“Sono incinta. Non voglio cure che mettano a repentaglio il bambino”

Oggi vorrei raccontarvi la storia di Fabiana (nome di fantasia). Mi ha insegnato che si può essere uniti ad un Dio che è Amore, anche senza saperlo.

«Non chiunque mi dice: “Signore, Signore”, entrerà nel regno dei cieli, ma colui che fa la volontà del Padre mio che è nei cieli» (Mt 7,21). Quando era in vita, spesso, mia madre diceva: “Non siamo cristiani se ci definiamo tali, ma se viviamo come tali. Non si segue Dio a parole, ma nei fatti!”. Questo suo richiamare alla coerenza tra professione di fede e vita mi è sempre rimasto impresso. Essere coerenti fino in fondo non è semplice, forse in questa vita non è nemmeno possibile (siamo tutti peccatori!), però, in effetti, cristiano – seppur coi naturali limiti – è chi ama, non chi mette su di sé un’etichetta. 

Oggi vorrei raccontarvi la storia di Fabiana (nome di fantasia, ma ragazza reale) che mi ha insegnato cosa significa che “Lo spirito soffia dove vuole” (Gv 3-7,15) e che si può essere uniti ad un Dio che è Amore, anche senza saperlo… Fabiana proviene da una famiglia atea: non è stata neppure battezzata e non ha mai preso parte alle lezioni di religione o di catechismo. Ha vissuto sempre come se Dio non ci fosse.

I genitori, due persone oneste, sincere, dedite al lavoro e alla famiglia, hanno però cercato di “trasmetterle dei sani principi”. A soli 26 anni Fabiana decide di sposarsi con un ragazzo che, come lei, sogna una famiglia più di qualsiasi altra cosa. Non frequentano la chiesa, non vanno a messa, ma agli occhi di molti sono due ragazzi “d’altri tempi”: fanno sacrifici per pagare il mutuo, non sperperano soldi in serate da sballo, sono contro l’uso di sostanze e se sentono parlare di tradimenti nelle coppie dei loro amici cercano di richiamare al rispetto e alla sincerità nei rapporti. 

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Poco dopo il matrimonio arriva Mattia: la gioia più grande! La coppia aspetta che lei si sistemi con il lavoro per dare a Mattia un fratellino o una sorellina. Finché, un giorno, ecco la bella sorpresa: Fabiana aspetta un altro bimbo! È un pomeriggio d’estate come tanti altri, quando la ragazza, che si trova in un supermercato con il figlio ormai di cinque anni, avverte un forte dolore alla gamba, che la paralizza. Passano pochi minuti, nei quali spera che passi tutto (“Magari è stato solo un crampo…”), e invece molto presto non riesce più a muovere la gamba sinistra, che, nel frattempo, è diventata viola. Chiede aiuto, lascia la spesa, si siede per terra. Il personale del negozio chiama subito i soccorsi, mentre lei avverte il marito. Arrivano in ospedale. La diagnosi avviene molto rapidamente: si tratta di una trombosi. I medici riescono a tamponare prima che avvengano danni irreversibili. La situazione è sotto controllo. Fabiana è fuori pericolo, per il momento, ma dovrà iniziare delle cure.

“Sono incinta, al terzo mese…– mette subito in chiaro – Non voglio fare cure che compromettano la vita del bambino”.

Qualcuno prova a “farla ragionare”, dicendole che ha un altro figlio a cui pensare, ma Fabiana non sente ragioni: “Non sto facendo un torto a Mattia: avrei protetto anche lui, se fosse successo cinque anni fa… Farò tutto quello che posso, ve lo giuro, ma nella mia condizione di donna in gravidanza.”

Seguono mesi molto difficili: nel suo caso è impossibile fare accertamenti in profondità e prendere farmaci che non mettano a rischio la vita del piccolo. Non potendo prendere medicinali – letali per il feto – è costretta a fare dosi massicce di eparina per tenere sotto controllo il trombo, molto esteso.

Si trova spesso ricoverata, lontana dal primogenito che, per le misure anti-covid, non può passare molto tempo con la mamma in ospedale. “I medici mi hanno detto che sarei potuta morire da un momento all’altro. Magari di notte, senza accorgermi di nulla. Ho avuto paura, molta… – racconta – Ma temevo più per mio marito, che si sarebbe trovato vedovo con un bambino di cinque anni, che non per me. Temevo per mio figlio, che sarebbe dovuto crescere senza la mamma, e poi temevo per questa creaturina, che non avrebbe mai visto il sole, il mare, non avrebbe mai conosciuto il papà, il fratellino, i nonni… Se ho tenuto duro, se ho pregato ogni giorno un dio nel quale neppure credevo di tenermi in vita è solo perché sapevo che non potevo lasciarmi andare… per loro!”

Molte persone hanno pregato per Fabiana: un’intera comunità ha fatto veglie di preghiere per lei, dato che alcuni loro parenti sono molto inseriti in una parrocchia.

Dopo mesi veramente duri, finalmente arriva il momento del parto, che va molto meglio delle aspettative. “Mi avevano detto che se il travaglio fosse stato lungo sarebbe potuto essere rischioso, invece Manuel è nato in un’ora! Quasi non ho fatto in tempo ad arrivare in ospedale – racconta ancora incredula – Non so se adesso credo in Dio oppure no, ma ho sentito tutte le vostre preghiere! Mi hanno sostenuta…”, ha detto un giorno ad una persona di quella parrocchia, per ringraziare della vicinanza.  Il calvario di Fabiana non è finito: la trombosi non è scomparsa con il parto, la aspetta una vita fatta di medicine e controlli serrati, ma probabilmente potrà convivere con la malattia. Una cosa è certa: non ha nessun rimpianto. Perché ora tra le braccia stringe entrambi i suoi gioielli.




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Cecilia Galatolo

Cecilia Galatolo, nata ad Ancona il 17 aprile 1992, è sposata e madre di due bambini. Collabora con l'editore Mimep Docete. È autrice di vari libri, tra cui "Sei nato originale non vivere da fotocopia" (dedicato al Beato Carlo Acutis). In particolare, si occupa di raccontare attraverso dei romanzi le storie dei santi. L'ultimo è "Amando scoprirai la tua strada", in cui emerge la storia della futura beata Sandra Sabattini. Ricercatrice per il gruppo di ricerca internazionale Family and Media, collabora anche con il settimanale della Diocesi di Jesi, col portale Korazym e Radio Giovani Arcobaleno. Attualmente cura per Punto Famiglia una rubrica sulla sessualità innestata nella vocazione cristiana del matrimonio.

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