Don Fortunato: “Vestire gli ignudi per me vuol dire salvare i bambini dalla pedofilia”

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Don Fortunato di Noto. Foto: https://www.associazionemeter.org/

Si parla spesso di pedofilia e tante volte lo si fa a sproposito. Oggi vi proponiamo una bellissima intervista a chi ha fatto, della lotta alla pedofilia, la ragione della propria vita, Don Fortunato di Noto: “La Chiesa non produce preti pedofili. Quanto amore per l’infanzia c’è e non viene raccontato?”.

Partiamo subito con una domanda: quando e perché ha iniziato a svolgere questo ministero a servizio dei bambini abusati?

Ho sempre concepito la violenza sui minori come una vera e propria piaga, un male della nostra società che è intollerabile. Trent’anni fa quando nessuno ne parlava io, da giovanissimo diacono iniziavo ad ascoltare storie di bambini violati. Negli anni ‘90 ebbi la fortuna di imbattermi nelle prime immagini pedopornografiche diffuse in Rete. La chiamo fortuna perché da lì è iniziato il mio cammino che mi ha portato a spendere la vita a servizio dei piccoli abusati. Non facevo che pensare alla frase vestire gli ignudi, come si è tradotto questo dovere della cristianità oggi come oggi? Diamo abiti alla Caritas per chi non può comprarseli? Non sembra troppo riduttivo? Per me vestire gli ignudi vuol dire coprire il corpo denudato da una sessualità violenta e indolente che non si ferma nemmeno davanti ai bambini. Io non avevo alcuna competenza in merito, e mai avrei pensato di imbattermi in una dimensione come questa. Fu come ritrovarsi un Golia che ti investiva e sentii forte la responsabilità di dare una risposta a cominciare dalla mia parrocchia, quella di cui ancora oggi sono parroco, nella città di Avola. Ci siamo seduti intorno al tavolo con i giovani di allora che oggi sono tutti professionisti, impegnati e sposati. La nostra risposta fu proprio l’Associazione Meter.

Quali sono gli obiettivi che si prefigge attraverso questa Onlus?

L’Associazione nasce intorno alla figura mariana, che rappresenta l’accoglienza e la custodia dei più piccoli e nasce con l’obiettivo di promuovere la cultura dell’infanzia, affrontando soprattutto gli abusi sul web che è la periferia digitale dove l’umanità spesso naufraga in maniera invisibile. Il web non va considerato come una realtà solo virtuale, il confine tra reale e virtuale è sottile soprattutto quando si parla di abusi sui minori. Abbiamo creato dei servizi che passano attraverso uffici e centri di ascolto, abbiamo il Polo formativo in provincia di Siracusa, dono delle Suore Adoratrici di san Francesco Spinello, il nostro fiore all’occhiello. Abbiamo cercato di rispondere concretamente con delle realtà ben specifiche con L’Osservatorio mondiale contro la pedofilia. Di fronte a Golia ci inventiamo con creatività evangelica alcune realtà che fanno fronte al dolore dei bambini.

Don Fortunato, facciamo chiarezza: cosa intendiamo quando parliamo di pedofilia?

Noi viviamo in una società molto particolare. Una società che ama i bambini ma fino a un certo punto perché vorrebbe che i nostri figli diventino subito adulti. La nostra è una società pedofilica perché di fatto adultizza i bambini e non si fa scrupolo a sfruttare il bambino per raggiungere i propri obiettivi. Viviamo in una società che non vuole guardare oltre il limite del proprio orticello. Il pedofilo non è un invisibile e agisce proprio nei vuoti lasciati da chi non si prende effettivamente cura dei più piccoli.

Qual è la condizione dei bambini oggi?

I numeri probabilmente ci aiuterebbero a identificare il problema. Non sempre nella storia la società ha amato i bambini e per certi aspetti è ancora così: non vogliamo bambini perché abbiamo la paura dei bambini, viviamo in una società pedofobica, in un’epoca di adulti infantilizzati e bambini adultizzati. I numeri ci dicono che le bambine sono le più colpite, nel 77,4% dei casi sono proprio le bambine ad essere vittime di abusi. Nell 82% dei casi la vittima conosce il suo aguzzino. Attenti a non colpevolizzare solo le famiglie. Noi sappiamo da dati ufficiali, che le violenze sono spesso compiute da conoscenti. Solo nel 19% dei casi gli abusi sono compiuti da genitori, nonni. I bambini sono sempre vittime, non è il problema di stabilire chi lo fa. Il problema è che il bambino continua a subire abusi dalla società che non lo vede e dopo lo scandalo, il bambino viene bollato con la lettera scarlatta con l’emarginazione e il pregiudizio. La violenza dunque continua in una forma diversa, ma continua e spesso anche i Tribunali non sanno relazionarsi a bambini abusati. Ringrazio personalmente il Papa per aver riacceso i riflettori sulla figura paterna perché talvolta è proprio l’assenza del padre che favorisce maltrattamenti e violenze. Stiamo vivendo nella globalizzazione della indifferenza. Siamo talmente abituati al dolore che non ci tocca più. In Europa siamo 741 milioni di abitanti, 18 milioni di bambini sono vittime di abusi sessuali, 55 milioni subiscono abusi psicologici, 44 milioni abusi fisici. Sono dati sconcertanti che ci portano a pensare che esistono 18 milioni di predatori di bambini. I dati non sono stati inventati da noi, sono stati riferiti dal Santo Padre nel febbraio 2019 in occasione del Congresso Mondiale sugli abusi sessuali. L’Oms ci dice che vi sono oggi circa 2 miliardi e 400 milioni di minori nel mondo, di questi 1 miliardo e 300 milioni hanno subito violenze sessuali. Capite che si tratta di un problema reale. Questo vuol dire che c’è qualcosa che non funziona.

