Briciole di Vangelo - Tempo di Pasqua

16 Maggio 2022

L’amore è impegnativo

Dal Vangelo secondo Giovanni (Gv 14,21-26)
In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Chi accoglie i miei comandamenti e li osserva, questi è colui che mi ama. Chi ama me sarà amato dal Padre mio e anch’io lo amerò e mi manifesterò a lui».
Gli disse Giuda, non l’Iscariòta: «Signore, come è accaduto che devi manifestarti a noi, e non al mondo?».
Gli rispose Gesù: «Se uno mi ama, osserverà la mia parola e il Padre mio lo amerà e noi verremo a lui e prenderemo dimora presso di lui. Chi non mi ama, non osserva le mie parole; e la parola che voi ascoltate non è mia, ma del Padre che mi ha mandato.
Vi ho detto queste cose mentre sono ancora presso di voi. Ma il Paràclito, lo Spirito Santo che il Padre manderà nel mio nome, lui v’insegnerà ogni cosa e vi ricorderà tutto ciò che io vi ho detto».

Il commento

Chi accoglie i miei comandamenti e li osserva, questi è colui che mi ama” (14,21). Il Vangelo che oggi meditiamo rilegge tutta l’esperienza di fede nel solco dell’amore. Tutto a partire dall’amore e tutto nel solco dell’amore. È una parola bellissima che tutti vorremmo sentire. È certamente una bella notizia ma è anche impegnativa, nel senso etimologico: dare un pegno, dare un acconto, una garanzia che dia sicurezza. L’amore, infatti, non può restare un vago sentimento ma è un legame che comporta obblighi precisi. Non possiamo dire di amare qualcuno se non siamo disposti a fare quel che è necessario per dare all’altro ciò di cui ha bisogno. Se non siamo disposti a soffrire con e per l’altro. E qualche volta anche a causa dell’altro. Tutto questo è chiaro e tuttavia… facciamo fatica a comprendere l’intrinseco legame tra amore e comandamenti. Nella cultura contemporanea l’amore è l’espressione della libertà, anzi il trionfo della libertà. I comandamenti, al contrario, sono la manifestazione dei limiti imposti dall’autorità, sono percepiti come un divieto che ingabbia la libertà e impedisce di vivere quello che il cuore desidera.

Gesù invece annuncia che solo chi accoglie e osserva i suoi comandamenti, può entrare nell’amore. Proviamo a spiegare questi due verbi. Accogliere [échō] significa possedere, tenere nella mano, fa pensare a qualcosa che appartiene al nostro patrimonio interiore. I comandamenti non sono regole esterne che obbligano a fare qualcosa che non sempre desideriamo ma sono parte integrante del nostro vivere, appartengono a quella realtà più profonda che noi chiamiamo anima. È vero, spesso sembrano in contrasto con i bisogni più istintivi ma sono l’espressione di quei desideri che Dio ha scritto nella nostra anima. I comandamenti dunque ci conducono alla realtà più profonda di noi stessi. Il secondo verbo [tēréō] significa anche custodire o proteggere, fa pensare alla cura riservata alle persone più care. Oggi chiediamo la grazia di camminare con decisione nella via dei comandamenti per ricevere e donare quell’amore che viene da Dio.



Briciole di Vangelo

di don Silvio Longobardi

s.longobardi@puntofamiglia.net

“Tutti da Te aspettano che tu dia loro il cibo in tempo opportuno”, dice il salmista. Il buon Dio non fa mancare il pane ai suoi figli. La Parola accompagna e sostiene il cammino della Chiesa, dona luce e forza a coloro che cercano la verità, indica la via della fedeltà. Ogni giorno risuona questa Parola. Ho voluto raccogliere qualche briciola di questo banchetto che rallegra il cuore per condividere con i fratelli la gioia della fede e la speranza del Vangelo.


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Silvio Longobardi

Silvio Longobardi, presbitero della Diocesi di Nocera Inferiore-Sarno, è l’ispiratore del movimento ecclesiale Fraternità di Emmaus. Esperto di pastorale familiare, da più di trent’anni accompagna coppie di sposi a vivere in pienezza la loro vocazione. Autore di numerose pubblicazioni di spiritualità coniugale, cura per il magazine Punto Famiglia la rubrica “Corrispondenza familiare”.

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