ad amare più che a fare sesso.  Ora la domanda fondamentale è: voi come rispondereste a queste domande?




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Giovanna Pauciulo

Sposa e madre di tre figli, insieme al marito Giuseppe è referente della Pastorale Familiare per la Campania, ha conseguito il Master in Scienze del Matrimonio e della Famiglia presso il Pontificio Istituto Teologico Giovanni Paolo II. Conduce su Radio Maria la trasmissione “Diventare genitori. Crescere assieme ai figli”. Collabora con Punto Famiglia su temi riguardanti la genitorialità e l’educazione alla fede dei figli. Con Editrice Punto Famiglia ha pubblicato: Vivere la Prima Eucaristia in famiglia (2018), La Prima Comunione di nostro figlio (2018).

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