19 Maggio 2022

Abby: non voglio essere madre

Nell’era dell’autodeterminazione comprendiamo noi adulti cosa stiamo facendo? Stiamo rovinando i giovani, i nostri figli. Ed è tempo che ci poniamo delle serie domande. Abby Ramsay ha 25 anni, potrebbe essere mia figlia, e desidera dall’età di 16 anni – dunque in piena adolescenza considerando che oggi quest’età si è estesa a mio avviso – di vivere la sua vita senza il rischio di diventare madre.  Così ha deciso che la sterilizzazione sarebbe stata la scelta migliore per lei.

Pochi anni dopo ha cominciato a cercare un medico disposto a realizzare il suo desiderio, ma non è stato facile. Alla fine, a 25 anni Abby è riuscita nel suo intento documentando il suo percorso sui social ponendosi come un modello da imitare nel caso qualcuno non avesse pensato all’opportunità di farsi sterilizzare come fanno tanti alle loro cagne per non avere problemi di riproduzione.

Il 4 febbraio questa giovane figlia è stata sottoposta a un intervento chirurgico combinato: la salpingectomia bilaterale (la rimozione di entrambe le tube di Falloppio, che rende impossibile il passaggio dell’ovocita dalle ovaie all’utero) e l’ablazione endometriale (la rimozione chirurgica dell’endometrio, il rivestimento dell’utero, responsabile del flusso mestruale). In poche parole, è stata menomata. Lei dice che combinare entrambi gli interventi era l’opzione più vantaggiosa: non solo le avrebbe consentito di scongiurare ogni possibilità di rimanere incinta, ma le avrebbe anche dato sollievo dai suoi cicli mestruali.

Ma la frase che mi ha davvero inquietato del suo racconto è stata: «C’erano volte in cui tornavo a casa piangendo. Era frustrante. Il mio dolore, i miei desideri, i miei obiettivi e la mia vita erano sacrificati per un bambino che non esisteva nemmeno. Una ipotetica persona aveva più controllo sul mio futuro rispetto a quanto ne avessi io». È una dichiarazione di una tristezza sconcertante. Immagino già le furiose reazioni di femministe convinte rispetto alla mia tristezza. Ma qui come al solito si gioca tutto sulle emozioni e sulle sensazioni. “Non mi sento in grado di diventare madre”, “non voglio che un figlio mi limiti nella mia libertà”, “Non voglio che l’ipotetico rischio di rimanere incinta dopo un rapporto sessuale mi limiti nella mia vita sessuale (che a questo punto sarebbe limitata al solo piacere aggiungo io)”.

Ci rendiamo conto che permettendo a questa ragazza di realizzare “il suo sogno” noi l’abbiamo distrutta per sempre? La realizzazione piena di una donna è nell’esprimere completamente la sua femminilità. E la femminilità si declina nell’amare, nel donarsi, nell’essere madre che non significa solo nel senso biologico, si intende, ma non può essere esclusa la maternità! Accontentando i suoi capricci noi l’abbiamo condannata all’infelicità.

Chiaramente il medico che l’ha operata è un uomo. Sentite il racconto che ne fa una collega su Vanity Fair: “Finalmente, Abby ha incontrato un medico che ha accettato di operarla. Non le ha sottoposto, come avevano fatto gli altri, una infinita serie di domande: dopo un colloquio di cinque minuti, le ha presentato le opzioni che avrebbero potuto fare al caso suo. E ha esaudito il suo desiderio”. Un colloquio di cinque minuti per segnare per sempre la vita di una ragazza di 25 anni? Veramente ci sentiamo di essere onnipotenti e che la scienza piegata al denaro possa risolvere e realizzare tutti i desideri dell’uomo? Vuoi morire, prego. Vuoi un figlio biondo, prego. Vuoi un solo figlio invece che due gemelli, prego. Vuoi essere sterilizzata come i cani, prego.

Siamo nell’era in cui i desideri vengono prima delle persone. Ad Abby direi da madre oggi dopo la sua scelta: “Spero che il tuo cuore possa scoprire presto dove è la fonte della felicità. Che tu possa capire che l’amore vero consiste nel donarsi, nel permettere di essere consumata anche nel corpo da un amore più grande e immenso. Spero che tu scopra che la maternità è la più grande esperienza che una donna può vivere. E anche tu non ne sei esclusa. Anche se biologicamente non potrai più essere madre, ti auguro di trovare il modo per esserlo. Solo così sarai davvero libera”.


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Giovanna Abbagnara

Giovanna Abbagnara, è sposata con Gerardo dal 1999 e ha un figlio, Luca. Giornalista e scrittrice, dal 2008 è direttore responsabile di Punto Famiglia, rivista di tematiche familiari. Con Editrice Punto Famiglia ha pubblicato: Il mio Giubileo della Misericordia. (2016), Benvenuti a Casa Martin (2017), Abbiamo visto la Mamma del Cielo (2016), Il mio presepe in famiglia (2017), #Trova la perla preziosa (2018), Vivere la Prima Eucaristia in famiglia (2018), La Prima Comunione di nostro figlio (2018), Voi siete l'adesso di Dio (2019), Ai piedi del suo Amore (2020), Le avventure di Emanuele e del suo amico Gesù (2020), In vacanza con Dio (2022).

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