Quando la lettura è capace di abbattere le barriere tra padri e figli

18 Gennaio 2022

leggere

“Devi leggere!”, quante volte ci siamo sentiti ripetere questa frase? Leggere è molto importante, ma quando diventa una scelta libera e autonoma allora la lettura può diventare anche un modo per imparare a volersi più bene soprattutto tra genitori e figli.

«Basta aspettare che faccia notte, aprire ancora una volta la porta della sua camera, sederci accanto al suo letto e riprendere la nostra lettura comune. Leggere. A voce alta. Gratuitamente. Le sue storie preferite. […] Lui a poco a poco si rilassa. (Noi pure). Ritrova pian piano quella concentrazione sognante che gli si dipingeva in viso la sera. E finalmente ci riconosce, dalla nostra voce ritrovata».

Sono parole tratte da Come un romanzo di Daniel Pennac. Libro fortunatissimo, specialmente tra educatori e insegnanti, perché racconta il percorso compiuto da un padre per conquistare alla gioia della lettura il proprio figlio recalcitrante e da sempre perseguitato – a casa come a scuola – dall’imperativo: “Devi leggere”. 

In uno stile colloquiale e suadente, Pennac ci accompagna passo passo in questa storia di formazione, approfittandone intanto per farci assaggiare una ricca e personalissima antologia di letture con esempi che vanno da Dostoevskij a Cervantes, da Joyce a Flaubert, dal tedesco Süskind a Gabriel Garcia Marquez, sino a Svevo e Calvino. 

Pennac contrappone alla didattica moderna e già stantia, che infligge ai ragazzi l’analisi dei “registri della coscienza letteraria di Madame Bovary”, un approccio immediato ai testi in grado di suscitare invece il libero gusto della lettura e dello studio. Famoso il suo decalogo dei diritti del lettore, a partire da quelli di non leggere, di saltare le pagine, di non finire il libro… (per il decalogo completo cfr.: https://www.recensionilibri.org/2012/09/i-10-diritti-del-lettore-secondo-pennac.html). 

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Ma in questo modo Pennac ritrova anche la perduta intimità con il proprio figlio, a cui aveva smesso di dedicare tempo e attenzioni, tutto preso dalle urgenze della vita. È soprattutto importante la voce, come spiega benissimo nelle parole che abbiamo sopra riprodotto. La voce che, tornata amica e complice, abbatte il muro invisibile che a poco a poco si era eretto tra padre e figlio, e suscita il miracolo. Lo spiega anche in un altro passo, citando le parole del figlio di Thomas Mann, Klaus, capace di vincere la “cupa pedanteria” dell’educazione dello Stato bavarese grazie alle letture extrascolastiche e alle voci che per prime lo hanno introdotto a quelle letture; una in particolare: “Ci sono capolavori della scuola romantica che non posso ora rileggere senza risentire la voce commossa e sonora di mia madre. Finché fummo bambini, fu lei a leggere per noi».

Se posso aggiungere un esempio personale, ricordo anch’io l’incanto di certi interi pomeriggi domenicali trascorsi con i miei figli piccoli a leggere e cantare le filastrocche di Marcondirondello, un incantevole album che illustra le più belle tiritere popolari. Il gioco consisteva in questo: il bambino di turno doveva indicare e nominare tutti gli oggetti raffigurati sulla pagina (il batacchio della campana del convento di fra Martino, la piuma sul cappello dell’ambasciatore, la lunga treccia di una delle figlie di Madama Doré, e così via). Dopo di che, si cantava insieme il motivo in un’armonia di suoni, ritmi, parole. Solo dopo avrei capito l’importanza pedagogica di quei pomeriggi, quando ‘docente’ e ‘discenti’ imparavano a volersi bene, in una fiducia reciproca che permetteva veramente di chiamare le cose con il loro nome, senza confusione né inganno. Qualcosa di analogo ho sperimentato con le poesiole (in ottonari, decasillabi, doppi senari) di Richard Scarry, o magari con testi originalmente prodotti dalla ‘casa’.

Ecco, regalare parole ai propri figli, ma soprattutto regalare tempo ai propri figli, rispettando la loro libertà e le loro attitudini. Quando non l’ho fatto, magari per dedicarmi anche a nobilissime attività, non sono stato un buon padre. Ma ho fiducia che quel Signore lassù, e i miei figli qui in terra, mi abbiano già perdonato queste mancanze, tesaurizzando invece i momenti grandi di intimità, in cui insieme ci siamo regalati tanto tempo, con parole armoniose e bellissime.




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Gianni Mussini

Gianni Mussini, quinto di otto figli, è nato a Vigevano nel 1951. Laureato a Pavia, alunno dell’Almo Collegio Borromeo fondato da san Carlo (e citato da Manzoni nei Promessi sposi). Docente di Lettere (da ultimo al Liceo classico “Ugo Foscolo”), ha anche insegnato per 12 anni alla Scuola interuniversitaria lombarda per la formazione degli insegnanti. Autore di due libri di poesia (tra cui Rime cristiane eccellentemente recensito dal Corriere della sera e da Avvenire) e di molti studi ed edizioni specialmente sul poeta Clemente Rebora, ma anche su altri autori (tra cui Jacopone da Todi, Cesare Angelini, Manzoni), per Garzanti, Scheiwiller, Piemme, De Agostini, Storia e Letteratura. Ha collaborato a testi scolastici (La Scuola, Le Monnier, De Agostini) e raccolto in volume testimonianze di Vite salvate (Interlinea, Novara, con prefazione di Claudio Magris), ora moltiplicate nel volume Donne in cerca di guai, uscito nel 2018. Per 8 anni è stato presidente dei Centri di aiuto alla vita della Lombardia e per 12 vicepresidente nazionale del Movimento per la vita. Dal 2005 al 2012 ha invece presieduto il Consultorio familiare onlus di Pavia (dedicato al servo di Dio Giancarlo Bertolotti), del quale è stato fondatore. Ha organizzato diversi convegni, nazionali e internazionali, sui temi della vita e della famiglia, e anche corsi di aggiornamento, anche letterari, rivolti a insegnanti. Per 17 anni ha infine organizzato il Festival nazionale “Cantiamo la vita”, con la partecipazione di ospiti di fama internazionale. Last not least. È sposato con Maria Pia, e con cui ha generato Cecilia, Giacomo e Lorenza.

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