“Non volevo fare sesso, ma lo abbiamo fatto succedere. Da quel giorno qualcosa è cambiato”

Perché è bene aspettare per compiere quell’atto? Perché è meglio conoscersi per un periodo senza implicazioni sessuali? Il corteggiamento, se ci pensiamo, è caratterizzato dal mistero e dal desiderio di svelarsi all’altro a poco a poco sempre di più. Cosa accade quando sveliamo subito tutto? La storia di Sofia è una risposta valida.

Quando un uomo e una donna si conoscono, si frequentano e si mettono insieme, ci sono vari livelli di intimità. Il livello più alto, sicuramente, si raggiunge con l’unione in una sola carne. Non c’è nessun gesto più vincolante e viscerale di quello. Perché è bene aspettare per compiere quell’atto? Perché è meglio conoscersi per un periodo senza implicazioni sessuali? Il corteggiamento, se ci pensiamo, è caratterizzato dal mistero e dal desiderio di svelarsi all’altro a poco a poco sempre di più. Cosa accade quando sveliamo subito tutto? Oggi vorrei raccontarvi una storia per iniziare a riflettere con voi proprio sulla necessità di non bruciare le tappe… 

«Per favore, non prendermi per una facile», comincia così la lunga mail che, poco tempo fa, ho ricevuto da una ragazza di Trento. “Seguo la tua rubrica e vorrei raccontarti la mia storia…”, ha proseguito. Per motivi di privacy, chiameremo questa donna, che ha 25 anni, Sofia. Se abbiamo deciso di rendere pubblica la sua vicenda non è per sbandierare dei fatti personali ai quattro venti, ma perché, spesso, le testimonianze possono aiutare altre persone in situazioni simili o chi rischia di commettere gli stessi errori…

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«Ho conosciuto Luca in piscina. Andavamo a nuotare negli stessi orari. Davvero un bellissimo ragazzo: trent’anni, un fisico scolpito e la battuta sempre pronta. Ha iniziato a stuzzicarmi, poco alla volta. Prima un’allusione, poi un complimento. Dopo un mese passato così, è arrivato l’invito a prendere un caffè, fuori dall’acqua, ovviamente. Premetto che uscivo da una storia difficile: il ragazzo con cui ero stata, fino a sei mesi prima, mi aveva presa in giro, facendomi credere di volere una storia seria con me, quando, in realtà, non era vero. Alla seconda uscita mi ero già convinta che Luca fosse diverso. Gli avevo parlato di Giacomo, il mio ex, e lui aveva dimostrato comprensione. 

Mi aveva detto di avere persino avuto una storia simile alla mia. Era presissimo dalla sua ex, finché una sera ha scoperto che lo tradiva con uno dei suoi migliori amici. Da come ne parlava, si capiva che portava ancora i segni di quella delusione, affrontata un anno prima. Abbiamo passato due serate bellissime insieme, ci siamo aperti molto. Non sembrava affatto il classico cretino che ti dà solo da dire: lui mi ascoltava, mi capiva, si confidava a sua volta. Non pensavo già di sposarmelo, per carità, ma mi attraeva sia mentalmente che fisicamente; ho visto del buono in lui e ho sentito il desiderio di conoscerlo di più. Ammetto che un po’ di paura a legarmi di nuovo ce l’avevo, visto l’esperienza appena vissuta, ma chi vive di paura spesso finisce per non combinare nulla e io volevo dare a questa persona una possibilità. “Non ho tempo da perdere!”, gli ho detto una sera, scherzosa e minacciosa, mentre lui mi guardava negli occhi, in auto. “Voglio una cosa seria, – mi ha rassicurato – il mio sogno, da sempre, è quello di formare una famiglia. Voglio conoscerti davvero…”, mi ha detto, prima di baciarmi. 

Ci trovavamo in auto, era il nostro secondo appuntamento. Per il sesso io volevo aspettare. Non avevo le idee chiarissime su “quanto aspettare”, forse quattro o sei mesi? Di certo una settimana non era sufficiente per compiere un gesto così importante: volevo conoscerlo di più. Quella stessa sera, però, lui mi ha invitato a casa sua. E io, dopo un po’ di tentennamenti, ho accettato. “Non farò sesso”, ho messo le mani avanti. Lui, a quel punto, mi ha detto: “Non dobbiamo per forza farlo, e non lo faremo, se non vuoi, ma spiegami perché no. Io ti piaccio, tu mi piaci…”. “Perché non ti conosco…”. “Un motivo in più per conoscerci meglio”. Difficile spiegare i motivi di una scelta non tanto consapevole, quando ormai non sei più vergine e il ragazzo che hai davanti ti piace davvero molto. Insomma, un bacio tira l’altro, siamo finiti nella sua camera da letto. Ed è successo. O meglio, l’abbiamo fatto succedere. Era stato tutto perfetto, ai miei occhi. Sapevo di aver bruciato le tappe, sapevo che qualcosa non quadrava, ma cercavo di dirmi che in fondo andava bene così: nella mia testa, d’altronde, ormai stavamo insieme. E sono tornata a casa piuttosto serena, anche un po’ euforica, a dire il vero.

Se non fosse che da quel giorno le cose tra noi sono cambiate di colpo… avrei capito, sulla mia pelle, il “perché” di quell’attesa che, forse, razionalmente non sapevo spiegarmi, ma che nel mio cuore, in realtà, sentivo necessaria…».

Continueremo a raccontare la storia di Sofia la prossima volta…




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Cecilia Galatolo

Cecilia Galatolo, nata ad Ancona il 17 aprile 1992, è sposata e madre di due bambini. Collabora con l'editore Mimep Docete. È autrice di vari libri, tra cui "Sei nato originale non vivere da fotocopia" (dedicato al Beato Carlo Acutis). In particolare, si occupa di raccontare attraverso dei romanzi le storie dei santi. L'ultimo è "Amando scoprirai la tua strada", in cui emerge la storia della futura beata Sandra Sabattini. Ricercatrice per il gruppo di ricerca internazionale Family and Media, collabora anche con il settimanale della Diocesi di Jesi, col portale Korazym e Radio Giovani Arcobaleno. Attualmente cura per Punto Famiglia una rubrica sulla sessualità innestata nella vocazione cristiana del matrimonio.

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1 risposta su ““Non volevo fare sesso, ma lo abbiamo fatto succedere. Da quel giorno qualcosa è cambiato””

Scambiare un “sentimento” per qualcosa di serio è una tragedia moderna di tanti giovani. Forse in questa storia era presente solo la tanto decantata attrazione. Un’altra “tragedia” moderna che lascia solo ruderi. Per resistere alle lusinghe occorre rimanere svegli e sveglie. Le donne in questo senso hanno più “potere” degli uomini perché il loro “no” è educativo.

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