Ma c’è davvero Gesù in quella particola?

Prima Eucaristia

(Foto: © Jorge Luis - Fotolia.com)

 I miracoli eucaristici ci avvisano sulla reale sostanza di quel piccolo pezzo di pane. Carlo Acutis, il giovane beato scomparso prematuramente per una leucemia fulminante, ha raccolto ben 136 episodi di miracoli eucaristici nel mondo, tutti riconosciuti dalla Chiesa. Tuttavia il nostro cuore rimane spesso incapace di riconoscere il Signore.

Ma c’è davvero Gesù, in carne e ossa, in quella particola? Alzi la mano chi non si è mai fatto una domanda del genere. Il mistero eucaristico è troppo grande perché il nostro cuore lo possa comprendere completamente. Non è sufficiente l’intelligenza e nemmeno una speciale sensibilità per indagare e svelare quello che succede sull’altare al momento della consacrazione. Razionalizzare, capire è un’impresa omerica. Sarebbe preferibile accettare di essere troppo piccoli e abbandonarsi al mistero ma ci riusciamo sempre meno e sempre in meno. 

I miracoli eucaristici ci avvisano sulla reale sostanza di quel piccolo pezzo di pane. Carlo Acutis, il giovane beato scomparso prematuramente per una leucemia fulminante, ha raccolto ben 136 episodi di miracoli eucaristici nel mondo, tutti riconosciuti dalla Chiesa. La sua mostra ha già visitato i cinque continenti e continua a richiamare persone interessate da ogni parte del mondo. A vedere la mappa ricostruita da Carlo, sembra che non ci sia angolo sulla terra in cui Gesù non abbia deciso di rivelare, qualora ce ne fosse ancora bisogno, la reale sostanza eucaristica. 

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E anche la scienza ha detto la sua. Varie e costanti le ricognizioni scientifiche dei miracoli eucaristici avvenute nei secoli. A Lanciano, una piccola cittadina abruzzese, il miracolo avvenuto nel 750 D.C. è stato scandagliato fra gli altri, anche dal microscopio del prof. Odoardo Linoli. Le sue ricerche stabilirono la presenza di vero tessuto miocardico e di vero sangue umano appartenente al gruppo sanguigno AB, lo stesso trovato sulla Sindone. Un caso? Di certo no, Linoli godeva di una certa notorietà dato che è stato l’unico ad analizzare le reliquie del miracolo di Lanciano. I risultati delle sue indagini suscitarono un grande interesse nel mondo scientifico e furono verificati anche da una Commissione dell’Organizzazione Mondiale della Sanità.

Di fronte all’evidenza anche la scienza non può che sbattere le ciglia interdetta. Nulla è certo quando si parla di fede, ma sono decisamente troppe le coincidenze, troppi i misteri che solo la presenza viva di Gesù in quella particola può spiegare. Sono troppe le coincidenze con il tipo di morte e di sepoltura di Cristo. Nonostante tutto il cuore dell’uomo rimane perplesso, distaccato, quasi… indifferente al punto tale che nel momento peggiore della storia, quando un virus misterioso si è abbattuto sulla terra, tante persone hanno rinunciato al banchetto eucaristico senza colpo ferire. Molte sono uscite dalla chiesa e… non sono ancora tornate

Dunque le prove scientifiche sulla natura dell’Eucaristia ci sono, quello che manca è forse la fede? L’unica cosa al mondo che ci permette di vedere l’invisibile nel visibile. In questo Giovedì Santo, la Chiesa ci invita a riflettere sul mistero dell’Eucaristia, sul posto che occupa nella nostra vita interiore. E quando c’è da interrogarsi su questo argomento sono la prima ad alzare la mano. Per me l’Eucaristia ha un valore terapeutico. Quando scende la sera corro in chiesa, mi accosto al banchetto con le gambe che tremano, come una mendicante in cerca delle briciole di quel pane, l’unico che può davvero sfamare. 

Il sacerdote ripone l’Eucaristia sul palmo della mia mano ed io tremo al pensiero che una briciola, anche piccolissima, possa rimanere lì, dispersa nel nulla. Ho paura che quel Corpo Santo, possa perdersi, essere calpestato o confuso con qualsiasi altra particella di questo universo. Mi rassicura sapere che Gesù conosce bene le impurità del mio corpo eppure non esita a raccogliermi tra le sue braccia, a stringermi forte con quel calore che solo Lui può trasmettere. E allora si fa largo la consapevolezza che, come dice santa Teresina, non siamo noi ad accoglierlo nel nostro corpo, è Lui che ci lascia tuffare nel Suo come una gocciolina d’acqua che si disperde nel mare. Dunque questo Giovedì Santo può essere l’occasione giusta per ritornare a Gesù, per lasciarsi trovare da Lui, per gustare il dolce sapore della Sua presenza, per ritrovare l’unica ragione per cui vale davvero la pena vivere e morire.




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Ida Giangrande

Ida Giangrande, 1979, è nata a Palestrina (RM) e attualmente vive a Napoli. Sposata e madre di due figlie, è laureata in Lettere Moderne presso l’Università degli Studi di Napoli, Federico II. Ha iniziato a scrivere per il giornale locale del paese in cui vive e attualmente collabora con la rivista Punto Famiglia. Appassionata di storia, letteratura e teatro, è specializzata in Studi Italianistici e Glottodidattici. Ha pubblicato il romanzo Sangue indiano (Edizioni Il Filo, 2010) e Ti ho visto nel buio (Editrice Punto famiglia, 2014).

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