San Luigi Martin: quando il padre deve fare anche da madre

San Luigi Martin

Il tempo della vedovanza di Luigi Martin può dire qualcosa ai genitori che si ritrovano soli con figli da accudire e da crescere? Diamo uno sguardo da vicino a questo mirabile modello di santità.

Il 28 agosto 1877, Luigi Martin si ritrova attorno al letto su cui giace il corpo senza vita della sua amata Zelia. Le sue cinque figlie sono accanto a lui, ancora troppo piccole e bisognose dell’affetto della madre. Tra il dolore del distacco e le incombenze del domani, la certezza è una soltanto: Luigi ora è solo nel compito educativo. Qual è la sua condizione interiore? La fede matura che lo sostiene, non gli impedisce certo di interrogare Dio, anche se la testimonianza della sua santa moglie nel tempo della malattia ha, senza dubbio, lasciato una traccia luminosa in lui. Ogni credente chiede risposte.

La certezza della fede induce la domanda, il dubbio talvolta è sano. Ma spesso non ci sono spiegazioni e l’unica speranza è la grazia che trasfigura ogni cosa. Luigi Martin impara a guardare oltre il confine imposto dalla morte. La sua fede gli permette di realizzare nella vedovanza una nuova forma di fedeltà coniugale. Lui che era sempre stato taciturno e riservato, si ritrova a farsi carico del compito di allevare le sue figlie, di educarle ad affrontare la vita. Nella testimonianza di questo padre santo troviamo anzitutto l’impegno a fare in modo che l’assenza della madre non scavi nelle figlie un vuoto incolmabile. Scrive santa Teresa di Gesù Bambino: “Il cuore così tenero del papà aveva unito all’amore che già possedeva un amore veramente materno”. Egli non può e non vuole dimenticare la moglie, anzi la invoca spesso e ricorda alle figlie di seguirne la testimonianza. Otto anni dopo la morte della sua amata sposa, in un’altra lettera inviata da Roma, scrive: “Il pensiero di vostra madre mi segue costantemente”. Questi riferimenti sono il segno di una memoria viva che accompagna la vicenda familiare.

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Nella prova della vedovanza san Luigi Martin offre l’esempio di un genitore modello di santità per le sue figlie e per tutti noi. In realtà, è proprio il bene delle figlie a guidarlo in tutte le sue scelte. Egli sa che, avendo perso una madre in così giovane età, hanno bisogno di un padre a tempo pieno. Così decide di lasciare ogni altra attività per dedicarsi interamente alla loro educazione. Scrive la penultima figlia, Celina: “L’amore delle sue figlie vinceva tutto in lui, voleva il loro bene, il loro più grande bene, senza mettere il suo sulla bilancia”. Questa scelta, unita a quella di non risposarsi, è davvero saggia perché dà alle figlie la possibilità di crescere assieme al padre e di custodire il ricordo sempre vivo della madre.