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L’adescamento online e pedopornografia quanto incidono?

In fondo non tutti siamo d’accordo sul fatto che la pedofilia sia un crimine. Qualcuno la giustifica dicendo che si nasce pedofili. Qualcun altro dice che si tratta di un orientamento sessuale, perché l’amore è amore. A queste persone noi dobbiamo avere il coraggio di rispondere così: la pedofilia è una parafilia, un disturbo della sfera sessuale, riconosciuta e motivata scientificamente che può essere accompagnata da una malattia mentale. Dalla pedofilia dobbiamo distinguere l’infantofilia e cioè la preferenza di bambini da 0 a 2 anni di cui l’Associazione Mater sta denunciando un aumento del fenomeno ormai da tanto tempo, e il filone della pedo-mamma, la pedofilia delle mamme. Per pedopornografia intendiamo un video o una qualsiasi immagine di minori di 18 anni, quindi anche una diciassettenne che mette in Rete alcune immagini può essere cibo per i pedofili. L’abuso in Rete avviene attraverso delle caratteristiche particolari. Innanzitutto la Rete ha avuto il merito di aggregare i pedofili. Non di rado si possono trovare community in cui ci si scambia foto, video, appuntamenti e sempre più spesso… bambini. Se io come cristiano mi imbatto in immagini di bambini nudi, ho il dovere di denunciare. Da poco abbiamo presentato il nostro Report 2020 e abbiamo segnalato più di 7 milioni solo di foto senza considerare i video. La pedofilia è un crimine che deve essere combattuto.

Chi è il pedofilo?

È colui che ha piacere a vedere il bambino sessualizzato. In genere sono persone insospettabili, agiate, curate e vicine ai bambini. Il più pericoloso è il pedofilo sadico e quello satanista, colui o colei che arriva a tendere trappole ai bambini per schiavizzarli fino a ucciderli. Sanno stare in Rete meglio di noi. Ancora oggi non ci sono grandi normative di contrasto e, anzi, ci sono paesi nel mondo che non hanno ancora leggi contro gli abusi online.

Da dove ripartire?

Dalla famiglia. I figli sono figli perché ci sono un padre e una madre a difenderli e tutelarli, Il Papa lo ha più volte sottolineato nel corso del suo Pontificato e anche ultimamente con la Patris corde. Stiamo assistendo ad una progressiva erosione dei ruoli genitoriali a partire dalla figura paterna come ho avuto modo di sottolineare anche prima. L’essere padri dà valore anche alle madri e viceversa. Nel gioco dei ruoli genitoriali si situa il bambino. Dove c’è una famiglia saldamente unita e consapevole delle proprie responsabilità il figlio non è più così facilmente esposto. Anche la relazione sessuale che lega gli adulti si riflette sulla sessualizzazione dei più piccoli. La pornografia è una industria milionaria perché c’è gente che la alimenta. Insomma una buona base di partenza sarebbe riscoprire le radici dell’amore coniugale. Tutto il resto è una conseguenza naturale…

Un’ultima domanda: cosa ne pensa della pedofilia nella Chiesa?

La Chiesa non è una multinazionale, una azienda di perversi che produce preti pedofili. Quanto amore per l’infanzia, quante opere in loro favore, quanti sacerdoti, religiosi, consacrati, catechisti, famiglie, educatori impegnati, con amore, rispetto e tutela nei confronti dei piccoli del Signore. Quanto bene opera alla luce del Vangelo. Tra il buon grano cresce anche l’erba pestifera e maligna, frutti buoni e cattivi. Uno dei grandi errori è non aver accolto e ascoltato le vittime, aver coperto con il silenzio e “i panni sporchi si lavano in famiglia” abomini e violenze perpetrate sui prediletti del Signore. Questo non deve più accadere e l’impegno della Chiesa non è più da rimandare, ma bisogna agire. Gli strumenti ci sono e sempre più devono essere perfezionati attuati per il bene dei bambini, delle loro famiglie e della Chiesa tutta. La vergogna deve essere da stimolo per non permettere a nessuno di compiere abomini sui bambini, né va della credibilità e dell’annuncio del Vangelo.

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Loris Sbarra

Don Loris Sbarra è responsabile dell’Ufficio Famiglia e Vita della Diocesi San Marco Argentano-Scalea (Cs) Dottorando in Teologia della Famiglia presso il Pontificio Istituto Teologico Giovanni Paolo II per le Scienze del Matrimonio e della Famiglia. Parroco della Parrocchia San Marco Evangelista in Cetraro M.na (CS).

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