Affetto da SMA: nonostante gli occhi azzurri, nessuno voleva adottarlo

affido familiare

di Monica Vacca

Basta poco per cambiare la vita di una persona. Oggi vi racconto la storia di Giovanni e della famiglia che lo ha accolto: “Biondo e con gli occhi azzurri, un bambino bellissimo. Ogni famiglia che aveva modo di conoscerlo desiderava adottarlo. Tuttavia, appena venivano a conoscenza della sua malattia, facevano un passo indietro”.

In psicologia, quando si parla di “Resilienza”, si fa riferimento alla capacità di affrontare con positività le varie difficoltà che si presentano durante il lungo cammino della vita, evitando che queste possano in qualche modo condizionare lo sviluppo della propria identità. Se dovessi pensare ad una persona più che mai resiliente, ricorrerebbe alla mia mente Giovanni, nome di fantasia, un ragazzo di 21 anni di origini russe. Quest’oggi vi racconterò non solo la sua storia, ma anche di come questa sia cambiata grazie all’affiancamento di Marilena e della sua splendida famiglia.  

Giovanni è giunto in Italia alla tenera età di quattro anni, con le sue sorelline. I genitori, avendo un problema di alcolismo, non erano in grado di assicurare loro le giuste cure per una sana crescita, ragion per cui ne fu dichiarato lo stato di adottabilità. 

«I tre fratelli – mi racconta Marilena – furono adottati da una giovane coppia ma, ahimè, il percorso non andò a buon fine. I bambini fecero fatica ad adattarsi alle regole della famiglia. Ricordo, in particolare, un episodio che mi fu raccontato in merito». Lo sguardo di Marilena, a questo punto, commosso, inizia a chinarsi verso il basso. Prosegue dicendo: «Nascondevano il cibo che veniva loro dato sotto al letto. Quanto avranno sofferto per arrivare a compiere gesti del genere? È impossibile da immaginare».

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In seguito a quest’esperienza, i tre fratelli sono stati accolti in una piccola struttura situata in Molise. Le sorelline, dopo un po’ di tempo, hanno avuto la fortuna di conoscere due famiglie che hanno provveduto alla loro adozione. Giovanni, così, ha continuato la sua permanenza in struttura da solo. 

«Biondo e con gli occhi azzurri, un bambino bellissimo. Ogni famiglia che aveva modo di conoscerlo – mi racconta Marilena – desiderava adottarlo. Tuttavia, appena venivano a conoscenza della sua malattia, effettuavano un passo indietro: all’età di undici anni, è stata lui diagnosticata la SMA. I medici dissero che, molto probabilmente, a diciotto anni sarebbe restato su una sedia a rotelle. La sua resilienza – continua Marilena, con gli occhi fieri – ha fatto sì che, ad oggi, all’età di ventuno anni, Giovanni cammini. Certo, con qualche difficoltà, ma si regge sulle sue gambe».

«Il nostro rapporto – prosegue – è nato all’interno del progetto “Bond Building for Teens” nel territorio di Isernia, organizzando attività di socializzazione per questi ragazzi. Nel corso di questi incontri è diventato palese il suo bisogno di creare un legame solido. Ha iniziato a scrivermi su WhatsApp e da lì è iniziato tutto, in modo molto spontaneo, anche perché è molto socievole».

Quest’esperienza di affiancamento familiare sta colmando il desiderio di questo ragazzo di avere un punto di riferimento nella sua vita, qualcuno su cui poter contare. 

«Ammetto che, inizialmente, non tutti i membri della mia famiglia hanno condiviso con gioia questa scelta ma, col tempo, questa consapevolezza sta maturando. C’è una divergenza comportamentale – continua a raccontarmi Marilena – che stiamo cercando di comprendere e interiorizzare per poter trovare un compromesso. Neanche per lui è semplice abituarsi al nostro modo di vivere, non ha mai avuto qualcuno che gli insegnasse come doversi comportare». 

Un enorme sorriso, poi, prende forma sul suo viso e afferma: «Il nostro rapporto è ben definito. Giovanni riconferma quasi ogni giorno la nostra relazione. Con i suoi gesti, dimostra di tenere a noi. Mi parla di ogni sua esperienza o problema. Spero che possa realizzare il suo sogno, ovvero crearsi una famiglia. Spesso – continua ridendo – dice che vuole che io diventi nonna. Avverto il suo bisogno di esser “preso per mano”, di condividere alcuni momenti quotidiani. Rifarei questa scelta altre mille volte, è un arricchimento familiare e personale. Fare del bene, fa bene; sapere di far del bene ad una persona, con così poco, è gratificante. Mi sento una persona migliore. Quelle attività ludiche hanno concesso noi, man mano, la possibilità di poter instaurare una relazione, di essere predisposti a questa. Tali stimoli, inevitabilmente, ci hanno fatto affezionare».

Il vissuto di questi ragazzi non lascia indifferenti. Vivono lontani da casa, senza l’affetto che una famiglia può loro donare. L’affiancamento familiare è un’esperienza che tutti possono vivere, un impegno “light”. Un piatto in più a cena, una passeggiata, un aperitivo al bar, un messaggio, possono migliorare la giornata di tanti ragazzi. 

Se questa testimonianza ha smosso il tuo interesse verso l’ Affiancamento Familiare e vuoi saperne di più o se desideri dare la tua disponibilità per donare un pomeriggio a settimana ad un ragazzo, chiamaci al numero verde 800.66.15.92 oppure clicca qui.




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