Possiamo cercare di sottolineare, dunque, alcune caratteristiche di san Luigi Martin. Anzitutto è un padre presente, un buon educatore. Egli non si limita a dirigere, ma si impegna in prima persona. Sulla scorta della testimonianza di Celina, la penultima figlia, è possibile avere la descrizione del suo impegno domestico: “È sempre occupato e non si risparmia in quanto a fatica, anche per i lavori più pesanti. Lavora la terra del giardino, taglia e sistema la legna, si ritaglia del tempo per la cantina, per il giardinaggio e per il pollaio. Da buon normanno, produce il sidro per tutta la famiglia. Uomo tuttofare e abile artigiano, costruisce piccoli giocattoli che fanno la felicità delle più giovani”. San Luigi Martin è un padre rispettoso, cerca la collaborazione e coinvolge le sue figlie, anche se è ben consapevole del suo ruolo. In nessun modo scarica sulle figlie le sue responsabilità. Quando la figlia Maria, la secondogenita che rappresentava il suo riferimento per le responsabilità di casa, gli comunica la decisione di diventare monaca e quindi di lasciare la casa per entrare al Carmelo, Luigi resta per un attimo interdetto. Evidentemente non se l’aspettava, farfuglia alcune parole: “Ah! … ma senza di te … credevo che tu non mi avresti mai lasciato”. E tuttavia, nemmeno per un attimo pensa di farle cambiare idea o le chiede di rimandare. San Luigi Martin è un padre affettuoso. Seguendo l’esempio della sua sposa egli cerca di dare la giusta attenzione a ciascuna di loro, come dimostrano i piccoli nomignoli che inventa per ciascuna delle figlie. Il suo lavoro educativo lascerà un segno indelebile che si esprimerà in una gratitudine destinata a restare inalterata negli anni. In modo particolare egli ha una speciale attenzione per Teresa che come testimonia Celina: “Circondava della più delicata premura”. È Teresa stessa che lo attesta nella sua autobiografia: “Ah, come potrò ripetere tutte le tenerezze che il «Papà» prodigava alla sua reginetta? Ci sono cose che il cuore sente, ma che la parola e perfino il pensiero non possono riuscire ad esprimere”. Luigi manifesta a tutte le figlie il suo affetto. “Farò il possibile per arrivare domani […] ho fretta di ritornare da voi”, scrive da Alençon. “Se la distanza ci separa un po’, il mio cuore è vicinissimo a voi”, scrive da Parigi. E qualche giorno dopo: “Vorrei proprio avervi tutte e cinque; senza di voi mi manca la massima parte della mia felicità”. Il ricordo e l’affetto diventa preghiera, quando si trova a Roma e visita la bella Basilica di San Pietro: “Ho pregato per voi che amo tanto; è così dolce pregare là”. Ma il suo primo e più grande impegno è quello di custodire la vivacità e l’armonia della famiglia. Luigi partecipa ai giochi delle più piccole. Anima le serate in famiglia che si concludono sempre con la preghiera comune. Teresa custodisce ricordi bellissimi che sintetizza così: “Cosa dire poi delle veglie d’inverno, soprattutto di quelle della Domenica? Ah! come mi era dolce dopo la partita a dama sedermi con Celina sulle ginocchia del Papà… Con la sua bella voce, egli cantava dei motivi che riempivano l’anima di pensieri profondi… oppure cullandoci dolcemente recitava delle poesie impregnate di verità eterne… Dopo salivamo per fare la preghiera in comune e la reginetta stava da sola accanto al suo Re, non aveva che da guardarlo per sapere come pregano i Santi…”. Luigi custodisce la vita domestica, ma non resta chiuso in casa. Nelle sere d’inverno partecipa con le figlie alle serate teatrali del Circolo Cattolico. Quando viene la primavera dà spazio alle passeggiate che permettono di scoprire la bellezza della natura.È, soprattutto, un uomo di preghiera. La preghiera ha sempre avuto un ruolo di primo piano nella vita di Luigi Martin. Questo desiderio aveva poi trovato conferma e nuovo vigore nella vita coniugale e familiare grazie alla piena disponibilità della moglie che condivideva e arricchiva la sua fede. È ovvio che nel tempo della vedovanza, l’impegno orante acquisisce per san Luigi Martin uno spazio ancora più importante. Imparerà a intrecciare con sapienza e armonia i tempi della preghiera con il ministero educativo, senza dimenticare i poveri. Tutti questi episodi ci convincono della luminosa testimonianza di amore per la vita e per la pienezza della vita di cui è capace un genitore vedovo, che deve affrontare da solo la sfida educativa di ben cinque figlie ancora piccole.




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Giovanna Pauciulo

Sposa e madre di tre figli, insieme al marito Giuseppe è referente della Pastorale Familiare per la Campania, ha conseguito il Master in Scienze del Matrimonio e della Famiglia presso il Pontificio Istituto Teologico Giovanni Paolo II. Conduce su Radio Maria la trasmissione “Diventare genitori. Crescere assieme ai figli”. Collabora con Punto Famiglia su temi riguardanti la genitorialità e l’educazione alla fede dei figli. Con Editrice Punto Famiglia ha pubblicato: Vivere la Prima Eucaristia in famiglia (2018), La Prima Comunione di nostro figlio (2018).

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