L’importanza delle lezioni frontali

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(Foto: © hxdbzxy - Shutterstock.com)

Perché è così importante la lezione frontale? I bambini e ragazzi e ragazze percepiscono l’insegnante come se stesse parlando a lui solo, lo osservano, lo scrutano, lo valutano. Si instaura un rapporto umano molto importante, anche a volte non piacevole e giudicante ma che tuttavia è utile per l’apprendimento e la crescita della persona.

La didattica “innovativa” è un cavallo di battaglia del Ministro dell’Istruzione Patrizio Bianchi. Lo dimostra l’atto di indirizzo che il Ministro ha promulgato l’11 dicembre 2021 scorso con queste parole: “È prioritario continuare a promuovere la sperimentazione e la diffusione capillare in tutte le scuole di nuove metodologie didattiche, orientate al superamento del modello di insegnamento tradizionale di stampo trasmissivo, incentrato sulla lezione frontale”.

Questa posizione non è condivisa da tutti, nemmeno da docenti e fra questi il noto professor Umberto Galimberti dell’Università Ca’ Foscari di Venezia. È professore ordinario di filosofia della storia, di psicologia generale e di psicologia dinamica e membro ordinario dell’International Association of Analytical Psychology. Lui sì che si occupa di lezioni frontali. Infatti afferma che la lezione frontale è molto importante. In un intervento sul “Venerdì” di Repubblica il filosofo spiega: “La lezione frontale, che molti pedagogisti vorrebbero abolire, è invece essenziale. Disporre ad esempio gli studenti in circolo con il professore che gira in mezzo a loro, come suggeriscono certe proposte, crea un rapporto di familiarità che diminuisce l’autorità dell’insegnante, di cui i ragazzi, anche se non sembra, hanno un estremo bisogno e di cui sono alla ricerca”. 

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Ha ragione il professore. I bambini e ragazzi e ragazze nella lezione frontale percepiscono l’insegnante come se stesse parlando a lui solo, lo osservano, lo scrutano, lo valutano. Si instaura un rapporto umano molto importante, anche a volte non piacevole e giudicante ma che tuttavia è utile per l’apprendimento e la crescita della persona. “Un’autorità – prosegue Galimberti – non imposta dal ruolo del docente, ma conferita dagli studenti al professore perché ne riconoscono il valore”.

È così. L’autorità nelle competenze, nel modo di esporle, nell’infondere il desiderio di conoscere, studiare, applicarsi, nella crescita morale personale, nel donarsi agli altri, nell’aiutare gli altri a capire il mondo, ad esprimersi, a riconoscersi portatore di diritti inalienabili.

Il maestro, la maestra, il professore e professoressa trasmettono il sapere frontalmente ed oggi aiutati dagli strumenti informatici, ma solo aiutati e non sostituiti. Don Milani nella famosa scuola di Barbiana ne era uno straordinario testimone. Va in onda in questi giorni di Natale una bella pubblicità dove si vede che una bambina di quinta elementare ha scoperto che il maestro è probabilmente solo nella sera della Vigilia ed organizza una sorpresa con i compagni e compagne di classe. Quando suona il campanello di casa e lui apre, tutti insieme dicono “Buon Natale maestroooo”. I bambini e i ragazzi /ragazze dicono ancora “maestro/maestra”, “professore/professoressa”. Il motivo è chiaro e spinge gli adulti ad esserlo con la vita.




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Gabriele Soliani

Gabriele Soliani, nato a Boretto (Reggio Emilia) il 24-03-1955. Medico, psicoterapeuta, sessuologo, adolescentologo, giornalista pubblicista iscritto all’Ordine. Libero professionista. Ha collaborato per 9 anni al Consultorio Familiare diocesano di Reggio Emilia. Sposato con Patrizia, docente di scuola superiore. Vive a Napoli dal 2015. Ministro della Santa Comunione e Lettore istituito.

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