Una famiglia su cui contare…

di Monica Vacca

Antonella: “I nostri figli sono grandi ormai, hanno tutti una loro indipendenza. Abbiamo accolto Sara, 17 anni e con lei ci divertiamo a parlare delle uscite del sabato sera o delle esperienze quotidiane che vive.  Ad oggi inizio a vedere serenità nei suoi occhi. Certo, il nostro non è ancora un rapporto da madre-figlia ma, pian piano, facciamo piccoli passi in avanti”.

Ognuno di noi, nel quotidiano, ricorre all’utilizzo delle parole per poter comunicare quanto vive e prova, che si tratti di pensieri, bisogni o emozioni. Parole a cui, spesso, non si riconosce l’effettivo e giusto valore. Ricorre alla mia mente, ad esempio, la parola “opportunità”: tutti ne conoscono il significato ma in pochi, pochissimi, sanno quanto essa può essere determinante nella vita di alcune persone. Viene spontaneo chiedersi, dunque: “Che valore ha un’opportunità?”. 

Una carezza, una parola, una telefonata o, ancora, un semplice gesto possono donare nuovi orizzonti, nuove prospettive di vita a chi, temporaneamente, ne è sprovvisto. Opportunità che Antonella, referente dell’associazione “Progetto Famiglia – Angela Cancellieri” di Benevento, ha donato ad una bellissima ragazza che chiameremo Sara, nome di fantasia. La storia di cui parlerò quest’oggi è una di quelle che, quando la si ascolta, tutto ciò che accade intorno passa in secondo piano. 

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«Eravamo da poco sposati, quindi ti parlo di molti anni fa – inizia così il racconto di Antonella -.  Mi capitò di leggere un articolo nel quale veniva raccontata un’esperienza di vita che mi commosse profondamente. Una testimonianza che raccontava il vivo desiderio di numerosi bambini di voler essere accolti in una famiglia. Quando mio marito tornò da lavoro, gliene parlai. Colsi nei suoi occhi il mio stesso entusiasmo. Tuttavia, di comune accordo, per poter essere preparati al meglio, decidemmo di posticipare l’inizio di questo percorso». 

Il tono della voce di Antonella, a questo punto, sembra cambiare. In modo deciso, mi dice: «L’affido familiare richiede impegno e dedizione. Quando si accoglie un bambino, deve esserci la consapevolezza di dover prendere con sé anche la sua storia». Riprende poi il suo racconto, con lo stesso entusiasmo iniziale: «Dopo tre anni, nel giorno del nostro anniversario, ricevemmo una telefonata dal parroco della parrocchia di cui siam parte: era alla ricerca di una famiglia disposta ad accogliere un bambino. Comunicammo la nostra disponibilità, senza pensarci troppo. Per noi, questo, è stato un chiaro segno. È così che è iniziato il nostro cammino da genitori affidatari». 

Sara ha 17 anni, è una ragazza nel pieno della sua adolescenza con un percorso un po’ travagliato: dopo un periodo iniziale di affido diurno, il giudice ha per lei optato un affidamento “sine die” presso un’altra famiglia di Benevento. Varie vicissitudini, tuttavia, hanno indotto quest’ultima, dopo un po’ di tempo, a non rinnovare la sua disponibilità. 

«È a questo punto che siamo intervenuti io e mio marito – afferma Antonella –  Essendo stati per loro una famiglia di supporto, il cambiamento per Sara non è stato traumatico. Eravamo già in confidenza con lei, la conosciamo da quando aveva solo sette mesi. Ha portato una ventata di freschezza nella nostra casa. I nostri figli sono grandi ormai, hanno tutti una loro indipendenza. Con lei ci divertiamo a parlare delle uscite del sabato sera o delle esperienze quotidiane che vive.  Ad oggi – afferma con una dolcezza che solo una mamma può trasmettere –  inizio a vedere serenità nei suoi occhi. Certo, il nostro non è ancora un rapporto da “madre-figlia” ma, pian piano, facciamo piccoli passi in avanti. Stiamo costruendo una relazione sempre più solida, basata sulla fiducia. L’obiettivo è quello di farle capire che ha una famiglia su cui poter contare, sempre. Stiamo, inoltre, lavorando per il suo futuro. Ne parliamo spesso. Mi auguro che sia come quello dei miei figli, colmo d’amore, serenità e non solo. Spero inoltre che, a poco a poco, possa raggiungere una piena indipendenza».

Sara, Antonella e la sua famiglia sono seguiti e supportati, in ogni modo, dai Servizi Sociali del territorio. Fondamentale, inoltre, è il sostegno che ricevono dall’intera comunità: tutti sono affezionati alla dolce Sara. 

Quest’esperienza di affido familiare che sta permettendo ad una ragazza di vivere serenamente la sua vita, nonostante le varie difficoltà che ha dovuto affrontare. 
Se questa testimonianza ha smosso il tuo interesse verso l’Affido familiare e vuoi saperne di più o se desideri dare la tua disponibilità per donare una chance ad un bambino, chiamaci al numero verde 800.66.15.92 oppure clicca qui.




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